LA RIVISTA IN EDICOLA - Febbraio 2012
08/05/2010

Ritratti - Ana Ivanovic

Ritratti - Ana Ivanovic

 

di Fabio Bagatella - foto Ray Giubilo

 

E' il giugno 1992 quando Monica Seles piega Steffi Graf in una delle finali del Roland Garros più belle ed emozionanti di tutti i tempi. A quasi duemila chilometri di distanza nella sua casa di Belgrado una bambina di cinque anni s'innamora del tennis e decide che avrebbe fatto di tutto per imitare la campionessa di Novi Sad. Inizia così la storia dell'ex leader mondiale Ana Ivanovic. Dopo un anno molto difficile, Roma 2010 pare averla riportata molto molto vicina all'élite del tennis femminile internazionale.

 

Ana Ivanovic nasce il 6 novembre 1987 a Belgrado nell'Ex Jugoslavia in una famiglia benestante. Il padre, Miroslav, è imprenditore mentre la madre, Dragana, è avvocato. Ana ha anche un “fratellino” di quattro anni più piccolo, Milos con cui tutt'oggi si diverte sfidandolo a pallacanestro.

 

Ana inizia a giocare prestissimo: a nemmeno sei anni, dopo aver ammirato in TV i successi della connazionale Monica Seles, supplica i genitori di farle imparare questo gioco. Riesce persino a memorizzare il numero di telefono di una scuola di tennis locale per convincere il padre e la madre ad iscriverla. Gli Ivanovic non giocano a tennis e non vi hanno mai giocato ma sono dei grandi “patiti” di sport: perché dunque impedire alla loro primogenita di provare a coltivare questa passione?

 

Più che di passione si tratta di vero e proprio amore che Ana prova per il tennis: la prima racchetta diventa un'amica inseparabile (ancor oggi inamovibile nella sua camera da letta), come mamma Draganache si impegna a seguire i costanti e regolari progressi della figlioletta. Gli obblighi lavorativi costringono invece papà Miroslav a viaggiare per per il mondo: quando può, corre comunque anche lui ad ammirarne le gesta.

 

Che Ana abbia il tennis nel sangue lo si evince dal fatto che neppure i bombardamenti NATO del 1999 ne interrompono la voglia di giocare. La 13enne Ivanovic si alza presto la mattina perché non può allenarsi mentre esplodono le bombe. Quando invece sono le strutture a mancare, come negli inverni subito dopo la guerra, sia accontenta di una poter usufruire di una piscina vuota che viene magicamente trasformata in campo da tennis.

 

C'è anche un altro episodio del passato che mostra quanto importante sia il tennis per Ana Ivanovic. E' il 2002, Ana ha 15 anni ed ha appena perso un incontro. Destino vuole che il suo manager, Dan Holzmann, sia sugli spalti ed assista alla debacle. La giovane serba trascorre quattro ore negli spogliatoi tra le lacrime convinta che Holzmann possa scaricarla. Il timore della giocatrice è quello di aver dimostrato di non essere abbastanza brava per diventare una tennista professionista. Nel 2010 Holzmann è ancora il manager di Ana Ivanovic.

 

E' il 2004 che il tennis internazionale si accorge di Ana Ivanovic. In un solo anno scala oltre 600 posizioni del ranking WTA entrando tra le top 100. Dopo la finale juniores di Wimbledon persa contro Kateryna Bondarenko e il dominio assoluto nel circuito ITF (26 successi in altrettanti incontri disputati) si presenta al grande pubblico di Zurigo domando la stella francese Tatiana Golovin ed impegnando Venus Williams in due tie-breaks tiratissimi.

 

Nei suoi sei anni di carriera agonistica Ana può vantare 8 trionfi WTA tra cui uno Slam (Roland Garros) e Indian Wells in 12 finali, la leadership mondiale conquistata dopo la vittoria parigina nel 2008 e mantenuta nel complesso per poco meno di tre mesi. Nel marzo 2009 l'ultimo grande risultato: il fallito bis in California dove si arrende alla russa Vera Zvonareva, poi solo bocconi amari e la discesa in classifica,

 

Ad inizio anno la serba si affida ad Heinz Gunthardt, ex coach di Steffi Graf, ma i risultati stentano a venire. A marzo, dopo quattro anni di presenza ininterrotta, esce dalle prime cinquanta del mondo. A Roma l'apparente svolta: a oltre un anno di distanza dalla finale di Indian Wells, un nuovo risultato rimarchevole in un torneo di primissimo piano. Sarà un fuoco di paglia o la serba ha finalmente imboccato la strada giusta per tornare ad essere la grande campionessa ammirata due anni fa?

 

Madre Natura è stata molto generosa con Ana: oltre a donarle un indubitabile talento tennistico le ha regalato fascino e avvenenza che la serba ha saputo valorizzare ed abilmente sfruttare. Immortalata sulle copertine dei più noti magazines internazionali, intervistata a più riprese da riviste e quotidiani di mezzo mondo, Ana è ormai un sex symbol a livello planetario. Non pare dunque strano che il suo sito internet rientri tra i più cliccati in assoluto tra quelli delle sportive. Per il rammarico di molti suoi fans, la 23enne di Belgrado è “fidanzatissima” da circa un anno con il giocatore di golf australiano Adam Scott. Tra i suoi “spasimanti” anche il collega spagnolo Fernando Verdasco con cui ha avuto un breve flirt tra il 2008 e il 2009.

 

Non ci sono però solo servizi fotografici, gossip e mondanità nella vita extra-tennistica della 22enne di Belgrado. Il grande “amore” per i bambini e il desiderio di agire concretamente per la loro educazione e il loro benessere ha portato Ana a divenire Ambasciatrice serba per l'UNICEF. Condivide, da settembre 2007, questo importante e prestigioso incarico con l'ex cestista Aleksandar (Sasha) ?or?evi? ed il regista Emir Nemanja Kusturica.

 

Assieme a Novak Djokovic, con il quale è sostanzialmente cresciuta (tennisticamente e personalmente), Ana è una vera propria eroina in Serbia. Il giorno delle sue venti candeline (6 novembre 2007) c'era anche il Presidente Boris Tadic nella specialissima festa di compleanno tenutasi a Belgrado. In occasioni delle Olimpiadi Pechinesi del 2008, che Ana con sommo rammarico non ha potuto giocare per un problema fisico, le è stato dedicato addirittura un francobollo del valore di 41 dinari.

 

Nel circuito la tennista serba è conosciuta anche per essere una ragazza molto superstiziosa che trasporta questa sua peculiarità direttamente sul terreno di gioco. Tra i suoi riti vi è quello di non calpestare le righe del campo ed indossare determinati capi d'abbigliamento. Se poi nel corso di un torneo le capita di trovare una moneta, non se ne separa più sino al termine della competizione. Negli Australian Open 2008 ad esempio aveva appuntamento tutte le mattine nello stesso bar, durante i vittoriosi French Open di quattro mesi dopo cenò on il suo entourage per due settimane nel medesimo ristorante.

 


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