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La storia degli Internazionali

Ha preso il via il Torneo della Capitale. Andiamo a ripercorrere l'albo d'oro e i grandi campioni che hanno fatto grande il Foro Italico...
La storia degli Internazionali
13 maggio 2012

UOMINI

di Daniele Rossi - foto Getty Images

 

 

La prima edizione però non partì dalla capitale, bensì da Milano. Ci pensò il conte Alberto Bonacossa, che al Tennis Club Milano di Via Arimondi, nel 1930 organizzò la prima edizione degli Internazionali d'Italia, vinta niente meno che da “Big Bill” Tilden. Il leggendario campione americano, seppure già 37enne, ebbe la meglio in finale su un altro personaggio mitico, Umberto De Morpurgo, il pioniere del tennis italiano.

Dopo la prime due vittorie azzurre nel 1933 e nel 1934 targate Emanuele Sartorio e Giovanni Palmieri, il torneo nel 1935 prese la sua sede definitiva nel Foro Italico di Roma. Il torneo maschile da allora si sposterà una sola volta, nel 1961 a Torino, mentre quello femminile subirà un po' di cattività negli anni '80 con le edizioni giocate a Perugia e Taranto.

 

Dopo l'inevitabile interruzione bellica, gli Internazionali risorgono nel 1950 con la prestigiosa doppietta di Jaroslav Drobny, campione di origine cecoslovacca che con il passaporto egiziano vinse anche due volte il Roland Garros e una volta Wimbledon. Drobny calerà il tris nel 1953, mentre nel 1955 Fausto Gardini sarà il primo italiano a vincere nel dopoguerra, battendo il suo amico Giuseppe Merlo, ritiratosi nel quarto set.

 

Dopo la vittoria dell'australiano Lew Hoad, il 1957 è l'anno di un altro italiano, Nicola Pietrangeli. Il padrino del tennis in Italia battè ancora Merlo in finale, mentre nel '58 sarà lui a doversi arrendere all'australiano Mervyn Rose, nome poco conosciuto ma che sarà in grado di vincere il Roland Garros nello stesso anno.

 

Pietrangeli tornerà a trionfare nel 1961, anno in cui riuscì a battere l'immenso Rod Laver, capace di rifarsi nell'edizione successiva, in quel mitico 1962 che lo vide realizzare per la prima volta il Grande Slam. L'egemonia australiana continuerà fino al 1967, interrotta solo dallo svedese Lundquist nel 1964, con Marty Mulligan capace di alzare il trofeo tre volte ad anni alterni.

Nel 1968 l'olandese Tom Okker si aggiudica l'ultima edizione dell'era “dilettantistica”, battendo l'australiano, naturalizzato sudafricano, Bob Hewitt con l'incredibile punteggio di 10-8 6-8 6-1 1-6 6-0.

 

L'era Open si apre come meglio non potrebbe: in finale John Newcombe e Tony Roche danno spettacolo di serve and volley per cinque set, con il trionfo del primo.

Tra il 1970 e il 1972 il cecoslovacco Jan Kodes coglie tre finali consecutive perdendole tutte: la prima con Nastase, la seconda con l'intramontabile Laver e la terza con lo spagnolo Orantes. Nastase sarà protagonista anche delle finali '73 e del '74: nella prima lascia tre giochi proprio ad Orantes, mentre nella seconda si deve arrende ad un ragazzino di 17 anni spuntato dal nulla: Bjorn Borg.

 

Gli anni '70, si sa, sono stati l'epoca d'oro del tennis azzurro. Nel 1976 Adriano Panatta inaugura la sua migliore stagione della carriera battendo in finale Vilas in quattro set, in quella che a tuttoggi è l'ultima vittoria italiana del torneo. Nel 1977 a sfiorare l'impresa è un altro Davis-man, Antonio Zugarelli, che si arrende al gioco leggero e fantasioso di Vitas Gerulaitis. L'anno successivo l'Adriano nazionale sbatte sul muro eretto da Borg, vincitore al quinto set e capace perfino di ignorare le monetine lanciategli in testa dallo scatenato pubblico romano del tempo.

 

Fra il 1980 e il 1984 il torneo vive forse il suo momento più buio. Gli organizzatori rendono la terra sempre più lenta, favorendo un gioco difensivo e poco spettacolare. Ne approfittano gli argentini Vilas e Clerc, l'equadoregno Andrès Gomez e l'americano Jimmy Arias, che nel 1983 batte lo spagnolo Higueras nella finale forse tecnicamente più povera nella storia degli Internazionali.

 

Dal 1985 la terra smette di essere una palude e ne beneficia lo spettacolo, portato soprattutto dal genio di Yannick Noah, giustiziere di Gattone Mecir in finale. Il dominatore di quel tempo però era Ivan Lendl, capace di vincere le edizioni del 1986 e del 1988, in una finale resa mitica dal pubblico che faceva un tifo indiavolato per il giovane carneade argentino Guillermo Perez Roldan, rimontato e infine superato dal campione cecoslovacco.

 

Nel 1989 l'argentino Alberto Mancini ha la meglio su un ancora immaturo Agassi, mentre nel 1990 Thomas Muster vince la sua prima di tre edizioni, battendo il sovietico Chesnokov. Lo stesso Mancini si ritirerà nella finale del 1991, lasciando via libera allo spagnolo Emilio Sanchez.

 

Nelle tre edizioni successive sventola la bandiera a stelle e striscie: lo specialista Jim Courier avrà la meglio su Costa e Ivanisevic, mentre nel 1994 Pete Sampras distruggerà Boris Becker, in una finale inedita fra due adepti del serve and volley.

 

Un semplice caso visto che gli anni successivi saranno dominati dagli specialisti del mattone tritato: dopo la doppietta di Muster (sconfitti Bruguera e Krajicek), sarà il turno prima di Alex Corretja e poi di Marcelo Rios, vincitore senza giocare nel 1998 grazie al ritiro di Albert Costa.

 

Tra il 1999 e il 2001 il protagonista è Guga Kuerten, vincitore nella prima finale su Rafter e poi sconfitto da Norman e Ferrero. Nel 2002 Andre Agassi, nel pieno della sua seconda giovinezza, tredici anni dopo la sua prima finale, batte Tommy Haas prima dell'avvento del dominio iberico.

Nel 2003 un ancora acerbo Roger Federer si fa sorprendere da Felix Mantilla, mentre nel 2004 Carlos Moya schianta David Nalbandian.

 

Dal 2005 la vittoria agli Internazionali d'Italia è affare solo di Rafael Nadal e Novak Djokovic. Il maiorchino nel 2005 e 2006 è protagonista di due fantastiche finali, forse le migliori della storia di questo torneo. La prima contro Guillermo Coria, la seconda contro Roger Federer, con lo svizzero mai così vicino a battere Rafa sulla lunga distanza con la terra rossa sotto i piedi.

Nel 2007 Nadal distrugge Fernando Gonzalez, mentre nel 2008 si arrende alle vesciche lasciando via libera alla prima vittoria di Djokovic, arrivata su Stan Wawrinka. Nel 2009 Rafa schianta ancora il serbo, mentre nel 2010 a soccombere alle rotazioni del toro di Manacor è David Ferrer.

Il 2011 è storia nota, con la vittoria di Djokovic su Nadal per 6-4 6-4, giunta nel pieno del dominio del serbo.  

 

 


©2012  Il Tennis Italiano

DONNE

 

La prima edizione del torneo femminile, 1930, porta la firma della spagnola Lili de Alvarez, la progenitrice del tennis iberico, che sconfisse in finale la nostra Lucia Valerio, dominatrice del tennis italiano negli anni '20-'30.

Proprio la Valerio sarà ancora protagonista nell'anno successivo con la vittoria sull'americana Dorothy Andrus e con tre sconfitte patite in finale: nel 1932 con la francese Adamoff, nel '34 con la statunitense Jacobs e nel '35 con la danese Krahwinkel-Sperling.

 

Dopo la pausa bellica, il 1950, nella prima edizione giocata al Foro Italico, si apre con la vittoria di un'altra italiana, seppur di origine tedesca, Annelies Ulstein, che batte in due set la britannica Joan Curry.

Per trovare nomi di prestigio nell'albo d'oro, bisogna aspettare il 1954 con il successo di Maureen Connolly e il 1958 con quello della brasiliana Maria Ester Bueno. Negli anni '60 anche il torneo femminile prende finalmente quota: significativa la tripletta di Margareth Smith-Court, campionessa australiana vincitrice di ben 62 titoli complessivi negli Slam e il tris della Bueno nel 1965, dopo le vittorie nel '58 e '61.

 

Nel 1970 arriva il primo e unico successo di Billie Jean King, seguito da quello dell'imprevedibile britannica Virginia Wade. Finali storiche e di qualità quelle delle edizioni '74-'75 che videro due nette affermazioni di Chris Evert su Martina Navratilova. La campionessa americana sarà in grado di aggiudicarsi altre tre volte il torneo, dal 1980 al 1982, battendo per due volte la romena Ruzici e una la cecoslovacca Mandlikova.

E' proprio dall'inizio degli anni '80, che il torneo femminile sposta la sua sede al Junior Tennis di Perugia, per transitare anche a Taranto nel 1985, edizione in tono minore vinta dalla nostra Raffaella Reggi, ultima azzurra a mettere il suo nome nell'albo d'oro.

 

Dopo la pausa del 1986, le donne tornano a tutti gli effetti al Foro Italico e lo fanno meglio che mai, instaurando una solida tradizione e un campo di partecipazione d'eccellenza, alla pari con quello maschile.

Nel 1987 a trionfare è la nuova dominatrice del circuito femminile, Steffi Graf, che batte in tre set Gabriela Sabatini. Proprio la bella argentina sarà assoluta protagonista al Foro Italico, che la adotterà, trattandola come una regina. Ben quattro vittorie ('88, '89, '91 e 92'), intervallato dal successo di Monica Seles sulla Navratilova nel 1990. Roma è uno dei pochissimi tornei che Martina non è riuscita a vincere nella sua leggendaria carriera.

 

Dopo l'era Sabatini, si apre quella Martinez. La spagnola Conchita, vince quattro edizioni di seguito (dal '93 al '96), battendo sempre un'avversaria diversa: Sabatini, Navratilova, Sanchez e Hingis.

Nel '97 la Martinez tenda il pokerissimo, ma a stopparla è la francese Mary Pierce.

 

Da qui in poi si susseguono vincitrici diverse, senza alcuna continuità. Nomi comunque di primissimo piano come, quelli di Martina Hingis, Venus e Serena Williams e Monica Seles nel 2000, in uno degli ultimi sussulti di una grande e drammatica carriera.

 

Nel 2001, la grande sorpresa: la vittoria di Jelena Dokic su Amelie Mauresmo. A soli 18 anni, la serba naturalizzata australiana conquista il titolo più prestigioso; sembra l'abbrivio per una serie di grandi successi, ma il terribile padre Damir e tanti problemi fisici rallentano e poi stoppano la scalata di Jelena.

La Mauresmo tornerà in finale nel 2003, perdendo con Kim Clijsters, ma si rifarà vincendo le edizioni successive, in finale con Capriati e Schnyder.

 

Nel 2006, la Hingis spara la sua ultima cartuccia, prima del ritiro definitivo (battuta una giovanissima Safina), per poi lasciare spazio al bis di Jelena Jankovic e al primo successo proprio della Safina, arrivata sulla connazionale Kunzetsova.

 

E' ancora vivo il ricordo dell'incredibile favola di Maria Jose Martinez Sanchez nel 2010. Nell'era delle regolariste e picchiatrici, la mancina spagnola si distingue per uno spettacolare gioco di tocco e voleé. In finale piega la Jankovic, cogliendo un successo da allora mai più ripetuto e nemmeno avvicinato.

Nel 2011, la storia lascia spazio alla cronaca, con la prima vittoria di Maria Sharapova su Samantha Stosur, in una finale funestata dalla pioggia.  

 




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