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Young accusa Harrison: “È tutto falso!”

Inizia con una vivace polemica il New York Open: Ryan Harrison e Donald Young sono stati protagonisti un acceso alterco verbale. A fine partita, Young ha accusato l'avversario di avergli rivolto frasi razziste. Il texano nega tutto e invoca la presenza di una registrazione: “Firmo subito: se è vero, accetto una squalifica di tre mesi”.
Young accusa Harrison: “È tutto falso!”
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Riccardo Bisti
14 febbraio 2018

Sembra uno scherzo del destino, per non dire una presa in giro. Nella giornata d'esordio del New York Open, primo torneo ATP su un campo nero, è deflagrata una polemica legata a presunte frasi razziste. L'episodio è avvenuto durante il match tra Ryan Harrison e Donald Young. Poco dopo il match (vinto 6-3 7-6 da Harrison), la polemica si è diffusa via Twitter: prima Young si è lamentato con un post, pur senza specificare cosa avesse sentito. Poco dopo, è arrivato il tweet di risposta di Harrison: “Si tratta di accuse completamente false”. Era da poco scoccata la mezzanotte a Long Island, quando Donald Young ha scritto: “Sono scioccato e deluso, Ryan Harrison, per averti sentito dire cosa pensi di me in quanto giocatore nero durante il nostro match a New York”. La vicenda ha subito avuto una forte risonanza, anche perché arriva a poche settimane dalle polemiche australiane riguardanti Tennys Sandgren. Per tutta la giornata di martedì, Young non ha rilasciato commenti. Da parte sua, Harrison ha aggiunto: “Non c'è nessuna possibilità che io abbia detto quello che sostiene. Se qualcuno avesse a disposizione un filmato o una registrazione, per favore, lo renda pubblico”. L'ATP è al corrente della faccenda e ha subito aperto un'indagine, con tanto di comunicato. Secondo le indiscrezioni raccolte dal New York Times, nella serata di martedì non era ancora emersa nessuna prova a sostegno delle accuse di Young. Ci sono state una serie di audizioni: hanno parlato i due giocatori, il giudice di sedia, i raccattapalle, ed è stato visionato il video del cambio di campo nel corso del primo set, in cui i due non se le sono mandate a dire. “L'ATP prende estremamente sul serio qualsiasi pregiudizio razziale” hanno scritto nel comunicato che informava dell'apertura di un'indagine.

HARRISON NON CI STA
Al cambio di campo incriminato, il giudice di sedia è dovuto scendere dal seggiolone per evitare che i due venissero a contatto. Conosciamo la versione dei fatti di Harrison, peraltro campione in carica del torneo (lo scorso anno si impose a Memphis). “30 minuti dopo la fine della partita sono stato convocato nell'ufficio del supervisor. Con Young presente, sono stato informato delle sue accuse – ha detto – ero totalmente scioccato e l'ho subito pregato di trovare una registrazione dell'accaduto. Ho detto che avrei firmato immediatamente un documento in cui avrei accettato una sospensione di tre mesi se il fatto si rivelasse vero”. Il match è stato trasmesso dalle telecamere: al cambio di campo si vede la tensione tra i due, non troppo distanti dal contatto fisico, ma non esistono registrazioni audio utili. Si nota Harrison dire qualcosa all'arbitro e poi rivolgersi al suo avversario. Dopo che Harrison si è seduto, lui e Young hanno continuato a scambiarsi opinioni, costringendo il giudice di sedia a intervenire per evitare che la discussione deflagrasse. A quel punto, Harrison ha continuato a bofonchiare mentre Young scuoteva la testa. A fine partita, c'è stata una freddissima stretta di mano, o meglio un leggero sfiorarsi con le dita. “Il giudice di sedia è stato testimone dell'intero accaduto – ha detto Harrison – poiché la discussione è avvenuta di fronte a lui. Chiunque segue il tennis sa che, non appena c'è un problema di natura razziale, l'arbitro è tenuto a punire il colpevole per aver infranto il regolamento. Il fatto che non ci sia stata alcuna violazione è la prova che non sono stati formulati né pronunciati commenti razzisti. Qualsiasi audio lo potrebbe confermare e invito chiunque a trovare qualcosa che lo possa testimoniare”.

"NONOSTANTE TUTTO, RISPETTO YOUNG"
Ryan Harrison e Donald Young sono in cattivi rapporti da tempo e l'astio è deflagrato presso il Nassau Coliseum. Il texano è noto per essere una “testa calda” e ha ammesso di aver commesso qualche stupidaggine, ma di non essere mai caduto in frasi razziste. “Sono un passionale, so che ci sono state situazioni in cui ho sbagliato – ha detto – ma stavolta non è andata così. Per questo vorrei tanto che uscisse un audio, perché so che non ci sarebbe niente di offensivo”. Curiosamente, i due potrebbero ritrovarsi in doppio: Harrison fa coppia con Steve Johnson e ha passato il primo turno: se anche Young-Ebden dovessero vincere, si ritroverebbero a meno di 72 ore dal fatto. Nella giornata di martedì, i due si sono incrociati nell'hotel dei giocatori, senza rivolgersi la parola. Tra loro ci sono tre anni di differenza (Young è nato nel 1989, Harrison nel 1992) e il primo scontro diretto risale al 2010. Da allora hanno giocato otto volte, con un bilancio di sei successi a due per Harrison, compresi gli ultimi quattro. Dopo il successo in doppio, Harrison è tornato sull'argomento. Si è rammaricato del fatto che non sia stato trovato un video che potesse chiarire l'accaduto, pur sostenendo che i vari testimoni avevano confermato la sua versione dei fatti, ovvero che non era stato pronunciate frasi razziste. Quando gli hanno chiesto cosa abbia detto esattamente, non è entrato nel dettaglio. “Ci sono state un po' di trash talks. Parlavamo delle partite precedenti, non erano belle parole, ma non c'è stato nessun commento di tipo razziale. Tutti riguardava il tennis e le partite di cui eravamo stati protagonisti”. E allora perché Young la pensa diversamente? “Non lo so e non voglio fare speculazione. Io provo a rispettare tutti, a partire dai miei avversari. Quando ci siamo visti nell'ufficio del supervisor ho detto a Donald che ho rispetto per lui, anche dopo quello che ha detto”


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