di Lorenzo Ercoli - 16 maggio 2020

Paolo Lorenzi, due ore da favola al Foro contro il re della terra

Paolo Lorenzi racconta il match contro Rafael Nadal agli Internazionali d'Italia 2011

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Foto Ray Giubilo

Contro Nadal la gente mi guardava come fossi una vittima sacrificale, io però ero abbastanza tranquillo”. A parlare è Paolo Lorenzi, il ricordo è quello del Centrale agli Internazionali d’Italia 2011; anno in cui il toscano sfiorò l’impresa contro il re della terra rossa, al tempo già cinque volte campione al Foro Italico. Il viaggio di Paolo in quel torneo però partì dalle qualificazioni, con un match tutt'altro che semplice: Al primo turno di qualificazioni giocai contro Andujar, al via come prima testa di serie. Ebbi la meglio in due set, ma nel secondo rimontai uno svantaggio di 5-1. Al secondo turno vinsi per ritiro contro Naso, si fece male alla caviglia per prendere una smorzata”.

Arriva così il giorno del debutto nel tabellone principale, la seconda volta in carriera per Lorenzi nella capitale; l’anno prima superò Montanes e perse da Robin Soderling, poi finalista al Roland Garros. Sorteggio poco benevolo per l’azzurro che parte subito con Thomaz Bellucci: “Lui era 22 del mondo ed era reduce dalla semifinale nel Masters 1000 di Madrid - ricorda Paolo - Giocammo sul Grandstand, al tempo si poteva accedere con il biglietto del ground e ricordo che nel tie-break del primo set lo stadio era stracolmo. C’era un putiferio, con gente che non riusciva ad entrare; tra l’altro essendo un campo un po’ più piccolo hai la sensazione di avere i tifosi accanto”. Questa situazione naturalmente aiutò il tennista italiano: In quel momento mi accorsi che il bello di Roma è il pubblico. Io magari penso al pubblico del calcio che in Italia è molto critico con chi tifa, io non sono esente. Al Foro invece è come in Davis, ricevi tifo e sostegno anche quando sei in difficoltà. Bellucci è uscito frastornato”. Le parole di Lorenzi che con il parziale di 7-6 6-3, supera lo scoglio del primo turno e si regala un match con Nadal.

Foto Ray Giubilo

Della mattina prima del match con il brasiliano, Paolo tira fuori un simpatico aneddoto: Andai a fare colazione con il mio allenatore e poi andammo in camera, lui aveva la borsa preparata sul letto, diciamo che non mi aveva dato fiducia - racconta ridendo Lorenzi - In realtà era normale perché quel giorno da Livorno veniva il bus del circolo dove ci allenavamo, quindi in caso di sconfitta sarebbe tornato con loro. Io nel dubbio gli dissi di fare lo stesso prima della sfida con Nadal”.

Paolo torna così all’ingresso sul Centrale: “Aver giocato tre partite mi aveva aiutato. Poi al tempo non avevo neanche un grandissimo ranking (148 ATP ndr) quindi era la prima volta che giocavo con uno così forte - racconta - Ero in casa a Roma, non avevo nulla da perdere, poi non mi sarei aspettato di fare la partita della vita, almeno nei primi due set”. Con il senno di poi per l’italiano essere al primo scontro diretto con Rafa aiutò: “Preparai la partita, ma non ero preoccupato del punteggio. Quando andai sotto di un break nel primo non mi scomposi. Ero sul centrale di Roma dove sognavo di giocare, con il pubblico italiano che faceva il tifo: volevo solo non finisse mai. Chi c’era dall’altra parte della rete non era un problema”. Nadal risolve il match in 2 ore e 37 minuti con il punteggio di 6-7 6-4 6-0 dopo aver rischiato l'eliminazione prematura. Questo incontro oltre ad essere un bel ricordo ha permesso a Lorenzi di imparare due lezioni: “Nel terzo set lui dopo aver rischiato di perdere il match alzò il livello ed io logicamente non avevo l’intensità per stargli dietro. Però quella partita mi diede due lezioni. Mi fece capire che potevo giocarmela con chi stava in alto, ma allo stesso tempo realizzai che aver battuto Bellucci non rendeva scontato vincere con chi aveva la mia classifica. Quest'ultima cosa mi è servita più avanti".

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