
di Fabio Bagatella - foto Ray Giubio
E' nel 2005 che il 18enne Andy Murray passa al professionismo: nessun titolo ATP ma subito l'entrata in pianta stabile nei top 100. Il debutto nel circuito maggiore avviene sulla terra di Barcellona dove perde in tre set contro Hernych (79). Sull'erba di casa (Queen's e Wimbledon) si presenta alla grande superando due turni ed eliminando tra gli altri Dent (30) e Stepanek (13 nel Maior). Le sconfitte sono sempre al fotofinish e contro grossi calibri (T. Johansson 20 e, nello Slam, Nalbandian 19). Nel resto della stagione due vittorie Challenger sul cemento americano (Apton, California e Binghamton, New York) cedendo complessivamente un set (al tie-break), la finale nel World Series di Bangkok dove si arrende con onore (3-6 5-7) solo al leader del seeding e del ranking Roger Federer ed i “quarti” di Basilea dove si toglie la soddisfazione di battere il connazionale Henman (28). Chiude la sua prima annata da “pro” al 64o posto del ranking mondiale quando alla fine del 2004 era numero 411. Da segnalare anche il debutto in Coppa Davis: a 17 anni e 293 giorni è il più giovane britannico di sempre ad essere impiegato nella competizione a squadre. La Gran Bretagna non riesce comunque a entrare nel Gruppo Mondiale: batte gli israeliani ma perde con gli svizzeri.
Nel 2006 l'avanzata prosegue: primo titolo ATP, ingresso nei top 20 e successo contro l'incontrastato leader mondiale Roger Federer. La prima metà di stagione registra il suo primo urrah sul duro di San Josè dove fa fuori in “semi” Roddick (3) ed in finale Hewitt (11) a cui annulla pure due match-points. A 18 anni e 9 mesi è il più giovane vincitore di un torneo ATP dell'anno. Se si escludono i quarti di Memphis (out con Soderling 87), il bilancio sino a giugno è molto magro perché non supera mai il secondo turno. L'aria britannica gli restituisce smalto: quarti a Nottingham e ottavi a Wimbledon (ko rispettivamente contro il nostro Seppi 72 e contro Baghdatis 16, dopo aver però battuto ancora Roddick 5 al terzo turno). Bene anche sul cemento statunitense: terza finale in carriera a Washington (persa contro Clement 57), “semi” al Masters Series del Canada (sconfitto da Gasquet 51), “quarti” a quello di Cincinnati e “ottavi” all'US Open (fuori con Davydenko 6). In Ohio regola 7-5 6-4 Federer (1) prima di subire la “vendetta” di Roddick (12). Conclude un'annata di regolare avvicinamento al top al 17o gradino della classifica ATP con il privilegio di essere stato uno dei due soli giocatori (l'altro è Nadal 2) di uscire vittoriosi da un match con Roger Federer (1). Degno di nota anche la finale in doppio raggiunta a Bangkok in coppia col fratello Jamie.
Il 2007 segna la sua “prima volta” tra i top ten grazie anche a due nuovi titoli e nonostante quasi quattro mesi di stop per problemi fisici. I primi tre mesi sono formidabili: gioca sei tornei e coglie sei ottimi risultati. Nell'ordine: finale a Doha (si “vendica” di Davydenko 3, ma cede a Ljubicic 5); “ottavi” a Melbourne (1-6 al quinto contro Nadal 2), bis a San Josè e tre semifinali consecutive (Memphis ed i Masters Series di Indian Wells e Miami). Negli ultimi due appuntamenti è sempre Djokovic (13) a infliggergli due pesanti lezioni (sei giochi in tutto raccolti). A metà aprile fa il suo primo ingresso tra i primi dieci giocatori del mondo e vi rimane per circa due mesi (suo best è l'ottava posizione). I guai fisici lo costringono però a saltare tutta la parte centrale della stagione. Rientra sul “duro” americano ma il meglio lo realizza solo negli indoor europei. Vittoria a San Pietroburgo, finale a Metz (ko contro Robredo 9) e “quarti” a Bercy (contro Gasquet 13). Dopo aver rischiato di uscire dai primi venti, a fine anno è nuovamente vicinissimo ai big (11).
Il 2008 è l'anno della definitiva esplosione: 5 trionfi ATP, una finale Slam e l'ingresso in pianta stabile nella top 5 mondiale. L'inizio di stagione è pirotecnico: vittorie convincenti a Doha e Marsiglia separate dall'inatteso rovescio al primo turno dell'Australian Open. Il suo “giustiziere” (Tsonga 38) arriverà sino in finale. Poi un lungo periodo interlocutorio (fino all'arrivo del “verde”) dove raggiunge al massimo i quarti di finale (Dubai). In Medio Oriente supera comunque per la seconda volta Federer (1) prima di perdere al cospetto di Davydenko (5). Nella seconda parte di stagione si torna a correre: “quarti” al Queen's e a Wimbledon, “semi” al Masters Series del Canada, vittoria in quello di Cincinnati e finalissima all'US Open. Sfatato finalmente il tabù Djokovic (3) piegato nei quarti canadesi e nell'atto decisivo in Ohio. Nello Slam londinese ed in Canada è sempre Nadal (2) che lo ferma ma deve cedere nella semifinale di Flushing Meadows. Sempre a New York, Federer (2) si rivela però troppo forte. Dopo il Maior sull'erba fa il suo “ritorno” nella top ten (9) e non l'abbandonerà più. Enormi soddisfazione anche nell'ultima parte dell'annata: secondo Masters Series in cascina (Madrid) dove rende pan per focaccia in “semi” a Federer (2), bis a San Pietroburgo (dove domina in lungo e in largo) e qualificazione al primo Masters di fine anno grazie al 4o posto del ranking ATP (record assoluto per il tennis britannico). In Cina sfodera un round-robin eccezionale con tre vittorie in altrettante sfide (contro Roddick 6, Simon 9 e ancora Federer 2). Si arrende pero in “semi” a Davydenko (5). Al termine di un anno positivissimo è il numero 4 del mondo.
Il 2009 è un'altra annata straordinario: sei titoli ATP, la “semi” di Wimbledon, i “quarti” ai French Open e il suo best ranking di sempre (2). Se si esclude la debacle all'esordio del Masters 1000 romano (out contro Monaco 57) e il terzo turno di Bercy (ko con Stepanek 14), raggiunge nei quattro Maior come minimo gli ottavi di finale mentre nei restanti tornei disputati (11) non esce mai di scena prima dei “quarti”. Sei i trionfi: cinque sul cemento (Doha, Rotterdam, Valencia, Miami e Canada Masters 1000) ed uno sull'erba (Queen's). Nel torneo della Regina non perde un set e solo due volte il servizio in tutta la settimana. Riporta un britannico nell'albo d'oro londinese settant'anni dopo Bunny Austin (1938). Nei Maior: ottavi di finale in Australia e negli USA (eliminato rispettivamente da Cilic 17 e Verdasco 15), “quarti” a Parigi (suo miglior risultato al Bois de Boulogne dove viene battuto da Gonzalez 12) e soprattutto semifinale a Londra (ko contro Roddick 6). Da segnalare inoltre la finale del Masters 1000 di Indian Wells (3 giochi racimolati al cospetto di Nadal 1). Conferma a fine anno il quarto posto di inizio stagione ma non riesce a superare il round-robin del Masters di fine novembre (a Londra) nonostante le vittorie su Del Potro (5) e Verdasco (8). Il bilancio complessivo di 80 vittorie e sole 13 sconfitte la dice lunga sul suo rendimento annuale: ciliegina sulla torta il seconda posizione del ranking ATP colta ad agosto subito prima di perdere i punti della finale newyorkese dell'anno passato.
Il 2010 si apre in maniera eccezionale ma poi è una lunga sfilza di risultati deludenti. Agli Australian Open gioca alla grandissima: arriva in finale perdendo solo un set (contro Cilic 14 in “semi”) ma deve arrendersi ad uno stratosferico Federer (1). Il resto della stagione è sino ad ora decisamente sottotono: si salvano solo i “quarti” ai Masters 1000 di Indian Wells e Madrid (sconfitto seccamente da Soderling 7 e Ferrer 12) ed in parte gli ottavi di finale del Roland Garros dove al debutto rimonta due set ed un break all'idolo di casa Gasquet (45) ma cede nettamente a Berdych (17). Nel primo torneo di preparazione a Wimbledon (il Queen's), dove l'anno scorso aveva trionfato, è uscito di scena negli ottavi contro Fish (90). Occupa attualmente il quarto gradino della classifica mondiale.
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