LA RIVISTA IN EDICOLA - Febbraio 2012
01/02/2010

Roger Federer Story

Roger Federer Story

 

“Qualcuno dice che sia meglio nascere fortunati piuttosto che bravi. Io preferirei, piuttosto che nascere fortunato, nascere Roger”. (Andre Agassi) 

 

Olimpiadi del Nuovo Millenio. Nei vialoni dell’Olympic Park si inizia a riconoscere quel Federer, che gira per i viali del villaggio ancora un po’ truzzarello e finisce in braccio a una ragazza di tre anni più vecchia. Gioca pure lei per la Svizzera anche se è nata a Bojnice, in Slovacchia. Miroslava, detta Mirka. Si scambiano sorrisi e il numero, si piacciono.

 

Lei, che da bambina era stata segnalata da Martina Navratilova, perde subito, 6-1 6-1 per mano di uno scricciolo moscovita, Dementieva; lui cede la medaglia di bronzo al rovescio d’artista di Arnaud Di Pasquale. Non hanno idea che si ritroveranno in patria, che lei smetterà di giocare per un piede dolorante, che si fidanzeranno, si sposeranno, avranno un figlio e Mirka sarà la sua manager totale. Men che meno che lui sarà il best ever, il più grande di sempre, non della Svizzera ma del mondo.

 

Però, ormai, nessuno tra i tecnici ha dubbi: questo Roger Federer è un progetto di campione. Quanto grande? Questo non si sa. A febbraio timbra la prima finale Atp, in quel di Marsiglia, ma l’amico Pippo Rosset gli dice di no con l’indice, a suon di servizi vincenti. A ottobre ‘Rog’ ci riprova, proprio a casa sua, Basilea: strappa via una partita da urlo a Hewitt in semifinale ma le cannonate di Thomas Enqvist gli negano il titolo, 6-1 al quinto set. Finisce l’anno nei primi trenta, Lundgren si frega le mani.

Giocatori\Campioni stranieri
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