LA RIVISTA IN EDICOLA - Febbraio 2012
02/09/2010

Franci, Flavia, Sara: il bello dell'Italia

Franci, Flavia, Sara: il bello dell'Italia

dalla nostra inviata a New York Roberta Lamagni - foto Ray Giubilo

 

Dove non arrivano i ragazzi ci pensano le donne. Ormai non è più una sorpresa. Ma è l’autorevolezza con cui Schiavone, Pennetta e soprattutto Errani si sono sbarazzate delle proprie avversarie a lasciare un retrogusto… delizioso.

 

Una dietro l’altra, in soluzione di continuità, hanno strapazzato le malcapitate concedendo nel peggiore dei casi 5 game ed archiviando ognuna la pratica abbondantemente sotto l’ora e mezza di gioco.

 

Capitana del plotone di fucilazione Francesca Schiavone, alle prese con Maria Elena Camerin. Un match, quello tra le azzurre, che avrebbe potuto nascondere insidie unicamente nelle pieghe emotive della sfida, trattandosi di due connazionali che per alcuni mesi hanno anche condiviso sede di allenamenti, Verona, e coach, Daniel Panajotti. Così invece non è stato. Troppa la superiorità tecnica e tattica della milanese che ha confermato, più di quanto non riveli il punteggio (6-2 6-1 in 1 ora e 5 minuti), la forte consapevolezza di essere ormai entrata nella ristretta cerchia delle big. “Oggi non ho fatto niente di speciale. Posso servire meglio ed essere più aggressiva. Il Roland Garros mi ha formata, costruita e arricchita. So di avere la possibilità di dimostrarlo, di nuovo”. Alona Bondarenko è avvertita. Così parla solo una vera campionessa.

 

E da tale studia la piccola Sara, definita dalle anziane la “mascotte” della squadra di Fed Cup nonostante per volontà, determinazione e grinta potrebbe lei stessa salire in cattedra.

Oltre la rete per lei quest’oggi la testa di serie numero 28, la russa Kleybanova, un armadio di oltre un metro e ottanta con il gusto per la sportellata.

Sarita non si è lasciata intimidire. Ha surclassato l’avversaria con un totale di 70 punti contro i 52 di Alisa, togliendosi anche lo sfizio di piazzare tre ace, lei, che in punta di piedi arriva al metro e sessantacinque, senza subirne alcuno. 6-2 6-3 e biglietto prenotato per uno “show court” contro Samantha Stosur.

 

Infine Flavia Pennetta, cui il sorteggio aveva assegnato un’avversaria più che temibile per un secondo turno. Agnes Szavay era stata prima talentuosa promessa, poi caduta in disgrazia e ora giocatrice parzialmente risollevata. Ma la comparsa ungherese poco ha influito nell’esito del match odierno. Anche negli attimi di difficoltà per la nostra, sotto di 2-0, 3-1 e 4-3 nel secondo set, è sempre stata Flavia a gestire il telecomando del gioco. Come a dire “se prendo troppi rischi sono io a sceglierlo”, fiduciosa di poter cambiare canale a proprio piacimento. Il risultato sono 78 minuti totali, comprensivi di una lunga pausa per "medical time out" richiesta dalla Szavay.

Il 6-1 6-4 conclusivo regala alla brindisina il lasciapassare per i sedicesimi nei quali incontrerà Shahar Peer. “Una che corre tanto”, specifica Flavia “che si difende bene, lotta. Ormai sono poche quelle che non lottano”.

A differenza degli uomini? Le si domanda maliziosi... Ed ecco la risposta che non ti aspetti. “Occore chiarire una cosa. Il livello del tennis italiano femminile al momento è altro rispetto a quello maschile. Mentalmente noi abbiamo fatto dei risultati che fanno la differenza. La maniera in cui gestiamo tutto ciò che è tennis è molto diversa da quella degli uomini. Noi ragazze per esempio stiamo molto male quando perdiamo. Siamo più decise, più organizzate, più complicate, ma questo è così anche nella vita”. 

E quando le si chiede di indicare una medicina per il “male” dei colleghi: “Occorre solo che arrivi qualcuno che faccia da traino, che tiri gli altri, funziona meglio quando c’è competitività”. Anche la Schiavone sarebbe d'accordo, ne siamo certi.

 


 

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