LA RIVISTA IN EDICOLA - Maggio 2012
04/05/2010

Ritratti - Serena Williams

Ritratti - Serena Williams

 

di Fabio Bagatella - foto Getty Images, gallery di Ray Giubilo

 

Il primo match ufficiale nel circuito maggiore è del 30 ottobre 1995. A 14 anni un mese quattro giorni, pur senza un ranking WTA  ottiene una wild card per le qualificazioni il torneo di Quebec City. Raccoglie due games contro Miller (149).

 

Nell'anno successivo non gioca neppure un incontro, nel 1997 si presente subito alla grande. Dopo tre eliminazioni nelle “quali” (Indian Wells, Los Angeles e Zurigo), a Mosca le supera ma perde al primo turno contro Po (22). La settimana successiva a Chicago subito due exploit. Regola nell'ordine Likhovtseva (24), e due top ten: Pierce (7) e Seles (4) prima di arrendersi in semifinale a Davenport (5). A fine anno è già tra le top 100 (99).  

 

Il 1998 è l'anno dei primi titoli in doppio, degli Slam nel “misto” e dell'entrata nelle top 20. In singolare il suo best stagionale è a Sidney dove, partendo dalle qualificazioni e vendicandosi di Davenport (3) nei “quarti”, raggiunge la semifinale (ko contro Sanchez-Vicario 9). Nel corso della stagione colleziona altri sei quarti di finali: Oklahoma City (out contro Kruger 27), Miami e Los Angeles (contro Hingis 1), Roma (contro Venus 9, dopo aver demolito Martinez 8), Eastbourne (contro Sanchez-Vicario 4) e Filderstadt (contro Testud, 18 dopo aver battuto Novotna 3). “Discreti” risultati anche negli Slam: secondo turno a Parigi (supera Spirlea 9, prima di perdere al cospetto di Venus 16), “ottavi” a Parigi (ko ancora con Sanchez-Vicario 5), terzo turno a Londra e New York (dove si ritira contro Ruano-Pascual 47 e subisce la “vendetta” di Spirlea 8). I primi successi giungono dai tornei “di coppia”. Con la sorella Venus si aggiudica Oklahoma City e Zurigo; con Mirnyi incamera i primi due Maior: Wimbledon e US Open. A fine annata è numero 20 del mondo a soli 17 anni con ben 4 vittorie su una delle primi dieci giocatrici WTA.

 

Il 1999 è l'anno dei primi Slam, in singolare e doppio, nonché dell'ingresso tra le top 10. Tra fine febbraio ed inizio aprile infila una striscia consecutiva di 16 vittorie che le permettono di trionfare a Parigi indoors ed Indian Wells (dove piega tra le altre Davenport 2, Pierce 8 ed in finale Graf 7) e di raggiungere la finale a Miami. In Florida supera altre tre top ten: Seles (3), Coetzer (9) ed Hingis (1), prima di cedere ancora una volta alla sorella Venus (6). Al termine di un trittico letteralmente eccezionale, il 5 aprile approda tra le primi dieci WTA (9). Dopo il primo Slam nel doppio con la sorella Venus al Roland Garros è ancora il cemento a regalarle 14 successi di fila. Urrah a Los Angeles (dove sfata il tabù Sanchez-Vicario 8 e batte la leader mondiale Hingis), primo Maior in singolare a Flushing Meadows (dove comunque trionfa anche in doppio con la “sorellona”) piegando nell'ordine Seles (4), Davenport (2) e in finale Hingis (1) ed in conclusione Grand Slam Cup in cui batte per la prima volta Venus (3). Conclude un'ottima annata al quarto posto mondiale. Si qualifica per la prima volta ai Championships ma non vi partecipa per un infortunio.

 

Nel 2000 si conferma al vertice e vince il primo oro olimpico. Nella stagione dopo il primo grande successo giungono solo tre titoli WTA: Hannover, bis a Los Angeles e Tokyo. Finali invece a Parigi indoors (ko contro Tauziat 6) e Montreal (ko contro Hingis 1). Coglie a Wimbledon i suoi best stagionali negli Slam: in singolare “inciampa” ancora una volta nella sorella maggiore (5), nel doppio festeggiano insieme per la prima volta. Ai Giochi Olimpici di Sidney la gioia è ancor più grande: medaglia d'oro sempre nel doppio, sempre con Venus. E' sesta a fine annata nel ranking WTA ma non gioca i Championships per un nuovo guaio fisico.

 

Il 2001 è l'annata dei primi Championships. Anche questa stagione tre titoli: Indian Wells, Toronto e soprattutto i Championships di fine anno. Nei Maior una finale (all'US Open dove supera Henin 6, Davenport 3 e Hingis 1 prima di cedere a Venus 4) e tre “quarti”: in Australia si arrende a Hingis (1), in Europa due volte a Capriati (4). A Melbourne raccoglie comunque l'ultimo Slam che le manca nel doppio (in coppia con la sorella). Fiore all'occhiello della stagione resta comunque il trionfo nei Championships dove concede pochissimo alla nostra Farina Elia (15), ad Henin (6) e Testud (14) prima di approfittare del ritiro di Davenport (2) nella finalissima. Conferma a fine anno il sesto gradino WTA del 2000.

 

Il 2002 è a dir poco straordinario: otto trionfi tre quarti di Grande Slam e la corona della WTA. Dopo un avvio di stagione difficile per un problema fisico che le impedisce tra le altre cose di giocare l'Australian Open, ingrana il turbo e non ce n'è più per nessuna. Domina a Scottsdale e Miami dove non perde neppure un set superando tra i “quarti” e la finale le prime tre giocatrici del ranking (Hingis 3, Venus 2 e Capriati 1). Solo Graf al Roland Garros 1999 riuscì in un impresa simile ma concesse un set in tutti e tre gli incontri. Il primo urrah a Roma e il prologo per il doppio trionfo Parigi-Londra dove supera sempre la “sorellona” (sull'erba le due Williams vincono anche nel doppio). Al termine del Roland Garros è seconda nel ranking WTA, dopo Londra è la numero uno del mondo: undicesima statunitense a diventarlo (seconda afroamericana dopo Venus). Anche sul cemento si dimostra un rullo compressore: secondo US Open dopo aver spazzato via le avversarie (29 games lasciati alle avversarie in sette partite), bis a Tokyo e vittoria a Lipsia (dove si aggiudica l'unico doppio nella sua carriera non in coppia con la sorella maggiore bensì con Stevenson). E' la grande favorita dei Championships ma perde in finale contro Clijsters (6). A fine stagione è comunque la regina della WTA.

 

Nel 2003 vince il primo Slam australiano, il secondo Wimbledon ma perde la leadership mondiale. L'inizio di stagione è eccezionale: 21 vittorie consecutive le consentono di vincere i suoi primi Australian Open (anche in doppio con Venus), Parigi indoors e Miami. A Charleston è Henin (4) ad interrompere il suo dominio. Con la vittoria di Melbourne completa il cosiddetto Grande Slam anche se non nello stesso anno. Solo altre cinque giocatrici possono vantare un'impresa simile: Connolly, Court, Evert, Navratilova e Graf. In Europa, due “semi” (a Roma e Roland Garros, ko rispettivamente contro Mauresmo 6 e nuovamente Henin 4) ed il bis a Wimbledon. Un problema al ginocchio la costringe a saltare tutto il resto della stagione: l'11 agosto, dopo 57 settimane, “abbandona” il trono WTA. A fine anno è comunque numero tre del mondo.

 

Il 2004 è un anno di transizione. Otto mesi dopo la vittoria di Londra ritorna alle competizioni in quel di Miami ed è subito vittoria. Il resto della stagione è foriero di altri buoni risultati ma la sensazione è che occorra ancora un po' di tempo per rivedere la “schiacciasassi” del 2002. Si segnalano il successo di Pechino, le finali di Los Angeles (ko contro Davenport 5), Wimbledon, dei Championships (dove è sempre Sharapova 15 a batterla) e poco altro. Conclude l'annata alla settima posizione nella classifica WTA.  

 

Il 2005 è l'anno degli infortuni a catena e dell'uscita dalle prime dieci giocatrici al mondo. Dopo il secondo urrah a Melbourne in cui si “vendica” di Sharapova (4) annullandole tre match-points in semifinale, iniziano una serie di problemi fisici che la costringono parecchie volte a ritirarsi, molte altre a rinunciare a determinati tornei come il Roland Garros. A Wimbledon fatica ad arrivare al terzo turno dove perde in due set contro Craybas (85), agli US Open si arrende negli “ottavi” a Venus (10). L'ultima partita di una stagione “disgraziata” è la sconfitta all'esordio di Pechino contro Sun (127). A fine anno il suo ranking “piange”: dopo cinque anni è fuori dalle top ten (11).

 

Il 2006 è ancora peggio del 2005: gioca quattro tornei ed esce dalle prime 100. Dopo la sconfitta al terzo turno dell'Australian Open contro Hantuchova (17), l'ennesimo infortunio al ginocchio la obbliga a restare ferma ai box sino ad agosto. Ad aprile esce dopo quasi dieci anni dalle top 100, a luglio scivola alla 140a posizione della classifica WTA. Rientra solo per giocare sul cemento americano e colleziona dei risultati tutto sommato discreti considerata l'inattività prolungata: semifinali a Cincinnati e Los Angeles (dove viene superata abbastanza nettamente da Zvonareva 50

e Jankovic 28) e “ottavi” all'US Open dove cede al terzo a Mauresmo (1). Recupera qualche posto nel ranking di fine anno: è 95a.

 

Nel 2007 rincomincia la scalata al vertice WTA. L'inizio è di quelli folgoranti: terzo titolo a  Melbourne dove Sharapova (2) racimola in finale tre giochi, idem a Miami dove la russa ne raccoglie due negli “ottavi”, mentre la leader mondiale Henin deve cedere nella finalissima dopo aver avuto due match-balls. Il resto della stagione non è però ugualmente stratosferico. Degne di nota la finale di Mosca (ko con Dementieva 11) e cinque quarti di finale: Roma, Roland Garros, Wimbledon, US Open e Stoccarda. Nei tre Maior è sempre Henin (1) a fermarla, al Foro Schnyder (17), mentre in Germania Kuznetsova (2). A fine anno è nuovamente tra le top ten (7). Si qualifica ai Championships ma è costretta al ritiro nel match d'esordio contro Chakvetadze (7).

 

Il 2008 è l'anno della definitiva ripresa e del secondo oro olimpico. Dopo la sconfitta di Melbourne nei “quarti” contro Jankovic (4) incamera tre trionfi consecutivi: Bangalore, Miami e Charleston. In Florida supera negli ultimi tre incontri Henin (1), Kuznetsova (4) e Jankovic (3). A Wimbledon si arrende solo nella finalissima a Venus (7), a Flushing Meadows è regina per la terza volta piegando ancora Jankovic (2) e riconquistando la leadership WTA anche se per sole quattro settimane. La sua stagione termina sostanzialmente a New York: nuovi problemi fisici ed a fine anno il secondo posto mondiale. Due soddisfazioni anche nel doppio con la sorella: oro ai Giochi Olimpici di Pechino e secondo urrah a Wimbledon.

 

Il 2009 è il ritorno agli antichi fasti. Quarto titolo agli Australian Open, terzo a Wimbledon, “semi” agli US Open (sorpresa dalla rientrante e futura vincitrice Clijsters) e “quarti” a Parigi (piegata dopo un'autentica battaglia da Kuznetsova 7). Da segnalare inoltre la finale di Miami  dove si arrende ad Azarenka (10) e soprattutto il terzo timbro ai Championships in cui solo la sorella Venus (7) riesce ad impensierirla ma deve arrendersi prima nel round-robin e poi nell'ultimo atto. In coppia con la sorella realizza pure tre quarti del Grande Slam di doppio: Melbourne, Londra e New York. Conclude una stagione in cui può vantare un totale di 14 settimane al vertice WTA proprio al primo posto della classifica mondiale.

 

Il 2010 si apre con il quarto sigillo in Australia. Dopo la finale di Sidney persa seccamente contro Dementieva (5) è ancora il Maior oceanico a consacrarla trionfatrice. Non è una passeggiata perché dai “quarti” in poi deve lottare per avere ragione di Azarenka (7), Li (17) e della rientrante Henin.

Dopo un infortunio al ginocchio che l'ha costretta al riposo forzato per tre mesi tornerà ufficialmente alle competizioni nel torneo di Roma di questa settimana. In qualità di numero mondiale è la testa di serie numero uno del seeding ed usufruisce di un “bye” petr il primo turno. Nel suo match d'esordio affronterà la vincente tra l'elvetica Timea Bacsinszky (49) e  la ceca Barbora Zahlavova Strycova (75).  

 

 


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