LA RIVISTA IN EDICOLA - Febbraio 2012
06/03/2010

Ritratti - Juan Carlos Ferrero

Ritratti - Juan Carlos Ferrero

 

di Fabio Bagatella - foto Ray Giubilo

 

Appena 18enne passa al professionismo a metà del 1998, dopo il trionfo al Roland Garros Junior. Nel 1999, a seguito della semifinale di inizio anno a Casablanca (suo primo torneo Atp), è già in grado di vincere il suo primo titolo (Maiorca) dove piega in un'autentica battaglia Corretja (11). Nel primo Slam della carriera è sfortunato: sul cemento di Flushing Meadows pesca Rusedski (8) perdendo in quattro set. I buoni risultati nei Challenger (vittoria a Napoli, a Maia in Portogallo, finale a Prostejov e Graz) contribuiscono a portarlo subito nei top 50. A fine anno è già numero 45 del mondo dopo aver iniziato la stagione oltre il 300o posto.

 

Il 2000 è una lunga cavalcata che lo conduce alla soglia dei top 10. E' la prima metà della stagione che ci offre il miglior Ferrero. Fino al Roland Garros può vantare un eccellente bilancio di 31 successi in 44 partite giocate. Nei 13 tornei disputati in ben 7 occasioni raggiunge come minimo i quarti. Non c'è l'acuto finale ma tanti ottimi risultati. Sul duro: terzo turno nel suo primo Australian Open (4-6 al quinto contro El Aynaoui, 29), finale a Dubai (ko contro Kiefer, 4 dopo aver regolato al secondo turno Laspentti, 9), semifinale di Scottsdale (fuori per mano di Hewitt, 18). Sulla terra: quarti all'Estoril e a Monte Carlo, finale a Barcellona (sconfitto nettamente da Safin) e soprattutto semifinale a Parigi alla sua prima partecipazione dove si arrende 3-6 al quinto a Kuerten (5) futuro vincitore. La seconda fase dell'anno è meno densa di soddisfazioni: ottavi all'US Open, semifinale a Bercy dove è sempre Safin, neo-leader mondiale, a sbarrargli la strada concedendogli le briciole. Nessun urrah nel circuito ma la gioia di alzare l'insalatiera della Davis dopo aver dato il punto decisivo al team spagnolo nella finale contro l'Australia (rivincita in quattro set su Hewitt). Degno di nota il quarto di finale raggiunto alle Olimpiadi di Sidney. Chiude la stagione al 12o posto del ranking.

 

La cavalcata prosegue nel 2001 e questa volta la meta (conseguita) sono i top 5. Dopo la vittoria in Dubai (approfittando del ritiro di Safin), è ancora il rosso europeo a regalargli i successi: all'Estoril piega il connazionale Mantilla (105), tra Barcellona, Roma e Amburgo infila un filotto di 16 vittorie consecutive prima di cedere inaspettatamente all'ultimo atto del Masters Series tedesco contro Portas (42). Al Roland Garros è ancora una volta il futuro campione, Kuerten (1), a fermarlo in semifinale vendicandosi della sconfitta patita nella finale del Foro Italico. Nel suo primo Wimbledon sconfigge l'ex semifinalista Stoltenberg (116) prima di cedere all'erbivoro Rusedski (40), poi il ritorno sulla terra e nuova finale, a Gstaad, dove supera Grosjean (7) ma perde contro Novak (40 ). Nella seconda parte riesce al massimo a raggiungere i quarti: nel Masters Series del Canada, a Hong Kong e a Lione. Grazie al quarto posto nel ranking ATP è qualificato di diritto per il primo Masters: agguanta la semifinale dopo aver sconfitto Kuerten (1) e Ivanisevic (13) ma cede al futuro vincitore Hewitt (2). Il record spagnolo di Moya (numero 1, nel marzo 1999) appare sempre più in pericolo.

 

Il 2002 è una stagione di conferme: la leadership mondiale è solo sfiorata ma le soddisfazioni non mancano. Dopo un avvio sotto tono anche per una fastidiosa borsite al ginocchio destro che lo fa precipitare fuori dai top 10 (11), l'arrivo della terra battuta europea lo rilancia. Giungono infatti la vittoria di Monte Carlo, la finale di Kitzbuhel (ko contro Corretja, 31) e la prima in uno Slam. Ai French Open fa fuori Agassi (4) nei quarti, Safin (2) in semifinale prima di essere sconfitto dal sorprendente Albert Costa (22). Il successo nel Principato lo proietta, anche se per solo una settimana, al numero 2 dell'ATP: eguagliati Corretja, Bruguera e Orantes. Una buona seconda fetta di stagione (vittoria a Hong Kong, semifinale ai Masters Series di Cincinnati e Madrid) gli consentono di rimanere saldamente tra i top 5 e di qualificarsi nuovamente per il Masters. E' ancora Hewitt (1 )a spegnergli il sorriso in una finale emozionante dove l'australiano si fa rimontare due set di vantaggio ma alla fine la spunta 6-4 al quinto recuperando un break di svantaggio. Per lo spagnolo la consolazione di aver battuto Agassi (2), Novak (7) e in semifinale Moya (5) rafforzando il suo quarto posto nel ranking ATP.

 

Il 2003 è il suo anno: conquista il Roland Garros, sfiora l'Us Open e afferra il trono Atp. Che sia una grande stagione lo si capisce subito dall'ottimo inizio in terra australiana: finale a Sidney, sorpreso da H-T Lee (85) e quarti all'Australian Open, superato da Ferreira (39). Sull'amata terra europea è un cavalcata imperiale: vittoria a Monte Carlo, semifinale a Barcellona (ko contro Safin, 8), nuova affermazione a Valencia (senza perdere set), semifinale a Roma (forfait contro Federer, 5) e, dulcis in fundo, dominio a Parigi dove in semifinale si vendica di Albert Costa lasciandogli le briciole e, in una finale a senso unico, lascia alla meteora Verkerk (45) la miseria di 6 giochi. Non è però il trionfo parigino a consegnargli la vetta dell'ATP, bensì la finale all'US Open (suo best a New York). E' il beniamino di casa Roddick (4) a negargli il secondo Slam stagionale. In semifinale compie il capolavoro piegando Agassi (1) e strappandogli la corona mondiale. La vittoria di Hong Kong e la finale di Madrid gli permettono di rimanere per 8 settimane re del ranking. La flessione finale testimoniata dalle tre sconfitte patite nel round robin del Masters lo costringono ad accontentarsi del terzo posto nel ranking. Il 2003 si conclude amaramente con la finale di Davis persa dalla Spagna in Australia con Ferrero piegato al quinto set da Hewitt e Philippousis. Lo spagnolo ha comunque di che rallegrarsi: era dai tempi di Lendl (1980) che un giocatore non riusciva ad incamerare 30 vittorie sia sul rosso che sul duro. Ivan ne realizzò 63, per Ferrero sono ben 67.

 

Il 2004 parte alla grande ma si rivela una stagione negativa dominata dai guai fisici. All'Australian Open approda tranquillamente in semifinale (suo best a Melbourne) dove viene murato dal futuro trionfatore Federer (2), a Rotterdam è Hewitt (13) a piegarlo in finale dopo un'aspra battaglia. Poi iniziano i guai: a marzo la varicella, a maggio una caduta in allenamento gli procura fastidi a costole e polso destro. I tanti punti da difendere sul rosso europeo diventano indifendibili e i 9 giochi raccolti contro Andreev (77) al secondo turno sono l'emblema dei problemi di Ferrero. Per tutto il resto della stagione lo spagnolo cerca di ritrovare, senza successo, la forma migliore. Dopo l'infelice partecipazione alle Olimpiadi di Atene (out al secondo turno contro Fish, 35), anche all'US Open esce subito (secondo turno contro Koubek, 97). Esce pure dai top ten e continua a scendere nel ranking fino alla fine dell'anno che chiude 31o. E' presente nella finale di Davis vinta dalla Spagna contro gli USA ma gioca solo il doppio con Robredo cedendo nettamente ai gemelli Bryan.

 

Il 2005 è sostanzialmente l'opposto dell'anno precedente: l'inizio è disatroso, la conclusione decisamente positiva. Fino a Monte Carlo non riesce mai ad andare oltre gli ottavi, la classifica non può che risentirne e lo spagnolo rischia persino di uscire dai 100. Il rosso europeo gli viene per l'ennesima volta in aiuto: la semifinale a Monte Carlo e la finale di Barcellona persa contro un giovanissimo Nadal (11) gli restituiscono fiducia e punti ATP. Il peggio è alle spalle: a Roland Garros e Wimbledon  lotta alla pari ma perde contro Safin (4) e Federer (1). La condizione migliora sempre più: arrivano buoni risultati (finale a Vienna persa con Ljubicic, 9 e semifinale a Pechino perduta contro Nadal, 2). In entrambi i casi sconfigge Nalbandian (9) risalendo il ranking fino al 17o posto di fine anno. Non sembra comunque ancora il Ferrero schiacciasassi di qualche anno prima.

 

Il 2006 conferma che i bei tempi antichi faticano a tornare. Naviga tutto l'anno attorno alla 25a posizione mondiale regalandosi comunque alcuni risultati gratificanti. Nel Masters Series di Cincinnati si rivede il Ferrero dei bei tempi: raggiunge la finale senza perdere set sconfiggendo tre top 10 (Blake, 5, Nadal, 2 e Robredo, 7) ed arrendendosi al solo Roddick (12). Poco altro però se si eccettuano la semifinale di Buenos Aires (fuori contro Moya, 34) e i quarti di Barcellona (ko con Almagro, 57), S'Hentogerbosch (con Serra, 46) e Bastad (con Nieminen, 13). Chiude una stagione nel complesso anonima al numero 23 del ranking.

 

Il 2007 è la fotocopia del 2006 con qualche acuto in più ma la sensazione è che lo spagnolo sia diventato ormai un giocatore di seconda fascia. E' vero che può vantare il suo best a Wimbledon (quarti) dove riesce a battere Blake (9) prima di cedere al solito Federer (1) ma il resto della stagione non riserva grandi entusiasmi. Da registrare una finale, a Costa Do Sauipe, sconfitto da Canas, 107, e 3 semifinali (Acapulco, Monte Carlo e Vienna ). Tra i top 10, oltre a Blake, regola due volte Gonzalez, 6, ma non riesce a migliorare la sua classifica. Chiude l'annata 24o.

 

Il 2008 sembra essere l'anno della ripresa ma gli infortuni lo rendono uno dei peggiori. La partenza è positiva: finale ad Auckland (ko contro Kohlschriber, 31), ottavi all'Australian Open e Indian Wells (out rispettivamente contro Ferrer, 5 e Nalbandian, 7). A Roma surclassa il campione in carica Nadal (2) per poi cedere a Wawrinka (23) destinato ad arrivare alla finale. Il problema muscolare nel match d'esordio al Roland Garros è solo l'inizio di una serie di guai fisici che gli consentono di giocare solo 4 tornei nella seconda parte della stagione. A secco di titoli ATP da ormai 5 anni e mezzo, chiude un'annata sfortunata al 55o posto del ranking.

 

Il 2009 sembra essere l'inizio della fine e invece si rivela essere realmente un nuovo inizio. La prima parte della stagione è condizionata dagli strascichi dei problemi dell'anno prima: alla fine di marzo, dopo oltre dieci anni di permanenza ininterrotta, lo spagnolo esce dai top 100. Proprio nel momento in cui la resa sembra vicina, lo spagnolo trova la forza per reagire. Il trionfo di Casablanca di inizio aprile senza perdere un set rappresenta il “turning point”, gli eccellenti risultati sull'erba londinese (semifinale al Queen's e quarti a Wimbledon sempre stoppato solo dal beniamino di casa Murray, 3) la consapevolezza che nulla è già scritto, il ritorno in Davis dopo quattro anni e l'autorevole decisiva vittoria contro il tedesco Beck (51) l'iniezione di fiducia necessaria per riprendere a correre. La buona finale di Umago (ko contro Davydenko, 9), l'ottimo US Open (batte Simon, 7 arrendendosi solo al futuro vincitore Del Potro, 6) gli consentono di proseguire nella risalita in classifica chiudendo l'annata ancor una volta a ridosso dei migliori (23).

 

Nel 2010 sembra aver ritrovato una seconda giovinezza. Archiviata in fretta la negativa parentesi australiana con un ritiro (contro Lammer, 209 ad Adelaide) e con una sconfitta all'esordio nel major oceanico (contro Dodig, 185), è ancora una volta la terra battuta (sudamericana) a regalargli soddisfazioni. Sfiora un eccezionale trittico tra Costa Do Sauipe, Buenos Aires ed Acapulco dominando in lungo e in largo e rispolverando il suo miglior tennis. Dopo 20 giorni giocando quasi ininterrottamente e dopo aver ceduto 5 set in 14 incontri, si arrende nel 15o al solo Ferrer (17) riprendendosi un ranking di tutto rispetto (14). In questo fine settimana doveva essere a Logrono per Spagna-Svizzera di Davis ma un fastidio al ginocchio lo ha costretto al forfait. Lo rivedremo sul cemento dei Masters 1000 americani.

 

 


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