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Andujar, il ritorno e l’esempio di Del Potro

Dopo un calvario lungo oltre due anni, con ben tre operazioni allo stesso gomito, Pablo Andujar può sorridere. Il problema sembra finalmente risolto e lo spagnolo, vincitore di tre tornei ATP, si prepara per il grande ritorno nel 2018. “Sapere che Del Potro è tornato in alto dopo quello che ha passato mi dà forza e motivazioni. È un grande modello".
Andujar, il ritorno e l’esempio di Del Potro
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Marco Caldara
14 December 2017

Quando si pensa a un giocatore che ha dovuto combattere con ripetute sfortune, il primo nome che passa per la testa è quello di Juan Martin Del Potro, che a causa dei polsi di cristallo (prima il destro, poi il sinistro) ha rischiato seriamente di dire addio al tennis giocato. Per fortuna non è andata così, e anche stavolta “Palito” può dire di aver vinto la propria sfida, visto che è tornato di nuovo ad altissimi livelli. Chi invece la battaglia la deve ancora combattere è Pablo Andujar, che finalmente vede la luce in fondo a un tunnel lungo praticamente due anni e mezzo, nei quali è stato costretto ad andare sotto i ferri tre volte nel giro di tredici mesi, sempre a causa di un parziale distaccamento dall’osso del tendine del gomito destro. “Finalmente – ha scritto due giorni fa su Instagram – dopo due anni e mezzo, tre operazioni, un paio di tentativi di rientro nei quali continuavo a sentire dolore, tanta sofferenza, molti andirivieni e una pazienza infinita, torno nel 2018”. Il 31enne di Cuenca, numero 32 del mondo nel 2015 e vincitore di tre tornei ATP (oltre che finalista in altri quattro, tutti sulla terra battuta), riprenderà la sua carriera con un nuovo team, con Carlos Calderon nel ruolo di coach e Jaume Perez Baixauli come preparatore atletico. “Cosa mi aspetto? Nulla. Voglio solo dare tutto quello che ho. Ho sempre avuto l’obiettivo di uscire dal campo sapendo di aver fatto il massimo, e al termine della mia carriera mi piacerebbe rendermi conto di essere stato come un gladiatore, un sognatore che le ha sempre provate tutte. Non sopporterei l’idea di non aver raggiunto l’apice delle mie possibilità”.

Andujar, il ritorno e l’esempio di Del Potro

UN PROBLEMA, TRE OPERAZIONI
Il calvario di Andujar è iniziato nel 2015 al torneo di Gstaad, vinto l'anno precedente, quando nell’eseguire un servizio ha avvertito un forte dolore al gomito. Ha deciso di non dargli troppo peso, ma la questione era seria e l’ha obbligato a chiudere la stagione dopo lo Us Open. Per evitare l’intervento chirurgico ha tentato la via di un trattamento conservativo, e si è presentato al via della stagione 2016, ma il dolore non è passato e dopo soli sei tornei ha dovuto cedere: operazione. È andato una prima volta sotto i ferri nel marzo del 2016, quando i medici gli hanno applicato un chiodo per far aderire il tendine all’osso, ma dopo un rapido tentativo di rientro ha visto che il problema non se n’era andato. “Inizialmente – ha raccontato – pensi solo a voler tornare in campo, perché speri di avere un recupero molto rapido. Purtroppo nel mio caso non è stato così. Il gomito continuava a farmi male, e non potevo fare nient’altro se non fermarmi di nuovo”. Così ha deciso di operarsi una seconda volta, a novembre. Problema risolto? Macché. Lo scorso aprile, a soli quattro mesi e mezzo dall’intervento precedente, era di nuovo in ospedale per una terza operazione, che a quanto pare dovrebbe aver sistemato le cose. Fra settembre e ottobre Andujar ha giocato un paio di Futures, vincendo un match che gli ha permesso di riconquistare un posto nella classifica ATP (al numero 1.707), e si sta allenando sul cemento in vista del 2018, anche se non ha ancora ufficializzato la data del rientro. Può usufruire del ranking protetto, ma non si è iscritto all’Australian Open.

DEL POTRO COME ISPIRAZIONE
A trasmettergli tanta voglia di non mollare è stato l’affetto delle persone che gli stanno vicino, le stesse di quando era un ragazzino. “Per fortuna – ha spiegato – ho sempre tenuto i piedi per terra. Questo mi ha aiutato, perché quando le cose non vanno bene è fondamentale aver accanto le persone giuste, ancora di più nel tennis che è uno sport individuale. Mi sono stati vicino in tanti, e ho ricevuto grande appoggio anche da numerosi colleghi. In certe situazioni si capisce che la cosa peggiore, per un giocatore, non è la sconfitta, ma sono gli infortuni. Vincere o perdere dipende da noi, gli infortuni no. Un giocatore quando si fa male deve essere forte d’animo e stare tranquillo: solo così può tenere duro a lungo”. Nel periodo lontano dai campi Andujar ha dato una svolta alla sua vita privata, convolando a nozze nel novembre del 2016 con la fidanzata Cristina e diventando papà a luglio di Pablo Junior. Una bella motivazione in più per tornare a fare sul serio sui campi da tennis, con ancora negli occhi lo splendido match giocato nel 2014 a Rio De Janeiro contro Rafael Nadal (che lo batté per 12/10 al tie-break del terzo, dopo avergli cancellato due match-point) e Juan Martin Del Potro come modello. “Sapere – ha detto – che un altro giocatore è riuscito a tornare più forte di prima dopo tanti problemi mi dà molta forza e tante motivazioni. Pur tenendo presente la distanza fra lui, che è uno dei più forti del mondo, e me, se ce l’ha fatta lui perché non devo riuscirci io? Anche Del Potro aveva provato a rientrare, senza i risultati sperati. Ma ci ha riprovato, e poi riprovato ancora. È una grande fonte d’ispirazione per chi come me passa parecchio tempo senza poter giocare”.

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