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La sfortuna senza fine di Janko Tipsarevic

Non c’è davvero pace per l’ex numero 8 del mondo: rientrato da un annetto dopo il calvario lungo quasi tre anni per una serie infinita di problemi, è stato costretto ad andare di nuovo sotto i ferri. Si è operato ai tendini di entrambe le ginocchia, e punta a tornare nel primo quarto del 2018. Ma avvisa: “sarà l’ultima operazione importante della mia carriera”.
La sfortuna senza fine di Janko Tipsarevic
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Marco Caldara
1 ottobre 2017

Chi lo etichetta come uno dei top-10 più scarsi di sempre non ha tutti i torti, perché anche se è stato fra i primi dieci per oltre 70 settimane Janko Tipsarevic ha vinto appena quattro titoli a livello di ATP 250, giocando solo due quarti Slam, entrambi allo Us Open. Ma il giudizio è sicuramente un tantino influenzato dal fatto che il miglior momento della sua carriera, arrivato senza avvisare nella seconda parte del 2011 (sino a consegnargli addirittura un pass per le ATP Finals di Londra), sia stato troncato da una serie interminabile di problemi fisici. Dall’ottobre del 2013 all’aprile del 2016 il serbo è riuscito a giocare solamente nove tornei per ripetuti problemi fisici, affrontando un lungo calvario che sembrava risolto definitivamente circa dodici mesi fa. Invece, proprio ora che era almeno riuscito a tornare con agio fra i primi 100 del mondo, ecco un nuovo stop, con annessa doppia operazione chirurgica. Alla collezione clinica, che solo nelle ultime quattro stagioni contava già tendinite, fascite plantare, un fastidio sistematico al tallone, un tumore benigno asportato una prima e una seconda volta, problemi al polpaccio, all’inguine, e un’operazione al ginocchio, l’ex numero 8 del ranking mondiale ha aggiunto un intervento ai tendini di entrambe le ginocchia. La logica avrebbe consigliato di operarsi prima a una gamba e poi all’altra, in modo da poter recuperare con tranquillità, ma visto che i tempi stringono Tipsarevic ha scelto di intervenire contemporaneamente su entrambe, recandosi in una clinica specializzata in Finlandia. “L’unico modo per provare ad avere ancora una chance di giocare al nostro sport meraviglioso – ha scritto – era di intervenire su entrambi i tendini, che negli ultimi quattro mesi mi hanno creato un sacco di problemi”.

La sfortuna senza fine di Janko Tipsarevic

ULTIMO TENTATIVO: O LA VA O LA SPACCA
Dodici mesi fa, proprio di questi tempi il serbo tornava finalmente a giocare (a Shenzhen) una semifinale ATP dopo un digiuno di tre stagioni, mentre ora è costretto a ripartite un'altra volta, col rientro fissato nell’arco di sei mesi.Mi aspetto di tornare nel primo quarto del 2018. Visto l’intervento a entrambe le gambe, le prime settimane saranno un inferno, ma la mia famiglia e i miei amici mi aiuteranno a superare il periodo difficile”. Non è che Tipsarevic stesse vivendo una stagione particolarmente brillante, visto che nei dodici tornei giocati nel Tour maggiore ha vinto la miseria di cinque incontri, ma ha saputo sfruttare a dovere i Challenger, vincendone quattro su quattro e guadagnando i punti necessari per tornare all’attuale numero 68 della classifica. Allo Us Open ha vinto un bel match di cinque set (rimontando da 0-2) contro Kokkinakis, ma due giorni dopo era a pezzi proprio per le ginocchia, e dopo la batosta rimediata contro Schwartzman ha deciso che non era il caso di continuare, optando un’altra volta per la chirurgia. Fare di nuovo tutto da capo, a 33 anni, e dopo un calvario interminabile non sarà affatto facile, anche perché tutti gli infortuni si sono concentrati fra gambe e piedi, e basta davvero poco perché un piccolo problema ne scateni un altro e un altro ancora. Ma più di un esempio insegna che con i metodi moderni si può giocare quasi fino ai 40 anni. Per questo ha deciso di darsi un’altra chance, l’ultima, come emerge da quell’ultima frase che non lascia spazio a tante interpretazioni: “Questo sarà il mio ultimo intervento chirurgico importante da giocatore di tennis”. Più che un augurio, è una sorta di resa anticipata: se si farà male di nuovo, appenderà la racchetta al chiodo. Gli conviene sperare che sia il più tardi possibile.

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