di Stefano Semeraro - 06 gennaio 2020

Australian Open a rischio per gli incendi. Djokovic: “Pensiamo alla possibilità di ritardare l'inizio»

Gli incendi che stanno devastando l'Australia, specie lo stato di Victoria, dove si trova Melbourne, potrebbero causare un avvelenamento dell'aria per fumi tossici. Novak Djokovic, presidente del Player's Council e 7 volte vincitore dello slam australiano, lancia l'allarme.

La Rod Laver Arena. Foto Ray Giubilo

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Adesso rischiano anche gli Australian Open, e a suonare l’allarme è Novak Djokovic. Gli incendi che stanno devastando l’Australia, soprattutto gli stati di Victoria - dove si trova Melbourne - e il New South Wales, dove c’è Sydney, sono più colpiti dalla furia del fuoco, che con sé porta anche il rischio di avvelenamento dell’aria per i fumi tossici. «Ritardare l’inizio del torneo - ha dichiarato Nole, che oltre ad essere il numero 2 del mondo e il presidente del Player’s Council è anche il campione uscente di un torneo che ha già vinto sette volte - resta l’ultima opzione. Sono sicuro che gli organizzatori faranno il possibile per evitare di spostare la data di inizio. Ma se dovesse rendersi necessario… Certe condizioni hanno un effetto sulla salute dei giocatori, quindi è un’opportunità che dovremmo considerare».


Per ora è stato spostato il Challenger di Canberra, ma nello spazio, a Bendigo, non nel tempo. Del resto a Canberra, la capitale dell’Australia, il sindaco aveva consigliato ai cittadini di non uscire di casa e la Qantas aveva sospeso tutti i voli in partenza o in arrivo dalla città. Nelle ultime ore le condizioni sono migliorate, la temperatura è scesa e il vento è calato, per la prossima settimana però l’incubo potrebbe tornare: il termometro probabilmente salirà sopra i 40° (a Penrith, un sobborgo di Sydney, se era arrivati a 49°), e del resto in tutto il paese sono attivi ancora 200 incendi, che purtroppo impiegheranno settimane per essere spenti definitivamente.

5 milioni di ettari e 1200 case sono già andate in fumo, e il conto dei morti è salito rapidamente: 24 da settembre, 14 solo nel 2020. «Prima di tutto dobbiamo dire che è tristissimo quello che sta succedendo», ha ribadito Kevin Anderson. «Solo da qui si può capire la dimensione del problema, e il fatto che la qualità dell’aria ci consenta di giocare viene molto dopo. Però il pericolo c’è. Se ne è già parlato fra noi giocatori riguardo ad alcune settimane in Asia, e il problema è: a che punto l’aria cattiva diventa davvero tossica? Spero il problema non si presenti, ma di sicuro dobbiamo ragionare su quanto può essere un rischio».

Ovviamente spostare gli Australian Open causerebbe un problema non indifferente, ma la salute non è, non dovrebbe essere in discussione, specie in una regione dove già il caldo e l’umidità mettono sotto stress il fisico degli atleti (come del resto è accaduto anche durante gli ultimi mondiali di Atletica a Doha). Il problema per ora riguarda soprattutto Sydney, dove le condizioni nei giorni scorse sono apparse già critiche. «Tutto viene monitorato, ne sono sicuro», conclude Djokovic. «E' una situazione del tutto nuova, e nel caso il problema diventi serio credo che Tennis Australia dovrà introdurre una regola a proposito». Al momento la Heat Policy, il regolamento sul caldo estremo a Melbourne prevede che al raggiungimento del grado 4 del cosiddetto AO Heat Stress Scale, una scala che prende in considerazione temperatura, umidità, intensità del vento e irraggiamento solare, il gioco venga interrotto per 10 minuti, e più a lungo se si arriva al livello 5. Chissà che ai parametri non vada aggiunto quello della qualità dell’aria.

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