27 gennaio 2019

OBIETTIVO GRAND SLAM

Novak Djokovic si sbarazza di Rafael Nadal a cui concede solo otto giochi, vince il settimo Australian Open e il quindicesimo Slam in carriera. Obiettivo Grand Slam
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    Quando a inizio stagione coach Marjan Vajda, che vanta certamente tanti meriti nella resurrezione di Novak Djokovic, ha parlato di Grand Slam come obiettivo stagionale, veniva un po’ da sorridere. Vincere 28 match consecutivi negli Slam (per il serbo diventerebbero 42, considerando i successi di Wimbledon e US Open dello scorso anno) è una mission impossible. Forse. Perché, dovesse vincere a Roland Garros, Djokovic avrebbe realizzato il falso Grand Slam, cioè essere detentore del titolo nei quattro Major contemporaneamente ma senza averli vinti nello stesso anno solare. Si sta correndo troppo? Beh, visto come ha demolito (non sconfitto, demolito) Rafael Nadal nella finale di Melbourne, un pensiero è d’obbligo farlo, anche se la terra rossa di Parigi e l’erba di Wimbledon raccolgono più insidie degli amati hard courts, che siano australiani o americani.

    La finale più attesa non è nemmeno cominciata: dopo un quarto d’ora scarso, Djokovic aveva la palla del 4 a 0, dopo 122 minuti era tutto finito: 6-3 6-2 6-3 e lo score poteva essere ancora più duro. Mai, nelle loro sfide in cinque set, Djokovic aveva vinto così facilmente. I giocatori spesso dicono: «Giocare contro Nadal e Federer è dura ma almeno sai cosa dovresti fare per batterli, anche se riuscirci è davvero complicato. Ma quando Djokovic è al top, non hai nemmeno quella opzione, sei impotente». È la chiara sensazione che si è avvertita oggi nella Rod Laver Arena; e Nadal non è esattamente il tizio che si lascia sopraffare dall’impotenza. Infatti ci ha provato, anche quando i buoi non solo erano scappati ma erano già a destinazione. La prima, e unica, palla break l’ha conquistata nel terzo set, nel tentativo di far cominciare una partita. Niente da fare. Djokovic è stato perfetto: vero che Nadal giocava corto, ma succede quando va in tensione, consapevole che dall’altra parte c’è qualcuno che non soffre i tuoi schemi. Succede solo con Djokovic. E non fatevi ingannare dagli scontri diretti: 28-25 è un vantaggio leggero, ma Djokovic ha vinto 14 degli ultimi 17 scontri, e due li ha persi sulla terra l’anno scorso, quando Djokovic era in piena crisi. Per trovare un successo di Nadal lontano dal rosso, bisogna tornare addirittura al 2010, al Masters di Londra, quando ancora l’esuberanza fisica dello spagnolo gli consentiva di fare match pari. Colmato quel distacco atletico, Djokovic ha messo la freccia e costruito un divario notevole.

    Tecnicamente e tatticamente, il dritto in top di Nadal, che per anni ha inchiodato Federer nell’angolo meno amato, non disturba l’esecuzione bimane di Djokovic; il quale ha migliorato servizio e gioco al volo, lasciando allo smash il ruolo di unico colpo ancora insufficiente. Dopotutto, lo stesso Toni Nadal ha spesso ripetuto che, tutti al massimo, Djokovic è il più forte in assoluto: il settimo titolo dell’Australian Open e soprattutto il quindicesimo Major in carriera, a due lunghezze da Nadal e cinque da Federer, cominciano a dargli ragione.

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