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Ritratti - Mikhail Youzhny

Nel 2010 è andato in finale a Dubai e Rotterdam. Le origini del suo saluto e la carriera, a 28 anni suonati. Signore e signori, la storia del Soldatino...

 

di Fabio Bagatella - foto Ray Giubilo

 

Correva l’anno 1995 quando a Mosca gli Usa guidati da Pete Sampras si aggiudicavano la 31a Coppa Davis. Allo stadio Olimpico tra i giovani raccattapalle c’era anche un 13enne moscovita che sognava il grande tennis. Quindici anni dopo Mikhail (Misha per gli amici) Youzhny può dire di aver raggiunto il suo obiettivo. Il suo mito, Stefan Edberg, rimane inarrivabile ma alla soglia dei 28 anni per Misha potrebbero esserci ancora grandi soddisfazioni.

 

Sono i genitori di Youzhny, Mikhail Senior e Lubov grandi appassionati di tennis, a mettergli in mano la racchetta a sei anni. Il padre è militare di professione, Misha si allena così nei piccoli circoli di tennis dell’esercito russo ben lontano dalle rinomate ma dispendiose accademie frequentate da molti suoi coetanei. Il suo primo mentore è Igor Volkov che ricorda spesso il bel “caratterino” del piccolo Mikhail: “Abbiamo avuto diversi problemi con il temperamento di Misha. Suo fratello maggiore Andrei (anch’egli giocatore a livello Futures, ndr) e suo padre hanno lavorato moltissimo per condurre Mikhail  dove è adesso”. Youzhny ha grinta e talento da vendere ma un carattere complesso. Fatta eccezione per i famigliari più stretti solo Boris Sobkin, un docente universitario di Matematica con il pallino del tennis, sembra avere gli strumenti giusti per guidare il promettente Mikhail. La collaborazione Youzhny-Sobkin si fonda sul duro lavoro e su tante rinunce, Misha suda, fatica e alla fine viene premiato. Nel 1999 raggiunge la finale al torneo juniores dell’Australian Open e da lì inizia la sua avventura nel circuito maggiore nemmeno quattro anni dopo la finale di Davis moscovita.

 

Il 2002 costituisce una pietra miliare nella vita personale e tennistica di Youzhny. A metà luglio c’è il primo urrah nel circuito (a Stoccarda) e l’entrata tra i top 50, qualche giorno dopo rischia la vita in un incidente automobilistico. Non fa quasi in tempo a tornare a giocare che due mesi dopo, a settembre,  vede morire sotto i propri occhi il padre vittima di un attacco cardiaco. Chi forse più di tutti aveva fatto per lui se ne va improvvisamente. La reazione di  Misha è quella degli ossi duri: non c’è tempo per piangersi addosso, bisogna continuare il percorso che si è intrapreso, allenarsi e gareggiare perché papà avrebbe voluto così. Il Destino lo ricompensa alla fine dell’anno. Francia e Russia si giocano la Davis a Bercy, sul 2-2 il punto decisivo se lo contenderanno i due numeri due. Per i francesi Paul Henri Mathieu (36) e per i russi proprio Youzhny (32), in sostituzione di un Kafelnikov (27), stanco e sempre meno competitivo.

Sembra tutto facile per Mathieu che vince agevolmente i primi due set ma Misha riesce a trovare la forza e quel quid per non arrendersi e capovolgere le sorti dell’incontro. Papà Mikhail Senior non avrebbe potuto chiedere di più…

 

La carriera di Youzhny prosegue tuttavia in chiaroscuro. Oltre undici anni di onorato professionismo,  cinque titoli nel palmares su tredici finali disputate, la semifinale di Flushing Meadows 2006 e i quarti a Melbourne 2008 come suoi best negli Slam, cinque titoli di doppio in 8 finali e il riconoscimento della top 10 ATP sono risultati non trascurabili. Molti big escono sconfitti al cospetto del moscovita (Nadal ne sa qualcosa), ma altrettanti comprimari non faticano a superarlo quando la giornata è storta. Gli alti e bassi di rendimento, l’indole pugnace e forse troppo irruente, gli eccesivi sbalzi d’umore lo penalizzano spesso non consentendo a uno dei rovesci più belli del circuito di vincere quanto potrebbe. Celebre è l’episodio del terzo turno contro Almagro al Masters 1000 Miami di due anni fa. Dopo aver sbagliato in modo banale un punto fondamentale per l’esito dell’incontro, Misha si colpisce ripetutamente con la racchetta. La ferita tra fronte e capo è impressionante e costringe il giudice di sedia a sospendere il match. Youzhny vincerà la partita ma è l’ennesima riprova dei “limiti” caratteriali del russo.

 

Che Mikhail non sia solo un tennista ma anche un personaggio lo si evince pure dal particolarissimo saluto che rivolge al pubblico dopo i successi più impegnativi. Si tratta del saluto ufficiale militare. La mano sinistra posiziona la racchetta sopra la testa a mo’ di cappello perché è impensabile salutare formalmente con il capo scoperto mentre la destra è inclinata a livello della tempia. Il soldato Youzhny provvede così a congedarsi dagli astanti. Questo rituale, iniziato scherzosamente qualche anno fa, che Youzhny ripete ai quattro angoli del campo, ha reso il moscovita sempre più popolare. Per Misha, invece, rappresenta forse un modo unico e speciale per ricordare il padre e farlo partecipe delle sue vittorie più importanti.

 

Ora che con i suoi quasi 28 anni è entrato a far parte della categoria dei tennisti di una certa età e da poco più di un anno è marito felice di Yulia, sembra che Mikhail abbia messo un po’ la testa a posto. Dopo gli ottimi risultati di fine 2009 si è confermato all’inizio del nuovo anno con le finali di Rotterdam e Dubai. I top ten sono a un tiro di schippo, al soldato Misha non resta che caricare, puntare e... centrare il bersaglio! 

 

 


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