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Un ritorno progettato nel momento più duro

In una conferenza stampa tenuta a Parigi, Marion Bartoli ha svelato i dettagli del suo comeback nel circuito WTA. Aveva promesso a sè stessa che se mai fosse tornata in piena salute ci avrebbe provato, ed eccola qui. Con il semaforo verde dei medici dopo settimane di test e accertamenti, e ambizioni di primo livello.
Un ritorno progettato nel momento più duro
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Marco Caldara
24 December 2017

Le aveva tolto quasi tutto, ma le ha ridato l’amore più grande. Il sospetto c’era e Marion Bartoli l’ha confermato nella conferenza stampa convocata a Parigi: la scelta di tornare a giocare a tennis è nata proprio nei momenti più difficili, sotto forma di una promessa fatta a se stessa quando nel 2016 era alle prese con il terribile virus che l’aveva ridotta a poco più che uno scheletro. Stava giocando il torneo delle leggende in coppia con Anne Keothavong, ma dopo un primo match l’equipe medica dei Championships le impedì di giocarne un secondo, perché viste le sue condizioni temevano addirittura che potesse andare incontro a un arresto cardiaco in campo. “Se tutto ciò non fosse successo – ha spiegato – non credo che avrei avuto questo desiderio così forte di tornare a giocare. In quel momento ho giurato a me stessa che se mai fossi tornata in piena salute, avrei cercato di tornare in campo, per provare a rivivere le emozioni vissute a Wimbledon tre anni prima. Il tennis mi ha tenuto in vita: mi sono aggrappata ai tanti momenti belli vissuti nel corso della mia carriera, trovando la forza di reagire. Quando sono guarita ho ripreso in mano la mia vita, e ho deciso di provare a completare ciò che nel 2013 avevo lasciato a metà, dovendomi ritirare per un grave problema alla spalla nel momento in cui mi sentivo pronta per diventare ancora più forte”.

Un ritorno progettato nel momento più duro

SEMAFORO VERDE DAI MEDICI
In realtà, al tempo del primo ritiro la Bartoli disse soprattutto che era stanca delle fatiche del tennis, che sentiva di aver dato tutto e che il suo grande sogno di trionfare a Wimbledon ormai l’aveva realizzato. Ma questi oggi sono solo dettagli, di un passato pronto a tornare il presente. Quello della 33enne di Le Puy en Velay, chiaramente, non è un annuncio campato per aria, ma è arrivato dopo una serie di attente valutazioni (ecco il perché della smentita di qualche settimana fa), visto che nella seconda parte del 2016 ha trascorso quattro mesi e mezzo in una clinica, e nel giro di un paio d’anni il suo corpo ha subito cambiamenti tanto importanti quanto repentini. Prima Marion aveva perso rapidamente peso fino ad arrivare a pesare soli 41 chilogrammi, e poi ha recuperato altrettanto velocemente la sua classica linea, quindi per assicurarsi che fosse tutto a posto si è fatta seguire negli allenamenti per settimane da un’intera equipe medica, guidata dal dottore della nazionale francese Bernard Montalvan. “I più grandi punti interrogativi – ha spiegato – erano la spalla destra, che nel 2013 era stata la causa principale del mio ritiro, e ovviamente la mia salute. Mi hanno seguito per vedere se all’aumentare del peso del lavoro il corpo reagiva nel modo giusto, dal punto di vista cardiaco, muscolare e tendineo. Oggi da parte dei medici ho il semaforo verde. So che gli allenamenti andranno intensificati molto, e che sono solo all’inizio, ma sono pronta a lavorare duramente e non penso di forzare il mio fisico a sostenere qualcosa di sovrumano”.

Un ritorno progettato nel momento più duro

“GIOCHERÒ PER TRE ANNI”
Come annunciato nel videomessaggio della scorsa settimana, l’obiettivo dell’ex campionessa di Wimbledon è quello di tornare in campo a marzo, al Miami Open. Per farlo si sta allenando sui campi del Centro tecnico nazionale, senza più il padre nel ruolo di coach (“ha sempre un posto importante in tutte le decisioni che faccio, ma il suo rimarrà un supporto emotivo”) e con obiettivi importanti. “Alla luce del lavoro che ancora devo compiere, essere in campo a metà marzo è un obiettivo realistico. Come tennis sento di essere all’80-90% del mio livello quando ho vinto Wimbledon, mentre fisicamente mi manca ancora un 40%. Se ho scelto di tornare lo faccio anche perché punto in alto. Tuttavia, per me la cosa più importante è continuare ad allenarmi, a progredire quotidianamente, e far sì che il mio corpo sia pronto per giocare. Il giorno in cui scenderò in campo per la prima volta sarà una grande vittoria. Dopo tutto ciò che ho passato, quello che succederà in campo sarà solo qualcosa in più. Ma se penso di avere le capacità per ottenere ancora buoni risultati. L’obiettivo è giocare per tre anni, fino ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020”. L’impressione è che molto dipenderà dai risultati, visto che se non dovesse riuscisse a tornare competitiva a livello di circuito maggiore (e dopo oltre quattro anni non è affatto scontato) resistere nei tornei minori non è esattamente la stessa cosa che giocare i tornei ai quali era abituata. Ma a questo Marion potrà pensare più avanti. Ora l’unica cosa che conta è ritrovarla in campo. La brutta storia dei problemi di salute non poteva concludersi meglio.


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