
di Claudio Calza, foto Archivio Storico de “Il Tennis Italiano”
Il 1954 non fu, per Hoad un grande anno. In Coppa Davis, l’Australia perse la finale 3-2 contro gli Usa e, nell’occasione, si verificarono due delle sole tre sconfitte subite da Lew: lo batterono Trabert in singolare e la coppia Seixas/Trabert in doppio. Perse poi, sempre in doppio, le finali al Roland Garros e nei Campionati Usa.
Nel 1955, il trio Harwig-Hoad-Rosewall si prese una spietata rivincita sugli Stati Uniti a Forest Hills rifilando un sonoro cappotto al duo Seixas-Trabert e riportando in Australia la Coppa Davis. Nei campionati nazionali arrivò in finale sia in singolare, dove il gemellino Rosewall lo batté in tre set, sia in doppio con lo stesso Ken. Dall’altra parte della rete c’erano i soliti fantastici Vic Seixas e Tony Trabert che vinsero in cinque indimenticabili set.
A Wimbledon, i quarti di finale continuarono ad essere fatali a Hoad. Nell’occasione, a Londra, conobbe però Jennifer Staley, una discreta tennista. Se ne innamorò follemente e decise seduta stante di sposarla, facendo molto arrabbiare Hop, che evidentemente metteva Venere sullo stesso piano di Bacco e Tabacco tra gli elementi disturbatori del perfetto tennista.
Arrivò così il 1956, l’anno in cui il ciclone Hoad era sul punto di conquistare il Grande Slam, impresa riuscita, fino a quel momento solo all’americano Don Budge nel 1938. Una specie di miraggio al quale tutti i tennisti ancora oggi tendono. Ci andò molto vicino Hoad. In una sorta di trance agonistica, giocò le finali esplodendo colpi di una violenza mai vista. Sembrava - dissero - un boscaiolo che abbatteva gli alberi con l’ascia.
Annientò proprio Rosewall sui prati di casa, Davidson sulla terra rossa del Roland Garros e, a Wimbledon, sempre il gemello Ken che, in semifinale, aveva rimontato miracolosamente, fino a vincere, l’ormai trentatreenne Seixas il quale conduceva 5-0 nel quinto set. In finale, Hoad lo ripagò della stessa moneta; in vantaggio 2 set a 1 e sotto 1-4 nel quarto, Lew iniziò un bombardamento di ace, volée e diritti vincenti che lo portarono a chiudere 6-4.
Quando, nei Campionati degli Stati Uniti, si trovò di fronte per la terza volta l’amico Ken, pensò di avercela fatta. Il Grande Slam era ormai a portata di mano. Ma Hoad non aveva fatto i conti con la forma straordinaria di Rosewall che sfoderava un rovescio preciso come un orologio e una risposta che trasformava i servizi dirompenti dell’avversario in altrettanti boomerang. Ma soprattutto non aveva considerato la necessità che aveva Ken di fare bella figura nei confronti di Jack Kramer, che lo teneva d’occhio per ingaggiarlo nella sua troupe di professionisti. Rosewall vinse quella finale, mandando in frantumi il sogno dell’amico e, al termine dell’impresa, ricevette da Kramer l’offerta di un contratto di entità tale da non lasciare spazio a tentennamenti.
Pur dovendo assorbire questa cocente delusione, Hoad ottenne, in quell’anno, la vittoria in doppio nei Campionati australiani, a Wimbledon (a spese di Pietrangeli/Sirola), nel Campionati Usa e agli Internazionali d’Italia, qui però in coppia con Jaroslkav Drobny. A Roma vinse anche il singolare, battendo Davidson e non dimenticò di dare il suo contributo alla riconquista della Coppa Davis (tanto per cambiare fu un altro 5-0 sugli Stati Uniti).
Il 1957 fu l’ultimo anno da dilettante di Hoad. Gli organizzatori americani gli avevano promesso un contratto da favola se avesse vinto a Wimbledon. Niente di più facile: Lew programmò per bene la sua preparazione fisica e psichica e scalò il tabellone con estrema facilità. Lasciò al finalista, Ashley Cooper, la miseria di 5 game e andò a inchinarsi alla Regina d’Inghilterra alla sua prima apparizione, dopo l’incoronazione, nel palco reale dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club.
L’indomani partì per gli Stati Uniti con in tasca un contratto da professionista di 125 mila dollari, il più consistente mai percepito da un tennista. La sua attività da “pro”, contraddistinta da memorabili sfide con Pancho Gonzales, non durò molto a lungo. Una serie di infortuni alla schiena e ai piedi lo indusse infatti a lasciare l’agonismo. Si ritirò in Spagna, dove aprì una scuola di tennis, assieme alla moglie Jennifer, a Fuengirola.
Lew Hoad ci ha lasciato il 3 luglio 1994. Aveva 60 anni e, da tempo, era malato di leucemia. La sua morte è avvenuta il giorno successivo la finale di Wimbledon, vinta di Pete Sampras su Goran Ivanisevic. Ironia del destino, durante il torneo, Ken Rosewall, ancora in una invidiabile forma fisica, si era esibito sul Central Court, nel doppio over 45, in coppia con Fred Stolle. Aveva solo qualche pennellata bianca in più sui capelli scuri, pettinati con la solita impeccabile scriminatura a sinistra, rispetto a 38 anni prima quando, su quello stesso campo, in coppia col gemello e amico Hoad, vinceva per l’ultima volta il titolo più prestigioso.
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