Redazione
- 08 July 2020

Alto Adige: tra i luoghi di Sinner e Seppi per rigenerarsi nel suggestivo scenario delle Dolomiti

Una vacanza tra le splendide vette dolomitiche, culla di due dei nostri migliori giocatori, per riossigenarsi, mantenersi in forma con gli oltre 16.000 chilometri di sentieri attrezzati e, naturalmente, gustare l'ottimo cibo e il vino delle cantine locali

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Valli ampie e verdeggianti che raccontano un territorio nel quale la natura è ricca e prospera. Le malghe sugli altipiani che si stagliano su panorami unici, svelando il volto di una montagna che mescola modernità a tradizione antica ed estremo rispetto per l’ambiente. Sullo sfondo i picchi e i torrioni di roccia che si colorano al sole del primo mattino e al tramonto, regalando l’immagine di un territorio magico e celebrato nel mondo. Il modo migliore per vivere a pieno l’Alto Adige è quello di farlo camminando. L’escursionismo rappresenta la specialità sportiva più diffusa e praticata in tutta la provincia, perché consente di vivere ogni angolo e ogni scorcio del territorio, sia esso un sentiero collinare tra i vigneti, i boschi e i meleti; una via di media montagna capace di regalare esperienze di trekking emozionanti e della durata anche di più giorni; o ancora una impegnativa via alpinistica nella quale il cammino rappresenta la fase di avvicinamento ad una delle pareti più celebri e celebrate della storia dell’alpinismo. Insomma, a ognuno il suo sentiero. Per ognuno la possibilità di vivere l’Alto Adige... camminando.

Il territorio conta oltre 16.000 chilometri di sentieri minuziosamente segnati che si estendono con lunghezze, altitudini e difficoltà differenti attraverso il variegato paesaggio altoatesino, con itinerari a tema, tour di più giornate e delle alte vie dolomitiche.

La più importante è l’Alta Via Europa 2: parte da Innsbruck, in Austria, per concludersi a Feltre, in Veneto, ma ha il cuore in Alto Adige. Un itinerario diviso in 22 tappe per circa 340 chilometri, e un dislivello totale di 11.000 metri, che attraversa la regione a partire dal Brennero, per proseguire verso Bressanone e la sua cima Plose, e da lì puntare verso le Odle e il Sella.

Per i grandi camminatori che prediligono dislivelli più docili, l’Alto Adige ospita un tratto del Cammino di Santiago (o di San Giacomo) da Prato alla Drava in Alta Val Pusteria fino al Passo del Brennero, e una parte del Sentiero Europeo E5. Una delle caratteristiche più invitanti dei sentieri altoatesini è la costante presenza di malghe e rifugi con ambienti che vanno dal tradizionale al moderno, ma offrono tutti l’indispensabile per rifocillarsi, ma anche tanta buona cucina con prodotti tipici della tradizione locale.

Per informazioni: suedtirol.info/montagna

Il nettare degli Dei

C’è chi dice che un buon bicchiere di vino non fa mai male… e chi, ligio alle regole ferree della medicina sportiva, non si lascia tentare da un calice nemmeno se si tratta di un vino pregiato e pluripremiato.

Eppure è praticamente impossibile soggiornare in Alto Adige senza lasciarsi tentare da uno dei suoi grandissimi vini. Perché qui il “nettare degli Dei” è nel suo regno. Chiunque abbia attraversato il territorio in sella a una bicicletta, oppure lo abbia ammirato dall’alto di uno dei sentieri più panoramici, non ha faticato certo a rendersi conto che i filari dei vigneti, che siano a spalliera o a pergola, formano di fatto la sua spina dorsale. Sebbene le vigne rappresentino solamente lo 0,7 per cento della produzione nazionale, la loro collocazione è concentrata per oltre l’80 per cento nel fondovalle, nell’area che più di tutte risente di un inimitabile connubio tra clima alpino e mediterraneo, e che costituisce una perfetta via del vino.

Vino, cucina, cultura e sport si incrociano lungo la “Strada del Vino”, che si estende per quasi 150 chilometri e rappresenta una meta turistica a se stante. Una delle strade ciclabili più affascinanti e semplici da pedalare, che regala scorci, storie e curiosità ad ogni chilometro. L’abbiamo percorsa in bicicletta partendo da Cortaccia, attraversando l’area del lago di Caldaro, densa di cantine e impregnata di storia, luogo significativo anche per gli appassionati di tennis dato che per decenni è stata la base operativa di coach Sartori e di Andreas Seppi, che proprio a Caldaro, dove la famiglia risiede, si divertiva a produrre vino per gli amici.

Altra storia riguarda la tenuta Tiefenbrunner Castel Turmhof a Niclara. In un castello di stile medioevale perfettamente conservato, la famiglia Tiefenbrunner cura la vinificazione di alcune delle bottiglie più pregiate e titolate della regione. La sua cantina incastonata nella pietra rappresenta un salto indietro nella storia. I suoi metodi di produzione, che ad esempio sfruttano l’acqua di un torrente e di una cascata per produrre energia elettrica, sono un perfetto equilibrio di sostenibilità ambientale. Non a caso qui nasce il celebre Müller Thurgau doc “Feldmarschall von Fenner”, coltivato a oltre mille metri di altitudine.

La ciclabile che porta a Bolzano è una tentazione continua. Qui la vinificazione è una vera arte, come dimostrano le innumerevoli cantine pluripremiate. L’Alto Adige vanta una produzione piuttosto piccola ma di elevatissima qualità. Una tradizione che dal 2007 ha trovato forza nella costituzione del Consorzio Vini Alto Adige che riunisce tutti i vignaioli e che ne guida la crescita, la spinta verso una filosofia sempre più sostenibile e naturale, e la promozione nel mondo. Uno splendido esempio di quanto il vino in Alto Adige sappia essere al tempo stesso industria virtuosa e realtà attenta al territorio, lo abbiamo incontrato nel cuore di Bolzano nella nuovissima sede della Cantina Bolzano, nel quartiere di San Maurizio. Architettura modernissima, per un format assolutamente geniale e “clima sostenibile”. Si pensi che la cantina è quasi completamente ricoperta di terre coltivate a vigneti sperimentali. Il cuore però è piuttosto antico. Lo si intuisce dalle etichette dei vini, che raccontano la tradizione delle cantine di Gries e di Santa Maddalena che vantano una storia centenaria e che qui si sono riunite per scrivere un nuovo capitolo. Su per la Valle Isarco, lungo una ciclabile in leggera salita, si giunge infine a Bressanone e alla vicina Abbazia di Novacella. Convento millenario, che al suo interno cela una biblioteca storica di rara bellezza, ma anche un produzione vitivinicola di assoluta eccellenza che dà vita al rinomato Sylvaner.

Per informazioni: vinialtoadige.com

5 vette per ammirare le Dolomiti

Il nome “Big Five” è tutto un programma. Per i veri amanti dell’escursionismo di media e alta montagna, le Big Five dell’Alto Adige rappresentano una meta da non perdere. Cinque vette tra le più belle e panoramiche di tutta la zona. Tutte raccolte in un’area, quella di Rio Pusteria, che le rende facilmente raggiungibili per organizzare ogni giorno un’escursione differente. Si tratta di giri alla portata di tutti gli amanti del trekking, anche se alcune presentano profili tecnici leggermente più elevati e salite più lunghe per raggiungere cime che superano i tremila metri. Queste cinque montagne formano una sorta di circolo. Praticamente, raggiungendo una qualsiasi delle vette in una giornata di cielo terso, è possibile non soltanto ammirare tutte le altre Big Five, ma anche godere di un ampio panorama su tutte le più celebri e fotografate cime della regione. Una vista davvero mozzafiato che merita sempre una fotografia... anzi un servizio fotografico.

Per chi cerca un panorama a 360 gradi da ammirare comodamente seduto su una panchina, a pochi passi dalla croce di vetta, allora la scelta giusta è indubbiamente la salita all’Astjoch (2.194 m); noi l’abbiamo percorsa partendo dal Parcheggio Zumis (1.730 m) per una camminata lunga, ma impegnativa solamente nella parte finale. Lungo il sentiero abbiamo incontrato diverse malghe e rifugi, tra i quali la Starkenfeld Hütte, celebre per i suoi fiori in estate e il suo laghetto ricco di pesci.

La vetta più alta, ma anche più impegnativa da conquistare, è il Picco della Croce, che con i sui 3.132 metri di altezza svetta su tutte. Per raggiungerla, partendo dal parcheggio di Valle di Valles si deve salire per 1.800 metri lungo un sentiero che svela ghiacciai e laghi. Non è da meno Cima Cadini,(2.888 m) che si raggiunge attraverso una camminata di 5 ore lungo un sentiero che parte da Fine della Valle (1.445m). Per chi ama panorami pittoreschi e fotografie indimenticabili, Cima Seefeldspitze si è dimostrata la più versatile. Si parte dalla cabinovia Gitschberg e si percorre un sentiero che sale per circa 1200 metri di dislivello tra i prati e costeggia tre laghi alpini, per poi svettare su un fantastico panorama a 360 gradi. Cima Gaisjoch (2.641 m) è molto conosciuta dagli amanti dei boschi e degli ambienti alpini più tradizionali. Il sentiero, che parte dal parcheggio Valle d’Altafossa, attraversa boschi di larici prima di puntare alla vetta, dove è possibile scorgere alcuni dei camosci che vi hanno trovato casa.

I benefici dello sport in altura

Sempre più spesso gli atleti d’élite trascorrono parte della loro preparazione specifica alle gare in ambienti montani, soggiornando ed allenandosi a quote comprese tra i 1800 e i 2300 metri. L’allenamento in altura è diventato una delle componenti più importanti per l’allenamento agonistico, sia nell’atletica leggera che nel ciclismo, e più in generale negli sport ad elevata componente aerobica. La ricerca scientifica in merito alla qualità dei miglioramenti delle prestazioni è molto attiva. Per questo, le località che meglio si prestano a fornire strutture e servizi agli sportivi attraggono una platea crescente di atleti, non soltanto professionisti. Cresce il numero di amatori che nel periodo di vacanza prediligono località alpine nelle quali oltre a rigenerarsi e a riposare, possono allenarsi in quota seguendo programmi o veri e propri stage di allenamento.

Dal punto di vista scientifico, è dimostrato che dopo circa 15 giorni di altura si verifica un aumento progressivo della concentrazione dei globuli rossi (in

risposta all’ipossia); si registra inoltre un incremento della secrezione dell’ormone eritropoietina (EPO) e dei valori di emoglobina ed ematocrito (sempre in risposta alla riduzione della pressione parziale dell’ossigeno). I risultati di questo adattamento sono verificati a livello medico, ma i benefici a livello fisico sono soggettivi e difformi tra gli atleti.

Gli studi mostrano che per gli atleti che trascorrono soltanto una settimana in altura, i vantaggi dell’esposizione hanno poco a che fare con l’allenamento e sono maggiormente legati alla mancanza di ossigeno. Per questo gli atleti d’élite si concedono fino a 28 giorni di permanenza in altura, sempre a quote superiori ai 1.800 metri.

Allenarsi in quota non è come farlo a casa propria, anche per atleti che hanno già una solida base di preparazione. Per questo si deve evitare di allenarsi subito duramente, perché ciò sottrarrebbe al corpo l’energia di cui ha bisogno per completare il processo di produzione di più globuli rossi.

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