LA RIVISTA IN EDICOLA - Febbraio 2012
28/07/2010

Head Prestige MP: il test

Head Prestige MP: il test

 

di Mauro Simoncini

 

Prendendo tra le mani la nuova Prestige YouTek, a prima vista sembrerebbe di aver risfoderato dal borsone la mitica Prestige Classic (quella di Goran Cavallo Pazzo Ivanisevic, per intenderci). Fondamentalmente rossa (lucida) e nera, con qualche inserto bianco in più, le “doverose” scritte Head, Prestige e YouTek (la tecnologia a cui tutte le linee della Casa si stanno conformando) e il grip del manico Hydrosorb Tour al posto del vecchio cuoio, segno che i tempi sono cambiati. Ci riferiamo tuttavia alla variante intermedia della linea (MidPlus), meno severa e ostica del piatto Mid (93”), che invece mantiene l’impugnatura in cuoio.

 

IN LABORATORIO

Questa Head resta comunque un tipico telaio agonistico, con tutte le caratteristiche distintive di categoria. Il peso (328 grammi compresa l’incordatura), non proibitivo ma nemmeno troppo accessibile per chi è muscolarmente impreparato; il bilanciamento (31,2 cm), spostato verso il manico, segno che si può spingere solo se allenati. E poi ancora il profilo sottile (20-21 mm) e il piatto (98”), che tra tutte è forse la caratteristica più “smussata” del telaio. La rigidità è nella media (63), l’inerzia bassa (305 punti), a testimonianza che con questo peso e questa distribuzione delle masse occorre saperci fare per spingere. La sintesi del rapporto potenza (35) - controllo (66) è decisamente sbilanciata a favore del secondo; incide su quest’ultimo lo schema d’incordatura (18x20). La maneggevolezza (83 punti) è sui livelli amatoriali, positivamente inconsueta per un attrezzo così selettivo.

 

IN CAMPO

Il prodotto è ampiamente conosciuto e ben collocato, forte dello storico passato. Doverosa una premessa: per ottenere il meglio da un telaio ostico e “avaro” come questa Prestige occorre essere allenati fisicamente e tecnicamente, per non concedere troppe sbavature. La severità dell’attrezzo però si traduce in precisione millimetrica per i cecchini esperti.

Dal fondo le sensazioni sono positive, e quando si colpisce al centro, ben piantati sul terreno, di piatto o solo accennando la copertura in top la resa è massima e il controllo (anche grazie allo schema corde 18x20) una delizia.

Anche se lo sweetspot non è poi così ristretto, non vengono certo perdonati colpi decentrati e “regalata” profondità in caso di recuperi o equilibrio precario. In alcuni frangenti però la buona maneggevolezza e la tecnologia aggiungono un che di dolcezza e morbidezza in più rispetto al passato.

Il meglio si ottiene con gesti privi di eccessive rotazioni: il top raramente è aggressivo (o solo faticando parecchio), mentre il backspin si trattiene sulle corde. In generale la sensazione, soprattutto per chi non ha sufficiente forza, è di avere il freno a mano costantemente tirato.

A rete si sfrutta piacevolmente il bilanciamento al manico. Le giocate risultano precise e ficcanti, sempre con la clausola “bisogna saperci fare”. Sopra la testa si colpisce disinvolti e con efficacia. Ma è nel servizio che la nuova Prestige YouTek eccelle: penetrante e potente la prima palla (con la ricomparsa del caratteristico fischio) ma incisiva anche la variante in slice così come una seconda in lift, spingendo a dovere con gambe e schiena.

Racchetta ideale per chi (terza o seconda categoria) ama colpire piatto e in massima spinta e per i fan del controllo quasi totale dei colpi, in ogni zona del campo.

 

 

 

 

 

 


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