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Djokovic non si nasconde: rivuole il n.1

Di solito ai big non piace parlare di classifica, mentre Novak Djokovic lo fa senza problemi: "mentirei - racconta - se dicessi di non puntare al numero uno ATP entro la fine dell'anno". Senza punti da difendere e con gli avversari in difficoltà, ha grandi chance di riuscirci. Il segreto della sua rinascita? Qualche giorno in mezzo alle montagne, isolato dal mondo.
Djokovic non si nasconde: rivuole il n.1
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Marco Caldara
12 September 2018

Solitamente ai tennisti non piace parlare di obiettivi di classifica, né a chi sta nelle retrovie, né tantomeno ai primissimi del ranking. Nel 2017 Nadal negò di puntare al numero uno di fine anno, mai poi giocò a Bercy quasi esclusivamente per mettere la sua leadership al riparo da Federer, mentre lo svizzero ha fatto lo stesso quest’anno, dicendo di non puntare necessariamente a scavalcare Nadal ma poi scegliendo all’ultimo di andare a Rotterdam, con l’obiettivo (centrato) di superare di nuovo lo storico rivale. Novak Djokovic, invece, non ha alcuna intenzione di nascondersi. Negli ultimi quattro tornei il campione di Belgrado ha messo insieme oltre 5.000 punti, passando dalla 21esima alla terza posizione della classifica, ma soprattutto portandosi a un migliaio di punti dalla vetta della Race. Considerando che avrà alcun punto da difendere da qui a fine stagione (perché nel 2017 la sua stagione terminò a Wimbledon), e anche che Nadal ha qualche problema fisico e Federer sembra calato rispetto agli standard impressionanti del 2017, l’ipotesi di rivederlo presto davanti a tutti è concreta. “Mentirei – ha confessato all’indomani del titolo a New York, durante il media tour all’American Museum of Natural History – se dicessi che il mio obiettivo non è quello di tornare numero uno del mondo, oltre che di vincere tanti altri tornei del Grande Slam. Proverò ad attaccare la leadership di Nadal entro la fine dell’anno. Ciò che mi dà maggiore soddisfazione è riflettere sulle prestazioni degli ultimi due mesi e mezzo, sia dal punto di vista del gioco sia a livello di concentrazione. Voglio continuare il più a lungo possibile su questa strada: se dovessi farcela, so di avere la possibilità di vincere qualsiasi torneo”. Il prossimo impegno di Djokovic sarà la Laver Cup, a Chicago, mentre non ha ancora deciso se giocare o meno a Pechino. Sarà invece a Shanghai, forse a Vienna (stanno negoziando l’accordo), e sicuramente alle Finals di Londra, magari passando per Bercy. In tutto, nel rush finale della stagione ci saranno in palio oltre 4.000 punti, e quindi ottime chance di raccogliere un bottino sufficiente per tornare a governare la classifica.

LA RINASCITA IN MEZZO ALLE MONTAGNE
Dovesse tornare in testa sul serio, avrebbe completato qualcosa di a dir poco impensabile solo qualche mese fa, quando perdeva partite senza una spiegazione, e l’intero mondo del tennis iniziava a non chiedersi più quando sarebbe tornato, ma se sarebbe tornato. Invece, dopo aver dato qualche buon segnale sulla terra, “Nole” è rinato dopo il Roland Garros, grazie anche (o soprattutto) a qualche giorno di vacanza con la moglie Jelena, in mezzo alle montagne. “Sono un uomo di montagna, cresciuto a Kopaonik, e le montagne risvegliano la mia forza e le mie emozioni, dandomi sempre un senso di libertà mentale. Dopo Parigi ero deluso dal mio gioco, e sentivo il bisogno di allontanarmi da tutto per un po’. Io e mia moglie abbiamo avuto la possibilità di stare cinque o sei giorni senza i nostri figli, così abbiamo deciso di isolarci dal mondo. Siamo stati in montagna, a contatto con la natura. A volte le persone hanno bisogno di vedere il mondo da un’altra prospettiva, perché in quel modo è più facile trovare la soluzione”. Una riflessione che rientra a pieno nella visione filosofica del mondo adottata dal Djokovic 2.0, ma che evidentemente è servita sul serio, per guidarlo a una rinascita che – si sapeva – dipendeva soprattutto dall’aspetto mentale. “Non so come la pensano gli altri giocatori, ma, secondo la mia esperienza, ad alti livelli l’allenamento mentale richiede molto più tempo di quello fisico. Quando sono nelle fasi finali di un torneo del Grande Slam la mia testa va a 300 all’ora, ho un milione di pensieri in mente, cosa è successo, cosa succederà. Invece devo sforzarmi di pensare solo al presente, e non sprecare inutilmente delle energie. Ognuno ha le sue tecniche, io ho le mie, ma tenere alta la concentrazione è importantissimo, perché abbassare la guardia nel momento sbagliato può diventare molto pericoloso. L’esperienza, in questo, è fondamentale”. A suo dire, a lui per ritrovare la retta via è bastato staccare la spina per qualche giorno, in montagna, luogo ideale dove dimenticarsi del tennis e ripulire la mente da pensieri negativi, difficoltà, paure e preoccupazioni. Funzionasse per tutti allo stesso modo…

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