Mettiamoci in gioco

E’ partita la sfida dell’Ass. Dilettantistica Sportiva Disabili Lombardia. Un'opportunità per promuovere la pratica “per tutti” … VIDEO
Mettiamoci in gioco
3 maggio 2011

Mettiamoci in gioco

di Paolo Spotti - foto Alessandro Paleri

 

 

E’ partita la sfida lanciata dall’Associazione Dilettantistica Sportiva Disabili Lombardia: Mettiamoci in gioco. Una grande opportunità per promuovere la pratica del tennis veramente “per tutti”.

 

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Sabato 26 marzo 2011 è stata ufficialmente presentata l‘Associazione dilettantistica sportiva “Mettiamoci in Gioco” con l’obiettivo di promuovere la pratica del “wheelchair tennis” per sportivi in carrozzina.

L’evento si è svolto sul campo n.3 dell’Arese Sport, davanti ad un folto pubblico e alle autorità locali, presenti il Sindaco di Arese, Gianluigi Fornaro e l’Assessore ai Servizi Sociale, Massimiliano Seregni.

 

Speaker ufficiale dell’Associazione, il presidente Carlo Venturi, allenatrice Alessandra Venturi, giovanissima, competente, determinata, dedita anima e corpo a questa iniziativa. Con passione e tenacia, il coach Alessandra dirige la sua squadra di atleti, predispone gli allenamenti, organizza tornei, fa attività di promozione negli ospedali, sostiene il tennis in carrozzina, un tennis che non ha più frontiere.

 

Tutto in nome dell’umanità, della socialità, della condivisione dei valori che lo sport in particolare è capace di dare. E in nome di una cittadinanza nello sport dove nessuno resta fuori.

Madrina dell’inaugurazione, Annalisa Minetti, atleta paralimpica non vedente, che ha rivolto parole di grande sensibilità, raccontandosi e raccontando le apprensioni, gli ostacoli, la forza di superare tutto. Canta Annalisa e ci regala ancora emozioni, generosamente porta sostegno all’iniziativa e allo scopo di uno sport individuale che si fa nobilmente di gruppo nella sfida comune.

 

I Protagonisti dell’exploit sono veri campioni di dignità e di abilità, dentro e fuori dal campo: c’è Carlo, già vincitore di 5 medaglie d’oro in atletica alle Paraolimpiadi di Los Angeles nel 1984.C’èSabrina n. 8 della Classifica Nazionale Italiana femminile di wheelchair tennis. C’èGiulio dirigente amministrativo, giocatore e co-presentatore della giornata. C’è Beatrice, diplomata all’Accademia di Brera pittrice di talento, poi Andrea e Carmelo e tutti i volontari. C’è oggi un’atmosfera di particolare euforia. Ma tutti sanno che è solo un inizio, il meglio arriverà.

 

A coronare la giornata, uno splendido torneo di doppio misto, per ogni lato della rete, un atleta in carrozzina in coppia con un partner in piedi.

Tutti gli occhi sono puntati sulle ruote che sfiorano il terreno, curve strette, frenate improvvise e poi colpi sferrati con potenza e precisione. Per questo gruppo di ragazzi, emozioni e concretezza, un modo nuovo di concepire lo sport, una sfida che conserva l’alone del sogno. Basta vederli allungarsi, quasi a volare su palle impossibili, come aggrappati ad una nuvola in lotta con il vento…

 

Hanno il mondo in pugno, perché qui nessuno ha mai smesso di correre.

 

 


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