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Tornare a giocare dopo sei mesi di coma

La storia del macedone Darko Grncarov, colpito da un ictus pochi giorni prima di iniziare la sua carriera professionistica. Dopo sei mesi di coma, ha sfidato i medici che parlavano di 5-7 anni per un recupero completo. Adesso sembra pronto per riprovarci, forte di un tennis pieno di (presunte) armi, come il dritto a due mani e un servizio molto potente. Certo, i suoi (non) risultati invitano alla prudenza...

Tornare a giocare dopo sei mesi di coma
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Riccardo Bisti
22 November 2017

Da quando la ex Jugoslavia si è sgretolata, ciascuna delle nuove repubbliche ha trovato un po' di notorietà grazie al tennis. Tutte tranne la Macedonia, due milioni di abitanti spalmati su una superficie di 25.000 metri quadrati, neanche il 10% dell'Italia. Un piccolo paese incastonato tra Serbia, Kosovo, Albania e Grecia. Difficilmente Darko Grncarov, nato a Skopje una ventina d'anni fa, porterà il paese alle vette raggiunte da Djoovic, Cilic o semplicemente Dzumhur. Tuttavia, è protagonista di una storia emozionante. Una storia reale, non come la bufala uscita un paio d'anni fa sul presunto tifoso di Roger Federer risvegliatosi dopo undici d'anni di coma, e che nessuno ha avuto il buongusto di smentire. Grncarov era un ragazzo come tanti, con un buon talento per il tennis e una situazione familiare perfetta Papà Nikola e zio Atanos avevano giocato a calcio, ma lui non aveva mai avuto dubbi. Tennis, soltanto tennis. Qualche anno fa aveva avuto la possibilità di palleggiare con Troicki, Simon e Haase. Un paio d'anni fa, aveva scelto la Turchia per giocare il suo primo torneo professionistico. Poco prima di prendere l'aereo più importante della sua vita, gli è esploso un vaso sanguigno nel cervello, provocando un ictus e facendolo piombare in coma. Ci è rimasto per sei mesi. “Il giorno dopo l'ictus mi sono svegliato per un paio d'ore e ricordo di aver urlato, perché mi scoppiava la testa. Il ricordo successivo è il risveglio, avvenuto sei mesi dopo” ha raccontato a Metro UK.

SORDITÀ ALL'ORECCHIO DESTRO
​Dopo questo incidente, le priorità di Darko sono cambiate. Come puoi pensare al tennis quando non riesci neanche a camminare e hai perso l'udito all'orecchio destro? Al risveglio, consapevole della situazione, è caduto in uno stato depressivo. “Non poteva essere altrimenti, visto che mi avevano detto che non avrei più giocato a tennis, lo sport che avevo praticato per tutta la vita. Ci fosse stato un modo per cancellare ogni ricordo, avrei pagato pur di trovarlo”. Tuttavia, con l'aiuto delle persone più importanti della sua vita, ha intrapreso la strada del recupero. Ha consultato alcuni specialisti e, tenendo conto del rischio di poter subire un altro ictus, gli hanno detto che un recupero completo avrebbe potuto richiedere fino a sette anni. Ma lui, in gran segreto, ha ripreso a fare esercizi e ha scioccato tutti quando ha rimesso piede su un campo da tennis. “All'inizio ho dovuto essere molto cauto – racconta – il principale esperto di ictus in Canada mi ha dato alcune medicine e consigliato alcuni esercizi per le mie gambe. Mi è stato detto di non eccedere con le aspettative, perché il recupero si sarebbe materializzato tra i cinque e i sette anni. In gran segreto, tuttavia, mi sono allenato molto. Nella mia mente c'era il tennis, la sensazione di poter camminare, correre, giocare e godermi la vita”. Tempo qualche mese, e Darko ha sorpreso tutti. Qualcuno è ancora preoccupato, ma lui si affida alla passione, all'amore per il tennis. “Una parte di me ha ancora paura di riprovarci, ma la felicità di poter giocare a tennis allontana i cattivi pensieri”. Ed eccezione della sordità all'orecchio destro, oggi ha recuperato quasi del tutto. E l'udito non è certo un problema, visto il caso di Duckhee Lee, già professionista nonostante una sordità totale.

DOPPIO CON TROICKI?
“Quando una persona viene colpita da un ictus, c'è il 99% di probabilità di perdere qualcosa – racconta – alla fine sono contento di aver perso soltanto metà del mio udito e nulla di legato alla vista. Sono ancora giovane e sarebbe stato devastante perdere la possibilità di muovermi o parlare perfettamente”. Gli organizzatori del torneo Challenger di Rennes, in programma a gennaio, dovrebbero coinvolgerlo in qualche attività. Lui ha in programma di esordire nel tour, stavolta senza sorprese, qualche mese dopo. Pare che gli abbiano dato una wild card per il doppio a Miami, dove dovrebbe fare coppia con Viktor Troicki. “Finché rimarrò in salute, mi auguro di entrare il prima possibile tra i top-100 ATP – racconta – poi cercherò di raggiungere i miei limiti, combattendo con tutto quello che ho”. Dovesse farcela, diventerebbe un giocatore-icona per il suo strano stile di gioco. Anzi, è più corretto dire “i suoi stili”. Può giocare il rovescio a una mano o a due mani, oltre al dritto bimane. Come se non bastasse, è in grado di giocare anche con la sinistra. “Ho iniziato a giocare il dritto a due mani in fase difensiva, ma poi è diventato una delle mie armi principali. Per questo, uso con meno frequenza il dritto tradizionale, che pure è un buon colpo”. Si dice che abbia un tennis aggressivo e un servizio molto potente, in grado di toccare i 220 km/h: in base a queste caratteristiche, preferisce i campi veloci e si paragona ad Andy Murray per personalità e stile aggressivo. “Lo rispetto molto ed è un paragone che mi inorgoglisce”. Qualche mese fa, aveva detto che diversi tornei, anche importanti, avevano in serbo una wild card per dargli la chance di giocare ad alti livelli. Vedremo se sarà veramente così: a parte la storia affascinante, ha ancora tutto da dimostrare. A livello junior ha giocato solo una partita, perdendola 6-0 6-0, mentre tra i professionisti avrebbe dovuto giocare un torneo a Sharm El Sheikh, lo scorso aprile, ma si è ritirato prima di scendere in campo per le qualificazioni. Visto che non è più un bambino, non sembra il pedigree ideale per avvicinarsi ai livelli di cui parla, peraltro con una certa disinvoltura.


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