di Fabio Bagatella - foto Ray Giubilo
Quando si parla di tennis femminile iberico i due nomi, pardon cognomi, che vengono in mente non possono essere che Martinez e Sanchez. Conchita e Arantxa si sono ormai da tempo ritirate. Ora c'è Maria Josè (Pepa), che di cognome fa proprio Martinez Sanchez. Alla soglia dei 28 anni, Pepa è finalmente esplosa: alla fine del 2009 il trionfo nel Masters di doppio, settimana scorsa la consacrazione in singolare con la conquista del Foro Italico.
E' la cittadina di Yecla, 96 km a Nord di Murcia nella Spagna centro-meridionale, che dà i natali a Marìa Josè Màrtinez Sanchez. Pepa nasce il 12 agosto 1982: è la primogenita di papà Ricardo e mamma Fini. Il padre è una sorta di “mago” del legno mentre la madre è una donna in carriera. Qualche anno dopo “arrivano” i due fratellini: Ricardo e Alejandro.
Grande amante dello sport, tra i suoi interessi ci sono anche basket, volley e baseball, Pepa inizia la sua avventura tennistica nei circoli locali. A 14 anni è costretta a lasciare la sua città e la sua famiglia per costruire il suo futuro tennistico. E' una delle prime allieve della Juan Carlos Ferrero Academy mentre Barcellona diviene gioco forza il suo punto di riferimento proprio perché è nel centro catalano che la Federtennis spagnola indirizza tutti i giovani talenti.
Marìa Josè non tarda infatti a mettesi in mostra anche alla luce del suo tennis “particolare”, decisamente diverso da quello che i giocatori e soprattutto le giocatrici iberiche sono portate a mettere in pratica. L'estrema regolarità, le rotazioni esasperate, il forcing da fondo non azzeccano nulla con il gioco di Pepa. Marìa Josè è una “piccola” Martina Navratilova che delizia il pubblico con il suo tennis imprevedibile e fantasioso fatto di serve & volley, drop shots, cambi di ritmo improvvisi...
Come spesso ama ricordare la vittoria nel 1999 all'Orange Bowl tra le under 18 rappresenta uno dei momenti fondamentali e indelebili della sua vita di atleta. Sconfiggendo nettamente l'argentina Salerni, Pepa inserisce il proprio nome in un albo d'oro colmo di grandi campionesse di tutti i tempi. La Florida costituisce comunque solo una piccola tappa del percorso tennistico di Marìa Josè che inizia l'anno prima nel circuito ITF spagnolo.
I tredici anni di carriera tennistica di Marìa Josè possono essere divisi in due parti esatte con il 2004 a fungere da perfetto e forse decisivo spartiacque. Nella prima fase raccoglie 12 vittorie negli appuntamenti del circuito minore (8 in doppio) ma fallisce completamente il salto di qualità nel WTA Tour. L'impatto con il tennis di primissimo livello è veramente duro: nel quadriennio 2000-2003 racimola solo tre successi nel torneo di coppia (con la connazionale Anabel Medina Garrigues), la semifinale di Madrid e i “quarti” di Bogotà ed Antwerp. Tutto il resto è un boccone amaro dietro l'altro: la conseguenza è una vera e propria crisi psicologica che porta la tennista spagnola molto vicina all'anoressia.
Il 2004 è fondamentale nella vita di Pepa. Alla vigilia della primavera si accorge di essere in “dolce attesa” e non può che esserne più che felice. Poco dopo il “dramma”: perde il bambino. E' una batosta non indifferente che si aggiunge alla cocente delusione di non aver saputo sino a quel momento “sfondare” nel tennis che conta. Di fronte a Marìa Josè vi è a questo punto un bivio: abbandonare definitivamente le ambizioni sportive o fare tabula rasa del passato ripartendo da zero?
Pepa non è tipo da da arrendersi così facilmente al cospetto delle avversità, anche quando queste sembrano insormontabili. Forse per spazzare via dalla mente la gravidanza interrotta, forse per il desiderio di mostrare che le aspettative dei molti addetti ai lavoro non erano infondate, forse per dimostrare a se stessa che può farcela, molto probabilmente per la combinazione di tutti questi fattori, Marìa Josè decide di darsi un altra chance.
A 23 anni il nuovo inizio. La giocatrice che torna a calpestare i campi da tennis non è più la promettente speranza da cui tanti si attendono molto. E' una giovane donna che può far tesoro degli “errori” commessi in precedenza e soprattutto può affermare di aver affrontato e faticosamente gettato alle spalle qualcosa di molto più di serio rispetto ad una “banale” debacle in ambito sportivo.
La seconda vita tennistica di Pepa si apre sulla falsa riga della prima: subito tanti buoni risultati nel circuito ITF. Nel triennio 2005-2007 ben 20 successi: otto in singolare ed dodici in doppio. L'ascesa in classifica è regolare ma costante, il passaggio al WTA Tour di tutt'altro spessore rispetto al primo tentativo.
Le prime grandi soddisfazioni giungono in doppio con la connazionale Nuria Llagostera Vives. Nel 2009 il binomio spagnolo è una delle coppie più forti del circuito e si aggiudica sette titoli tra cui i prestigiosissimi Championships di fine anno: devono alzare bandiera bianca sia le Williams che le leader mondiali Black/Huber. Pepa guadagna il quinto gradino dello special ranking di doppio: oggi è una delle “big”della specialità.
Se il doppio si conferma disciplina molto cara a Marìa Josè, il singolare non tarda a diventarlo. La finale di Barcellona 2008 è solo l'antipasto dei tre sigilli del successivo biennio. Prima Bogotà, poi Bastad e, pochi giorni fa, il grande trionfo del Foro Italico. Poco importa se sino ad ora negli Slam non ha mai superato il terzo turno, Pepa, ben ancorata alla sua 19a posizione mondiale (suo best ranking di sempre), pare più che mai determinata ad avvicinarsi alla top ten. La Spagna ha finalmente trovato la sua nuova “Reina”?
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