Redazione - 12 gennaio 2019

UN BUON SEPPI NON BASTA: VINCE IL DEMONIO

Alex De Minaur batte Andreas Seppi in una combattuta finale a Sydney (7-5 7-6). L’azzurro tradito prima dal servizio, poi dal rovescio, esce comunque dal torneo con sensazioni molto positive. Gli highlights del match.

Nella finale di Sydney, non è bastato un buon Seppi per battere il Demonio (7-5 7-6 in due ore e 7 minuti), come è stato soprannominato Alex De Minaur, australiano, 19 anni, tra i migliori difensori del circuito. Tradito dalla prima di servizio (44% nel primo set) e dal rovescio (spesso un po’ scarico quello piatto, decisamente falloso il back) nei momenti più importanti, Seppi comunque lascia il torneo con ottime sensazioni, 150 punti ATP (importanti perché ha tanti punti da difendere in questo inizio di stagione) e due scalpi importanti, quelli di Stefanos Tsitsipas e Diego Schwartzman. Dal canto suo, De Minaur continua a mostrare progressi: solo un anno e mezzo fa, sembrava un ribattitore, nemmeno troppo di qualità. Col dritto faticava in maniera impressionante, adesso ha unito alla solida regolarità, la capacità di stare vicino alla riga di fondo e di prendere in mano lo scambio quando serve. Ha un’intelligenza tattica straordinaria e farci a botte per cinque set, a melbourne, non sarà uno scherzo nemmeno per i top players (al terzo turno è possibile uno scontro con Rafael Nadal).

Un match cominciato con un’intensità folle, con Seppi che pulisce le righe e che scappa avanti di un break in avvio, non proprio una consuetudine. L’altoatesino è consapevole che deve spingere tanto, prendere rischi, accorciare gli scambi, contro un avversario che sbaglia pochissimo e recupera come pochi. Però, come accade a certe squadre dio calcio, reggere quel ritmo non è semplice e, al primo calo, Seppi viene prima ripreso, poi staccato nel dodicesimo game, quando con un rovescio mezza rete ha ceduto il set (post scriptum: sul set point, a Seppi è stato chiamato un warning perché lo shot clock è arrivato a zero. «È la regola» si è giustificato il giudice di sedia. Vero, peccato però che Seppi stesse aspettando la fine del coretto dei tifosi australiani. Preoccupa quando si applicano le regole in modo robotico, senza tener presente il contesto).

Nel secondo set, l’intensità è calata notevolmente, gli errori sono aumentati, la stanchezza della settimana ha cominciato a farsi sentire (en entrambi dovranno scendere in campo a Melbourne già nella giornata di lunedì). Seppi è stato bravo ad andare avanti di un break, ha giocato un game pessimo sul 4-3, ma ha comunque trascinato il set al tie-break. Dove però ha sprecato tanto: l’ennesima smorzata mal giocata gli ha impedito di prendere due mini-break di vantaggio, un doppio fallo sul 4 a 2 di allungare, forse in maniera decisiva. Dal 5 pari, De Minaur ha avuto un pizzico di coraggio in più, nonostante la tensione.

Seppi ha giocato un gran torneo: particolarmente centrato col dritto, ha mostrato un’ottima condizione atletica, plasmata a Boulder, Colorado, dove si è trasferito da un paio d’anni. Pur senza essere seguito da coach Sartori durante la preparazione invernale negli States, Seppi si è presentato in condizioni perfette, a dimostrazione della grande professionalità che riesce ancora a mettere negli allenamenti, anche a (quasi) 35 anni. Se saprà programmarsi bene, potrà continuare a togliersi soddisfazioni ancora per qualche stagione. Nel frattempo torna vicino alla top 30, è numero 3 d’Italia, può puntare a giocare un buon Australian Open e, nella trasferta di Davis sull’erba indiana di Calcutta di inizio febbraio, sarà un punto fermo. Quanti ci avrebbero scommesso?

© RIPRODUZIONE RISERVATA