Riccardo Bisti - 09 giugno 2017

Testa e rovescio: così Wawrinka ha vinto la maratona

Lo svizzero si aggiudica una furibonda battaglia contro Andy Murray, centrando la sua seconda finale al Roland Garros. Nello scambio da fondo è in grado di esprimere una potenza travolgente: costretto sulla difensiva, Murray ha giocato un match superbo ma ha perso l'occasione buona ed è stato travolto al quinto. Magnus Norman, che demiurgo!

“Sapete qual è la cosa incredibile? Che Stan Wawrinka abbia vinto tutte le finali Slam che ha giocato”. L'ha detto Fernando Verdasco, qualche mese fa, parlando di quanto sia difficile vincere i match importanti per chi non è troppo abituato a giocarli. Lo svizzero è una clamorosa eccezione e lo ha dimostrato nella semifinale del Roland Garros, vinta in cinque set contro un ottimo Andy Murray. E' una grande vittoria: per la qualità dell'avversario, l'importanza del match, nonché la durata e la capacità di esprimere un grande tennis (con 87 colpi vincenti!!!) per oltre quattro ore e trenta minuti. Il merito di Stan? Non arrendersi dopo aver perso due set che avrebbe potuto vincere (il primo e il terzo). Ma alla fine il tabellone del Campo Chatrier recitava 6-7 6-3 5-7 7-6 6-1 per lui. Successo meritato, specchio fedele di quello che si è visto in un match molto intenso, a tratti bello, nonostante il gran numero di errori gratuiti. Ma non poteva essere altrimenti, con due giocatori protesi alla conquista del punto. Soprattutto Wawrinka, bravo a comandare per quasi tutto il match. Se Murray voleva portare a casa il punto, doveva difendere con abilità e sperare di rovesciare l'inerzia dello scambio. Ce l'ha fatta più volte e non è andato così lontano dall'impresa, ma è giusto che abbia vinto lo svizzero: il destino dello scambio era spesso nelle sue mani, anche nei momenti delicati, anche a costo di sbagliare qualche palla di troppo (alla fine avrà commesso 77 errori contro i 36 di Andy).

LE PAUSE DI MURRAY
Difficile trovare un momento-chiave di un match durato 274 minuti: anzi, tante situazioni hanno sorriso a Murray. Ad esempio, il tie-break del primo set: avanti 5-4 e con due servizi a disposizione, ha commesso due ingenuità ma ha finito ugualmente per vincerlo. Oppure il terzo set, spesso comandato da Wawrinka ma vinto da Andy. Dal 3-3 del secondo, lo svizzero ha piazzato un parziale di sei giochi consecutivi che sembrava decisivo. Preso fiato dopo le furiose rincorse nella prima ora e mezza, Murray ha tenuto duro e ha ricucito lo strappo fino a prendersi il set (7-5 dopo essere stato 0-3 e poi 2-4). Si pensava che Andy potesse spuntarla, invece Wawrinka ci ha fatto capire perché spesso si porta l'indice alla tempia: semplicemente, ha fatto progressi enormi sul piano mentale. Quando il match gli interessa davvero (e non accade sempre...) lotta fino all'ultimo punto, con attenzione e solidità da top-player. Buona parte del merito è di coach Magnus Norman: non è una sensazione, ma un dato certificato dai numeri: quando hanno iniziato a lavorare insieme, nella primavera 2013, Stan aveva giocato trenta Slam e colto giusto un paio di quarti di finale. Da allora, ha raccolto tre vittorie, cinque semifinali e una finale ancora da giocare. Un salto di qualità impressionante, simboleggiato da un gesto che ormai è un marchio di fabbrica, come quel rovescio che è sempre più poesia tennistica. E' simbolico che, sul matchpoint, Stan abbia sparato l'ennesimo lungolinea. Pochi colpi vantano un tale mix tra eleganza ed efficacia. Dalla parte sinistra, grazie a un polso d'acciaio, una potenza strabordante e una tecnica perfetta, Wawrinka è in grado di trovare soluzioni incredibili. Murray ha giocato benissimo, ha difeso ancora meglio, ma per fare match pari ha dovuto spendere moltissime energie. E quando corri così tanto (e hai i muscoli puliti come Andy), è inevitabile doversi prendere delle pause.

LA FORZA DELLA TRANQUILLITA'
Era riuscito a contenere quella tra il secondo e il terzo set, ma ha speso troppo nel quarto, l'unico in cui può avere rimpianti. Si è trovato sul 15-30 in tre turni di servizio di Wawrinka, ma gli è mancato il coraggio. Il set si è trascinato al tie-break ed è stato il peccato mortale di Andy, incapace di uccidere agonisticamente l'avversario dopo essere riuscito a spegnerne la verve agonistica. Nel tie-break, Stan l'ha ritrovata. Sullo slancio, ha dominato il quinto prima di esultare, neanche troppo, per un capolavoro agonistico. Ha trasmesso la stessa tranquillità che aveva mostrato nei turni precedenti. La consapevolezza di essere più forte del suo avversario, anche nei momenti difficili. E con la tranquillità si va lontano, specie in uno sport complesso come il tennis. Da inizio torneo si va dicendo che l'unico in grado di battere Rafa Nadal, questo Rafa Nadal, sulla terra battuta, sia il bombardiere di Losanna. Salvo miracoli griffati Thiem, domenica avrà l'occasione di dimostrarlo, nel match più importante.

ROLAND GARROS UOMINI – Semifinale
Stan Wawrinka (SUI) b. Andy Murray (GBR) 7-6 6-3 5-7 7-6 6-1

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