Virtù e limiti della Laver Cup. Vista da dentro.

45 minuti di discussione sulla Laver Cup. Interviene il direttore Lorenzo Cazzaniga, reduce da Praga. “Credo che resterà una splendida esibizione. Non va dimenticato chi l'ha voluta e organizzata”. A Jacopo Lo Monaco è piaciuta: “È partita come esibizione, ma alla fine nessuno voleva perdere”. Tornei asiatici, Beatriz Haddad Maia, omosessualità e le vostre domande.
Virtù e limiti della Laver Cup. Vista da dentro.
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Redazione
27 settembre 2017



PRIMO BLOCCO – È molto accesa la discussione sulla Laver Cup. Al netto del clamore mediatico, che tipo di competizione è stata? Ne parliamo con Jacopo Lo Monaco e al direttore di Tennis Italiano Lorenzo Cazzaniga, presente alla 02 Arena. “Io mi sono fottutamente divertito” ha twittato John Isner. “In una qualsiasi altra competizione, non vedo chi si sarebbe divertito a perdere - dice Lorenzo, che aggiunge - la Laver Cup l'ha voluta e organizzata Roger Federer, poi sostenuto da alcuni partner. Ci teneva e ha trasmesso la sua volontà ai compagni. Ci tenevano per l'ingaggio, ma anche per il rispetto a Federer. Tuttavia, non credo potrà scalzare altre manifestazioni in termini di importanza. Ritengo che resterà una splendida esibizione”. A Jacopo, la Laver Cup è piaciuta. “È stata una via di mezzo tra esibizione e partita seria. È iniziata con spirito giocoso, poi però nessuno ci teneva a perdere. I vari giocatori non volevano fare brutta figura. Le lacrime di Kyrgios nascono anche dal fatto che riteneva di aver deluso i compagni, pur dando il massimo. Il problema è che l'Europa era troppo forte”. Jacopo ha apprezzato il doppio Federer-Nadal e il loro coinvolgimento, ma anche lui ha qualche dubbio sul futuro. I giocatori ci terranno ancora, nelle prossime edizioni? Un'analisi dettagliata, con qualche idea e suggerimento per renderla ancora più interessante.

Virtù e limiti della Laver Cup. Vista da dentro.

SECONDO BLOCCO – La stagione asiatica non entusiasma. I problemi principali sono due: in primis, abbiamo troppi tornei di livello (soprattutto in campo femminile), in secundis c'è poco pubblico. Gli organizzatori asiatici, tuttavia, possono permettersi di organizzare ugualmente eventi di livello. “Difficilmente si potrà tornare indietro, ma spero che possa succedere. Non mi piacciono tutti questi eventi in Cina”. Le scelte opposte di Karolina Pliskova e Simona Halep: la prima sceglie di rimanere senza coach, mentre la seconda ha aggiunto Andrei Pavel. Quale delle due ha fatto la scelta migliore? “La Pliskova non era convinta delle idee di Kotyza, credo che abbia fatto bene a chiudere, in attesa di trovare un coach più adatto alla sua mentalità, aggressiva ma non estrema come gli chiedeva Kotyza”. Emerge la figura di Beatriz Haddad Maia, alla sua prima finale in carriera. A noi ricorda un po' Petra Kvitova. “Tecnicamente fa girare di più la palla rispetto alla Kvitova, tuttavia il paragone non è del tutto sbagliato” dice Jacopo. Torniamo sull'argomento dell'omosessualità nel tennis: c'è la bella storia di Conny Perrin e Tara Moore, che fanno coppia sia in campo che fuori: l'anno prossimo si sposeranno. Tuttavia, poche giocatrici – anche nel circuito WTA – hanno fatto coming out, al di là delle voci. Come mai? Forse c'è paura di di perdere gli sponsor? “Non ne sono tanto sicuro” dice Jacopo. A chiudere, spazio per le vostre domande.

  • Riflessioni su Johanna Konta e Caroline Garcia. Chi farà meglio?

  • Come fanno i tornei asiatici ad andare avanti, visto che non hanno pubblico?

  • Un pensiero sull'imprevedibile Benoit Paire.

  • E se il successo della Laver Cup fosse dovuto soprattutto al fattore novità? I big la giocheranno con continuità?

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