di Fabio Bagatella - foto Getty Images, gallery di Ray Giubilo
Il sogno di ogni ragazzina che si avvicina al mondo del tennis è quello di diventare la numero uno al mondo. Pochissime vi riescono, ancor meno sono quelle che possono affermare di aver guidato il ranking WTA per un totale complessivo di 100 settimane. Serena Williams ha raggiunto questo rimarchevole traguardo proprio questa settimana. A 28 anni, nonostante tanti infortuni, ha vinto tutto quello che si poteva vincere. Nel 2010, nonostante tre mesi di stop, la regina è ancora a lei.
E' la cittadina di Saginaw nel Michigan a dare i natali il 26 settembre 1981 a Serena Jameka Williams. La famiglia Williams, di etnia afroamericana, è composta da papà Richard, mamma Oracene Price e quattro figlie: Lyndrea, Isha, Venus e Serena. Yetunde, la secondogenita, è deceduta il 14 settembre 2003. A metà degli anni '80 i Williams lasciano il Michigan per la California (Compton, un sobborgo di Los Angeles) ed è lì che Serena e la sorella maggiore Venus impugnano per la prima volta la racchetta. Nel 1990 nuovo trasferimento in Florida, destinazione West Palm Beach.
Fino a quel momento seguite in toto dai genitori, le due Williams hanno così la possibilità di frequentare l'accademia tennistica di Rick Macci. Macci si accorge subito di avere tra le mani due potenziali fuoriclasse ma deve spesso scontrarsi con le idee di papà Richard. Serena e Venus sono ancora delle bambine ed hanno il diritto di essere considerate come tali.
Nel 1991 Serena è l'assoluta dominatrice tra le giocatrici under 10 della Florida con un bilancio di 46 vittorie e 3 sole sconfitte nel circuito giovanile della Federtennis statunitense. Il padre decide però di interrompere la carriera “agonistica” delle giovani figlie. La motivazione ufficiale è di allentare la presa con il tennis per concentrarsi maggiormente sugli impegni scolastici. Alla base della presa di posizione di Richard Williams c'è comunque l'atteggiamento denigratorio che i genitori delle tenniste “bianche” riservano alle sue figlie nel corso dei tornei.
Quattro anni dopo, nel 1995 s'incrina definitivamente anche il rapporto Macci-Williams. Richard opta per seguire direttamente e personale i suoi “gioielli”. A chi le chiede se aver rispettato le diverse tappe del circuito junior sarebbe stato più utile, Serena risponde così: “Non fanno tutti le stesse cose. Penso che io e Venus abbiamo tentato una strada diversa ed ha funzionato.”
Le straordinarie potenzialità di Serena bambina si trasformano presto in obiettiva realtà nel circuito professionistico. Nel ricchissimo palmares della 28enne Serena si contano tra singolare e doppio 54 successi (23 Slam) in 69 finali, due ori olimpici (Sidney 2000 e Pechino 2008 nel torneo di coppia con la sorella Venus), più di 100 settimane di leadership mondiale ed oltre trenta milioni di dollari in soli premi vinti.
Nel 1995 a soli 14 anni è già professionista. Nell'ottobre di due anni dopo, a 16 anni appena compiuti, batte l'ex leader WTA Monica Seles e Mary Pierce a Chicago. Nella storia del tennis femminile nessuna giocatrice con un ranking più alto (304) è mai stata capace di sconfiggere due delle primi dieci al mondo. Con la vittoria su Irina Spirlea a Miami nel marzo 1998 stabilisce subito un record: dopo soli 16 incontri può già vantare tra i suoi “scalpi” 5 top ten.
L'anno dopo la consacrazione: a febbraio il primo urrah nel circuito WTA (Open Gaz de France), a settembre già il primo Slam (l'US Open). 41 anni dopo Althea Gibson (Wimbledon 1958), un'altra tennista afroamericana si aggiudica un Maior. Nel 2001 un nuovo primato: prima partecipazione ai WTA Tour Championships ed è subito vittoria.
La leadership mondiale colta nell'estate del 2002 è logica conseguenza di un dominio quasi assoluto che inizia in primavera e dura sostanzialmente un anno. Dal Roland Garros 2002 infila i quattro titoli dello Slam. Non può però dire di aver completato il “Grande Slam” solo perché la vittoria di Melbourne cade nel 2003. Entra comunque nella ristrettissima elite delle cinque giocatrici capaci di vincere tutti e quattro gli eventi più importanti del circuito maggiore.
Quando la WTA sembra aver trovato finalmente la sua nuova regina giungono i problemi fisici ad innescare un lungo periodo negativo. Nel triennio 2004-06 Serena può giocare veramente poco: esce dalle top 100 e deve praticamente ripartire da capo. Per chi ama le sfide e per chi possiede un temperamento come quello dell'americana, nessun problema. In poco più di tre anni si riprende tutto quello che aveva perduto.
Nel 2009 si riappropria dello scettro WTA e stabilisce il nuovo primato di guadagni per una tennista (6 milioni di dollari). Con il quinto sigillo di inizio anno a Melbourne (record assoluto) consolida la leadership mondiale ma deve fare i conti con un nuovo infortunio che la tiene ferma per tre mesi. Dopo aver chiesto e ottenuto una wild card, è proprio il torneo del Foro Italico di questa settimana a segnarne il ritorno sui campi.
Serena non è solo una tennista, è un personaggio a 360 gradi da sempre sotto i riflettori dell'apparato mediatico: per il suo impegno sociale, per il suo abbigliamento spesso stravagante, per le sue “comparsate” in televisione, per i suoi ambiziosi progetti...
Nel 2003 la fondazione Avon le ha conferito un riconoscimento ufficiale (Celebrity Role Model Award) per l'impegno nella lotta contro il tumore al cervello. Nel 2008 ha contribuito a fondare una scuola in Kenya (Matooni). Nel 2010 in seguito al terremoto di Haiti ha organizzato con altre stelle dell'ATP e della WTA un esibizione alla viglia degli Australian Open i cui fondi sono stati devoluti alle famiglie delle vittime caraibiche. Particolarmente sensibile al disagio giovanile, Serena ha offerto il proprio contributo per la realizzazione di numerose centri educativi, di accoglienza e di assistenza medica aventi come punto di riferimento il miglioramenti delle condizioni di vita dei ragazzi e degli adolescenti meno fortunati.
Da sempre attenta al suo look e alla mondo della moda, la statunitense ha fatto spesso parlare di sé per le sue mise un po' azzardate. Durante gli US Open 2002 (che vinse) si presentò con un completo particolarissimo in lycra nera, due anni dopo con camicia in jeans e stivali “ascellari” con cui tuttavia non potè giocare per le disposizioni del regolamento internazionale. “Vestita” sino al 2004 da una linea speciale della Puma, è ora una delle grandi sportive di casa Nike. Il contratto con il brand americano le frutta 40 milioni di dollari l'anno e le permette di disegnare personalmente ciò che indossa. Il nome della sua linea è “Anares”, il suo primo nome al contrario. L'anno scorso ha lanciato anche la sua prima collezione di accessori e gioielli.
Non solo tennis comunque tra gli interessi sportivi di Serena. Lo scorso agosto la statunitense e la sorella Venus sono diventate a tutti gli effetti co-proprietarie dei Miami Dolphins, una compagine di football americano. Le Williams sono in buona compagnia, tra gli altri celebri “padroni dei Dolphins” ci sono ad esempio Jennifer Lopez e Gloria ed Emilio Estefan. Alla presenza cubana si è aggiunta per la prima volta nella storia NFL (National Football League) pure quella femminile afroamericana. Emblematico il commento di Stephan Ross, l'azionista di maggioranza dei Dolphins: “L'ingresso di Venus e Serena riflette il nostro impegno per la multiculturalismo della Florida meridionale.”
Numerose anche le apparizioni televisive di Serena. Nel 2002 con la sorella Venus, Sampras e Agassi si è trasformata in cartone animato durante un episodio dell'irriverente “ The Simpson”. Ha partecipato come guest star in “ER” e “Law and Order: Special Victims Unit”. Nel 2007 il rapper Common, suo fidanzato ufficiale da circa tre anni, l'ha voluta a tutti i costi nel suo video musicale “I Want You”. A fine 2009 è stata la prima sportiva professionista ad apparire come protagonista in una campagna pubblicitaria per un noto prodotto dell'igiene intima femminile (Tampax)
Tra i futuri progetti di Serena la scrittura di una saga che potrebbe trasformarsi in fiction televisiva. Dopo aver pubblicato l'anno scorso la sua autobiografia “On the line”, la statunitense è al lavoro per costruire un intreccio unico che la sua agenzia convertirà poi in una vera e propria produzione per il piccolo scherma. Dovrebbe trattarsi di un mix tra “Desperate Housewives”, “Sex and the City” e “Family guy”.
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