Non era Djokovic. Il vero Nole è un'altra cosa

Preoccupante sconfitta per l'ex numero 1 ATP: affoga in un mare di errori gratuiti e crolla alla distanza contro il giapponese Taro Daniel. “Non avevo ritmo, ho sbagliato troppo, credo che faccia parte del momento che sto vivendo”. Rientrato a tempo di record dopo l'operazione, ha commesso ben 61 errori gratuiti. Ma il suo atteggiamento remissivo ha fatto impressione.
Non era Djokovic. Il vero Nole è un'altra cosa
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Riccardo Bisti
12 marzo 2018

La sconfitta di Novak Djokovic a Indian Wells apre scenari inquietanti: non tanto per la sconfitta contro Taro Daniel (n. 109 ATP) ma per la versione che Nole ha mostrato di sè. Un fantasma, un tennista-cadavere, ancora peggiore rispetto a quello – già incerto – visto in Australia. Il giapponese si è imposto 7-6 4-6 6-1 e il terzo set è stato un massacro, punizione fin troppo severa per chi ha vinto cinque volte questo torneo. Sin dall'inizio, è parso chiaro che Djokovic fosse lontano dal suo miglior rendimento, nonostante sia salito 5-2 nel primo set. Il problema è che ha commesso una montagna di errori, 61 in tutto. Di questi, 32 sono arrivati con il rovescio. Ai tempi belli, per sbagliarne 32 impiegava un paio d'anni. Le incertezze di Djokovic hanno dato coraggio a Daniel, che dopo tanti anni in Spagna è tornato ad allenarsi in Giappone. Ha giocato con aggressività, ha fatto correre il suo avversario e ha rapidamente eliso il distacco, fino a incassare il primo set al tie-break. Nole ha dato tutto nel secondo, strappandolo al decimo game. Lo sforzo, tuttavia, lo ha fatto piombare in condizioni ancora peggiori. Sin dai primi scambi del terzo, la superiorità di Daniel è parsa evidente. Emblematico uno scambio nel quarto game: dopo diversi colpi e angoli esplorati, il serbo ha rinunciato a rincorrere un dritto di Daniel, ancora prima che il giapponese colpisse. Una resa incondizionata. “Ho completamente perso il ritmo – ha ammesso Djokovic – non mi sentivo bene, ero nervoso, è stato uno di quei giorni in cui non riuscivo a trovare il ritmo dalla linea di fondo, soprattutto dal lato del rovescio”. La domanda principale è “perché?”. Perché Djokovic ha affrettato così tanto il rientro? Sarà pure stato un intervento semplice, ma giocare un Masters 1000 dopo appena un mese è parsa una decisione quantomeno affrettata. Ad accompagnarlo in California non c'era Andre Agassi, mentre al suo fianco c'era Radek Stepanek, nascosto sotto un asciugamano per proteggersi dal sole e – forse – dalla delusione. Detto che Daniel è atteso da un terzo turno contro Leonardo Mayer, ha fatto impressione vedere Djokovic così arrendevole.

Non era Djokovic. Il vero Nole è un'altra cosa

"PARTICOLARI CIRCOSTANZE"
​Negli ultimi dieci anni era successo solo quattro volte che perdesse contro un giocatore non compreso tra i top-100 ATP. “Mi sono sentito come se fosse il mio primo match nel tour – ha proseguito Djokovic – è stata una strana sensazione, non avevo ritmo. Ma ero felice di essere tornato così rapidamente in campo dopo l'operazione”. Dare per finito un campione come lui sarebbe un grave errore, ma è legittimo domandarsi per quanto durerà il momento nero. La sua carriera si è praticamente interrotta lo scorso anno, con il ritiro a Wimbledon. Sei mesi di stop non sono serviti a rimettere in sesto il suo fisico, poi l'esperienza in Australia lo ha convinto a operarsi. Secondo papà Srdjian, c'era da aspettarsi un rientro a maggio. Per questo, la sua presenza a Indian Wells ha stupito un po' tutti. “Ero fuori fase, soprattutto con il rovescio, colpo che nella mia carriera è stato sempre molto solido. Ho commesso alcuni errori insoliti, forse inspiegabili, ma credo che faccia parte delle particolari circostanze che sto vivendo”. Meno di due anni fa, Nole vinceva il Roland Garros e diventava il detentore di tutte le quattro prove del Grande Slam. Da allora, i problemi fisici e vicissitudini personali di cui non ha mai voluto parlare lo hanno fatto sprofondare. “In TV vedevo un Djokovic che non sbagliava mai, un Djokovic che mette la palla dove vuole - ha detto il suo giustiziere - oggi ha sbagliato un mucchio di palle, ma anche così ci voleva la capacità di batterlo”. Orgoglio legittimo, ma è chiaro che l'esito sia stato deciso da Djokovic. In conferenza stampa, gli hanno chiesto se avesse avuto timore di farsi nuovamente male al gomito: “Non proprio. Però, avendo giocato così pochi match in nove mesi, vivi una battaglia interiore e ti domandi se sei in forma o meno. Magari non fa male, però ci pensi perché lo hai sentito negli ultimi due anni”. Salvo imprevisti, Djokovic dovrebbe giocare il Miami Open, torneo ancora più vincente per lui: lo ha vinto ben sei volte, l'ultima nel 2016. Ma c'è un grosso punto interrogativo sulla sua carriera: il fisico ritroverà la forma, ma il sacro fuoco della competizione tornerà a divampare nella sua mente? Dopo averlo visto a Indian Wells, certi dubbi sono giustificati.

ATP MASTERS 1000 INDIAN WELLS – Secondo Turno
Taro Daniel (GIA) b. Novak Djokovic (SRB) 7-6 4-6 6-1

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