LA RIVISTA IN EDICOLA - Maggio 2012
25/04/2010

Ritratti - Rafa, il Galattico

Ritratti - Rafa, il Galattico

 

di Fabio Bagatella – foto Ray Giubilo

 

Passa al professionismo nel 2001 a soli 15 anni. L’anno successivo, a quindici anni e dieci mesi, si aggiudica già il primo incontro ATP. A Maiorca entra nel main draw grazie ad una wildcard: regola 6-4 6-4 Delgado (81) per poi raccogliere quattro giochi con O. Rochus (70). Dall’avvento dell’era Open solo nove giocatori hanno saputo vincere un match del circuito maggiore prima del sedicesimo compleanno. Dei nove Futures che gioca in terra spagnola se ne aggiudica sei concedendo in media ai suoi avversari un set per torneo. Dopo sostanzialmente un anno e mezzo di gare nei circuiti minori, a fine stagione è numero 200 del mondo.

 

Nel 2003 irrompe per la prima volta tra i top 50. Dopo le finali indoor di Amburgo (ko contro Ancic, 69), Cherbourg (contro Roitman, 176) e Cagliari (contro il nostro Volandri, 149) giunge il primo urrah anche nel circuito Challenger (a Barletta). I due turni superati ai Masters Series di Monte Carlo e di Amburgo lo proiettano già a metà stagione ben all’interno dei primi 100 del mondo (74). In entrambi i casi sconfigge due top ten: nel Principato A. Costa (7), in Germania Moya (4). Dopo aver saltato il Roland Garros per un problema fisico, a Wimbledon giungono subito i primi successi-Slam. Anche in questo caso passa due turni prendendosi la rivincita su Ancic (68) e liquidando il britannico Childs (489). Si arrende a Srichaphan (11). Era dai tempi di Boris Becher (16 anni nel 1984) che un 17enne non superava due turni sull’erba londinese. Pochi sussulti sino al termine della stagione: la prima semifinale ATP sul “rosso” di Umago (out contro Moya, 4 ma vincitore in doppio con Lopez Moron), la vittoria nel Challenger di Segovia e il secondo turno all’US Open (fuori contro El Aynaoui, 21). Conclude l’annata alla 49a posizione mondiale.

 

Il 2004 è l’anno del primo titolo ATP e della prima Coppa Davis. L’inizio di stagione è subito positivo: sul duro di Auckland raggiunge la prima finale sconfiggendo due top 20 (Schalken, 16 e Novak, 14) prima di cedere 5-7 al terzo ad Hrbaty (54); nel suo debutto all’Australian Open supera due turni per poi arrendersi a Hewitt (11). Ad inizio aprile un problema all’anca sinistra dopo l’ottavo di finale vinto contro Gasquet (94) all’Estoril lo tiene fermo per quasi tre mesi privandolo ancora una volta del suo primo Roland Garros, ma sostanzialmente pregiudicandogli gran parte della stagione sul “rosso” e tutta quella sull’erba. Rientra a luglio ancora sulla terra battuta: “quarti” a Bastad e Stoccarda (fuori rispettivamente contro Ferrer, 47 e Gaudio, 11) ma soprattutto primo sigillo ATP in Polonia a Sopot (dove non cede set al cospetto comunque di avversari ben lontani dai top 50). All’US Open trova subito (al secondo turno) Roddick (2) e racimola solo sette games. La “vendetta” giunge puntuale poco dopo nella finalissima di Coppa Davis. Dopo aver precedentemente guidato la Spagna ai successi su Repubblica Ceca e Francia, sul “rosso” di Siviglia piega l’americano in quattro set proprio nell’incontro decisivo. A 18 anni e 6 mesi diviene il più giovane tennista ad aver “deciso” una finale di Davis. Il suo ranking di fine anno (51) peggiora leggermente rispetto al 2003 ma la gioia per la prima “insalatiera” è immensa. Da segnalare inoltre due ottimi risultati in doppio (con Robredo): la semifinale di Flushing Meadows (suo best della specialità in un Maior) e la vittoria di Chennai.

 

Il 2005 è l’anno della definitiva esplosione: 11 brindisi ATP, tra cui il primo Slam e quattro Masters Series, nonché la top ten. In qualità di teenager batte il record di Wilander di titoli ATP vinti (9 nel 1983). Dopo gli ottavi di Melbourne (ko al quinto contro Hewitt, 3) è la terra battuta sudamericana a segnare l’inizio della grande cavalcata: vittoria a Costa Do Sauipe ed Acapulco (in Messico senza perdere un set). Sfiora il terzo “brindisi” consecutivo nel Masters Series di Miami cedendo 1-6 al quinto nella finalissima a Federer (1). Sul “rosso” europeo la cavalcata prosegue: Monte Carlo, Barcellona, Roma e Roland Garros (al suo debutto) in cui solo Coria (9) sembra in grado di impegnarlo. E’ proprio il trionfo in terra catalana a farlo entrare tra i primi dieci al mondo (7), non vi uscirà più. Dopo l’infelice parentesi sull’erba dove racimola solo un secondo turno a Wimbledon (out contro il lussemburghese Muller, 69), si torna a correre. Tre urrah consecutivi: sulla “terra” di Bastad e Stoccarda e sul duro del Masters Series del Canada dove liquida 6-2 al terzo Agassi (7). Nel finale di stagione delusione US Open (fuori al terzo turno contro Blake, 49) e due nuovi titoli sul cemento: Pechino e il Masters Series di Madrid dove piega 7-6 al quinto Ljubicic (12). Con uno “spaventoso” bilancio di 50 vittorie su 52 incontri giocati sulla terra battuta (per registrare qualcosa di simile bisogna tornare al 1995 quando Muster realizzò un fantasmagorico 65-2), chiude una stagione eccezionale ben saldo sul secondo gradino del podio ATP (eguagliato il best ranking per un teenager che Becher stabilì nel 1986). Si qualifica per la prima volta per il Masters ma non vi partecipa per un infortunio al piede sinistro. Degno di nota infine il terzo successo in doppio a Doha in coppia con A. Costa.

 

Il 2006 è l’anno delle conferme. Il problema al piede di fine 2005 lo costringe a saltare la parentesi australiana ma si rifà subito: “semi” di rodaggio a Marsiglia (ko contro Clemont, 65) e subito vittoria a Dubai dove piega Federer (1) 6-4 al terzo. Archiviata la parentesi americana con la discreta semifinale di Indian Wells (out contro Blake, 14) e il primo turno di Miami (sorpreso da Moya, 35), il “rosso” europeo è ancora foriero di enormi soddisfazioni. Gioca quattro tornei e li vince tutti: Monte Carlo, Barcellona, Roma e Roland Garros. Il record di 53 vittorie consecutive sulla terra battuta stabilito da Vilas nel 1977 cade proprio a Parigi dopo il facile successo all’esordio su Soderling (50). Se si esclude il torneo di casa, si ritrova in finalissima sempre Federer (1): l’elvetico è costretto ad “ingoiare” tre sconfitte (al Foro sciupa anche due match points), ma si “vendica” sull’erba. A Wimbledon, dopo i quarti del Queen’s (forfait contro Hewitt, 13), Rafa raggiunge l’ultimo atto ma cede abbastanza nettamente al rossocrociato. Nell’ultima parte dell’annata poche soddisfazioni: “quarti” all’US Open (sorpreso in quattro set da Youzhny, 54) e ai Masters Series di Cincinnati (fuori con Ferrero, 31) e Madrid (con Berdych, 11). Seconda qualificazione al Masters dove raggiunge la semifinale ma si arrende in due set a Federer (1)). Imbattuto sulla terra battuta (26 vittorie e zero sconfitte) e, forte di un bilancio favorevole (4-2) negli scontri diretti con Federer, chiude la stagione ancora una volta alle spalle dello svizzero, leader mondiale.

 

Il 2007 è l’anno di preparazione alla definitiva consacrazione. Dopo la “semi” di Chennai ed i “quarti” di Melbourne e Dubai (fuori rispettivamente contro Malisse 37, Gonzalez 9 e Youzhny 18), giunge il primo grande successo anche sul cemento: ad Indian Wells non concede neppure un set. La stagione sul “rosso” è un nuovo dominio quasi incontrastato: vince Montecarlo, Barcellona e Roma cedendo solo il tie-break del secondo set a Davydenko (4) nella “semi” del “Foro”. Ad Amburgo è Federer (1) a stopparlo in finale (6-0 al terzo) fermando a 81 la sua striscia record  di vittorie consecutive sulla terra battuta. Al Roland Garros la “vendetta” con lo svizzero che deve inchinarsi nella finalissima 6-4 al quarto: unico set concesso in tutto lo Slam.

A Wimbledon la “sfida delle sfide” si ripete e questa volta è costretto ad arrendersi (2-6 al quinto). La marcia riprende con la “conquista” di Stoccarda e la semifinale nel Masters Series del Canada (ko contro Djokovic, 4). Ultima parte di stagione sottotono: ottavi all’US Open, “quarti” a Madrid e “semi“ a Bercy (ko rispettivamente  con Ferrer 15, Nalbandian 25 e Baghdatis 22). Terza qualificazione al Masters e nuova, ma questa volta netta (4-6 1-6), eliminazione in semifinale sempre al cospetto di Federer (1). Per il terzo anno consecutivo chiude al secondo posto della classifica ATP.

 

Il 2008 è il capolavoro. Seconda “Davis” , accoppiata Roland Garros- Wimbledon,  leadership mondiale e oro olimpico. L’inizio è buono ma non ottimo: finale ad Auckland e “semi” a Melbourne dove viene demolito 0-6 1-6 da Youzhny (19) e 2-6 3-6 2-6 da Tsonga (38); semifinale a Indian Wells e finale a Miami dove cede seccamente a Djokovic (2) e Davydenko (4). Con il ritorno in Europa è tutt’altra musica. Da aprile a luglio vince sei tornei: solo Ferrero (23) lo blocca all’esordio del Foro Italico. Vince a Monte Carlo (dove si aggiudica pure il doppio con Robredo), Barcellona, Amburgo e Roland Garros cedendo due soli set: nella finale “casalinga” con Ferrer (5) ed in quella tedesca con Federer (1). Memorabili i soli quattro giochi lasciati allo svizzero nell’ultimo atto parigino. La vera impresa giunge però sull’erba dove realizza la doppietta Queen’s-Wimbledon piegando rispettivamente Djokovic (3) e Federer (1), quest’ultimo dopo un epica battaglia conclusasi 9-7 al quinto. 28 anni dopo Borg (1980), un altro giocatore riesce a vincere nello stesso anno French Open e Wimbledon. I successi non s’interrompono nemmeno sul cemento: trionfo nel Masters Series del Canada e semifinale a Cincinnati (ko contro Djokovic, 3). Il 18 agosto è il nuovo numero uno ATP (l’ultimo re mancino fu John McEnroe nel 1984). Alle Olimpiadi di Pechino festeggia nel miglior modo possibile, conquistando la medaglia d’oro. Nel finale di stagione da registrare la semifinale all’US Open (suo best), dove è superato da Murray (6), quella di Madrid (piegato da Simon, 16) e i “quarti” del Masters Series di Parigi (ritirato contro Davydenko, 6). Il problema di Bercy gli impedisce di partecipare al Masters e all’atto conclusivo della Davis. La Spagna, che aveva contribuito a condurre in finale nella delicata “semi” con gli USA, gli regala comunque la seconda “insalatiera”. A fine anno con un bilancio superlativo di 82 successi in 93 incontri giocati (17-6 contro i top ten) è più che mai il leader dell’ATP.

 

Il 2009 è l’anno del primo Slam sul “duro” , della terza Coppa Davis ma anche del grave infortunio al ginocchio. L’avvio di stagione è fenomenale: a Melbourne sfata il tabù cemento vincendo il primo Maior da leader del seeding dopo due autentiche battaglie, in “semi” con Verdasco (15) e in finale con Federer (2). E’ il primo spagnolo a vincere l’Australian Open. A Rotterdam è piegato nella finalissima da Murray (4) ma si rifà con gli interessi nel Masters 1000 di Indian Wells dove lo scozzese raccoglie tre giochi. Il “rosso” europeo sembra ricalcare l‘anno precedente: quinto sigillo al Masters 1000 di Monte Carlo, quarto a quello di Roma, quinto titolo pure a Barcellona e sconfitta in finale contro Federer (2) nell’appuntamento che precede i French Open (da quest’anno non più Amburgo ma il Master 1000 di Madrid). A Parigi arriva però la sua prima sconfitta di sempre (6-7 al quarto) negli ottavi contro il futuro finalista Soderling (25). Dopo il ko parigino, una nuova “mazzata”: il ginocchio destro fa crac e si deve fermare sino ad agosto. Ancor prima di Wimbledon (dove non può difendere la vittoria 2008) perde, dopo poco meno di un anno, la leadership mondiale. Il rientro sul cemento nordamericano è difficile. Nessun acuto e molte sconfitte pesanti: una finale (al Masters 1000 di Shanghai battuto da Davydenko, 8), quattro semifinali (all’US Open, asfaltato dal futuro re Del Potro 6, ai Masters 1000 di Cincinnati e Bercy, dominato da Djokovic 3, e a Pechino, demolito anche da Cilic 15). Quinta qualificazione al Masters dove torna subito a casa perdendo tre volte nel round robin senza vincere un set. A fine stagione finalmente un sorriso: terza Coppa Davis nel suo palmares grazie alla “tranquilla” vittoria sulla Repubblica Ceca. Chiude una stagione, cominciata alla grande e chiusa tra mille incognite, al secondo posto della classifica ATP. Da ricordare anche il quinto titolo in doppio conquistato a Doha in coppia con Lopez.

 

Il 2010 si apre bene: a Doha sfiora la vittoria cedendo solo sul filo di lana a Davydenko (6). A Melbourne giunge però un’altra tegola: nuovo problema al ginocchio malandato (fortunatamente meno grave del precedente) ed un mese di stop. A febbraio, non potendo difendere i punti della finale di Rotterdam 2009, esce dopo quattro anni e nove mesi dai primi tre del ranking ATP. Il ritorno sui campi, ancora una volta sul cemento americano, è positivo: solo i due futuri vincitori,  Ljubicic (26) ad Indian Wells e Roddick (8) a Miami, riescono fermarlo alla soglia della finale dopo due incontri molto equilibrati. In California si toglie comunque la soddisfazione del successo nel doppio (con  Lopez). Dopo essersi ripreso la terza posizione mondiale (che occupa attualmente), lo attendono tutti al varco della terra battuta. La sua risposta: sesto sigillo a Monte Carlo ed avversari polverizzati (14 giochi persi in tutto il torneo). Ben tornato Rafa!  

 


© 2010  “Il Tennis Italiano” - Tutti i diritti riservati

Giocatori\Campioni Stranieri
Argomento: