Mamma Angeliki si sbagliava. Maria la supererà.

La storia della 22enne greca Maria Sakkari, grande protagonista a Wuhan. Mamma Angeliki Kannellopoulou, top-50 a fine Anni '80, aveva provato a tenerla all’oscuro del suo passato da giocatrice, perché pensava che il tennis non rappresentasse un buon futuro, data l'assenza di garanzie. Ma Maria ha scoperto la racchetta da sola, le ha dimostrato che aveva torto ed è pronta a migliorarne il best ranking.
Nel mondo dello sport sembra una legge: 99 volte su 100, i figli degli atleti provano a ricalcarne le orme. È un passaggio automatico: qualcuno viene spronato dagli stessi genitori, mentre altri prima o poi ci cascano da soli, visto che è impossibile non imbattersi nello sport praticato da mamma o papà, a maggior ragione se si tratta di professionisti. Ma qualche eccezione c’è sempre, e ci sono degli esempi anche nel mondo del tennis. Per esempio, il figlio di Yannich Noah gioca nell’NBA per i New York Knicks, mentre Sergei Bubka, arrivato vicino ai top-100 qualche anno fa, è figlio di una delle leggende dell’atletica, ma all’asta ha preferito la racchetta sin da piccolissimo. Un obiettivo, quello di indirizzare la figlia verso altri sport, che aveva anche la greca Angeliki Kannellopoulou, numero 43 della classifica WTA nel 1987. Chi è? La madre di Maria Sakkari, la grande protagonista del Dongfeng Motor Wuhan Open, dove ha raggiunto la sua prima semifinale WTA. La storia ha detto che sarebbe diventata una tennista anche lei, e anche che potrà presto provare a superare i risultati di mamma, ma l’inizio è stato ben diverso rispetto a tante altre colleghe, visto che l’obiettivo della madre era di tenerla alla larga dalla racchetta. Dopo averla provata sulla propria pelle, Angeliki e il padre-coach (nonno della Sakkari) hanno pensato che la vita della tennista non rappresentasse un buon futuro, data la necessità di dedicarsi al 100% allo sport, con l’obbligo di viaggiare in continuazione e, più in generale, la quasi totale assenza di garanzie, economiche in primis. Così, hanno fatto il possibile per indirizzarla verso altri sport.
VOLEVANO TENERLA ALL’OSCURO DI TUTTO
Difficile dire quanto ci sia di vero e quanto la storia sia stata un po’ aggiustata per ingolosire i media, ma la leggenda narra che hanno provato addirittura a tenerla all’oscuro del passato della madre: niente racchettina già nella culla, niente prime lezioni nel salotto di casa, niente. Le hanno fatto provare il karate, poi la danza classica, ma i tentativi non hanno funzionato e il vero amore verso uno sport è sbocciato quando a 5 anni Maria ha messo per la prima volta piede in un campo da... tennis. I geni non mentono, così si è visto subito che ci sapeva fare, la passione è lievitata in fretta e il vaso di Pandora si è scoperchiato. Il resto è storia comune a tante altre “pro”: sono arrivati i primi tornei, poi la scelta di provarci sul serio, e nel 2013 anche il trasferimento a Barcellona, per allenarsi con German Puentes alla Portas-Puentes Tennis Academy. Dalla sua "cura" Maria ha ereditato un tennis spagnoleggiante, col diritto carico e il rovescio più penetrante, che le è servito per mettere piede fra le prime 100 del mondo, ma negli ultimi dodici mesi la situazione era rimasta praticamente invariata, così dallo scorso agosto ha dato un taglio al passato e cambiato tutto. Fuori Puentes, dentro addirittura un ex campione Slam quale Thomas Johansson, che nelle ultime due stagioni aveva lavorato sia con Borna Coric sia con David Goffin. Una scelta sinonimo di grandi ambizioni, che ha pagato subito. A New York è arrivata al terzo turno, e tre settimane dopo eccola in semifinale in un Premier Five, con 6 vittorie in 7 giorni. Ha superato le qualificazioni senza difficoltà e poi è andata sempre in crescendo, battendo anche Putintseva, Wozniacki, Vesnina e Cornet, sconfitta 7-6 7-5 al termine di un duello fisico e nervoso, vinto di testa nelle fasi calde. È stata spesso costretta a rincorrere, ma nel finale ne aveva di più lei, attesa ora da un duello possibile contro Caroline Garcia.
MARIA HA MESSO LA FRECCIA
In sei partite la 22enne di Atene ha raccolto la bellezza di 380 punti, migliorando il best ranking di trenta posizioni esatte: dal numero 80 alla top-50, che potrebbe negargli solo un gran risultato di Alexandra Krunic a Tashkent. In ogni caso, 50 o 51 fa poca differenza, ciò che conta è essere diventata la terza tennista greca più forte della storia, dietro a mamma e a Eleni Daniilidou, numero 14 del mondo nel 2003. A 35 anni la Daniilidou continua a provarci, col sogno dichiarato di tornare grande (nel corso dell’estate è transitata anche dall’Italia), ma è numero 1.188 WTA e fatica a vincere qualche partita nei tornei ITF. Tradotto: il suo tempo è scaduto. Quello della Sakkari, invece, è iniziato un po’ per caso a Wuhan, senza un vero motivo. Nel circuito maggiore aveva giocato solo due quarti di finale, e la scorsa settimana a Guangzhou aveva raccolto tre game all'esordio contro Ipek Solyu, turca fuori dalle prime 150 del mondo. Ma il tennis è così, a volta basta poco per cambiare una stagione. Il bello viene adesso, con una dimensione tutta nuova da scoprire, aiutata dalla capacità di giocare bene nei tornei importanti, dove ogni vittoria pesa molto di più. Wuhan è l’ultimo esempio, ma nel 2017 la Sakkari ha raggiunto il terzo turno a Melbourne, Wimbledon e New York, vincendo complessivamente sei partite, più di alcune top-20. Una qualità che non si compra, perfetta per dimostrare che a volte una bambina di 5 anni sa scegliere il proprio destino meglio dei suoi genitori. Il tennis era un buon futuro, non ci sono più dubbi. Ora le restano da scalare (almeno) altri otto gradini...
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