di Mauro Simoncini - foto Fabrizio Stipari
Wilson ha studiato il rinnovamento complessivo di tutta la linea K Factor, e ovviamente la partenza in grande stile non poteva che essere riservata al n.1 del mondo, Roger Federer, unico anche nella scelta del telaio, con il quale al primo colpo ha conquistato gli Open d’Australia.
La nuova linea Blx è caratterizzata dall’aggiunta di fibre di basalto intrecciate con il “vecchio” carbonio, una tecnologia costruttiva inedita: alla leggerezza e stabilità del carbonio si aggiunge la capacità del basalto, a detta dell’azienda, di filtrare e ridurre le vibrazioni per un feeling e un tocco ancora più cristallini.
Una vera goduria nei primi minuti di gioco, soprattutto per chi è già abituato a telai così severi; tutto il “resto del mondo” ne apprezzerà l’unicità solo colpendo bene davanti al corpo e senza troppe sbavature tecniche.
IN LABORATORIO
La Six.One Tour Blx, come già il precedente modello, ha uno degli ovali più contenuti del mercato (90”) e schema corde 16x19.
Il profilo è il consueto, sottile come nessun altro, da 17 millimetri; da record pure il peso che, compresa l’incordatura, tocca quota 354 grammi.
Il bilanciamento (tanto apprezzato proprio dal campione svizzero) è decisamente spostato verso il manico (31,7 cm con le corde); rigidità (62 punti) e deflessione corde (56) sono identiche alla precedente versione e in piena media con la categoria delle agonistiche. E’ l’inerzia da 328 punti che svetta sopra le colleghe; comprensibile date le caratteristiche del telaio (peso su tutte).
Il mix del Diagnostic descrive un rapporto potenza-controllo di poco a favore del secondo (54 punti contro 45), e una maneggevolezza comprensibilmente tra le più basse della tipologia agonistiche (68 punti). Un attrezzo unico nel suo genere, in ogni sua caratteristica, spigoloso ed esigente.
IN CAMPO
L’arma di Roger Federer trasferisce sul campo gli esiti che il laboratorio aveva preannunciato. Va premesso che per pensare di potersene servire a tempo pieno occorre essere preparati sia fisicamente sia tecnicamente: le braccia “avvertono” il peso dal primo istante in cui si prende in mano e i colpi non possono certo essere approssimativi, perché ogni imperfezione viene impietosamente evidenziata. Non è casuale la frequenza delle “steccate”, tanto che qualcuno aveva suggerito addirittura a sua Maestà Federer di affidarsi a un ovale di poco più ampio...
Di sicuro, per tutti gli amanti del genere, i primi minuti di gioco sono davvero goduriosi, come un cioccolatino dopo il caffè; la sensazione è quella del massimo controllo e di una sensibilità davvero nitida. In qualche frangente poi pare parzialmente attenuata la durezza delle precedenti versioni.
Da fondo campo, per ottenere il massimo, bisognerebbe in qualche modo provare a emulare oltre alla racchetta anche lontanamente lo stile di gioco del numero 1 Atp: gesti e movimenti semplici (anche per supportare il peso del telaio), abbinati a impatti e colpi con poca rotazione. Quando si colpisce in centro la pallina esce “cattiva” e incisiva, il feeling è davvero piacevole. Non è tuttavia l’arma ideale con cui togliersi dalle difficoltà: nei recuperi concede poco e, come detto, non perdona quasi niente.
Per quanto concerne le rotazioni, inutile e sbagliato accanirsi per esasperare un topspin; il taglio indietro invece esce dolce e magico come una sinfonia di Beethoven, per tornare alla musica. E se dopo un attacco ficcante in backspin ci si spinge a rete, le volée sono penetranti e precise grazie anche al bilanciamento al manico. Certo, anche qui bisogna saperci fare, tanto tecnicamente quanto fisicamente, perché nel braccio il peso si fa sentire.
Così come accade peraltro nei colpi sopra la testa, tutt’altro che “aiutati” dalla Six.One Tour. Smash e servizi escono con difficoltà, perché è faticoso eseguire con opportuna velocità il mulinello. La fatica viene però ripagata: spingendo a dovere (con una partecipazione totale di tutto il corpo), le battute si mostrano efficaci, di categoria assoluta sia nella variante piatta sia in quella in slice o in kick, magari per seguire direttamente a rete il vostro serve&volley.
Un’agonistica completa con la “a” maiuscola, selettiva ai limiti del possibile. Controllo chirurgico per sprazzi di delizia. Comfort e maneggevolezza non sono le caratteristiche che si cercano da questo tipo di racchetta, destinata a pochi eletti: pochissimi, se anche tra i professionisti solo un mostro di perfezione tecnica come il campione svizzero riesce a domarla.
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