LA RIVISTA IN EDICOLA - Febbraio 2012
01/02/2010

Roger Federer Story

Roger Federer Story

 

“Due. Prima entrare nei primi dieci e poi diventare il numero uno del mondo”. (Questionario compilato alla scuola tennis da Roger Federer, alla voce “Quali sono i tuoi obiettivi?”)

 

Kacovsky, che per primo ha visto nel bambino i segni del talento, passa la pratica Federer a un ragazzo di fiducia, un giramondo dell’Australia del sud. Si chiama Peter Carter, ha ventinove anni e ci ha provato, a fare il professionista. Prometteva bene. Gli è riuscito di entrare per poco tempo nei primi 200 e sta per diventare un tennista vecchio, rovinato da troppi infortuni. Non sa che farà ma da qualche anno gioca i campionati a squadre per un circolo svizzero, che adesso gli offre un lavoro: c’è da consumare cesti e seguire i giovani dell’Old Boys. Impiego a tempo pieno, e pazienza per il solleone australe.

 

Accetta, e nel 1990 gli arriva Roger. Il bambino è iperattivo, oggi lo definiremmo incazzoso, ambizioso. Colpisce come nessuno ma a tratti è ingestibile. Spacca racchette, piange, fa scenate isteriche. Vuole sempre fare partita e non accetta di perdere. Anzi: non accetta l’errore.

 

Robert e Lynette (nella foto), imbarazzati da alcune scenate nei torneini del weekend, minacciano di non appoggiarlo più e di disertare le sue partite, se non cambia maniere. O peggio, di levargli la racchetta. Carter prende a cuore il suo caso, senza sapere che Roger lo ripagherà al centuplo. Nel 1993 è Roger Federer a vincere i campionati under 12 al chiuso e all’aperto: batte prima Marco Chiudinelli, che è il suo migliore amico, e poi Dany, il fratello minore di Patty Schnyder.

 

L’anno successivo potrebbe andare a studiare e giocare a spese della federazione svizzera a Ecublens, nel cantone francese. Roger, che in casa parla svizzero tedesco e a Muenchenstein sta benissimo, non ne vuol sapere anche perché non conosce la lingua e là non ha amici. Va comunque alle selezioni: un ex decatleta che lavora per il centro nazionale tennis, il signor Pierre Paganini, lo guarda per un quarto d’ora. Federer non ripete. Paganini non rispetta i tempi formali della pratica: promosso. Roger, convinto a trasferirsi vicino al lago di Ginevra, ripagherà anche lui.

Giocatori\Campioni stranieri
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