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Gli Slam progettano il ritorno a 16 TDS

Il Grand Slam Board ha informato di alcune modifiche, attuate o da attuare, per i quattro Major a partire dal 2018. La più importante riguarda l’intenzione di tornare a sole sedici teste di serie, ma il prossimo anno resteranno 32. Si avvicina anche l’introduzione dello shot-clock. Ufficiali delle nuove regole sul prize money.
Gli Slam progettano il ritorno a 16 TDS
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Marco Caldara
21 November 2017

Mentre il tennis pensa al suo futuro, e il no-let si è guadagnato un periodo di prova pure nei tornei ITF juniores della stagione 2018, anche il Grand Slam Board non sta a guardare. Il comitato che racchiude i quattro tornei più importanti e più famosi del mondo ha reso noto che, nel meeting tenuto a Londra gli scorsi 15 e 16 novembre, i rappresentanti di Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open hanno messo in agenda alcune modifiche regolamentari e alcuni test per la stagione 2018 e per il futuro.

I punti toccati nel comunicato sono cinque:

– è stata appoggiata da tutti i membri del Board la richiesta presentata dall’Australian Open all’ITF per l’edizione 2018 del primo Slam dell’anno, che chiede che i secondi di tempo concessi ai giocatori fra un punto e l’altro vengano portati da 20 a 25 (come avviene nei circuiti ATP e WTA), ma con la possibilità di farli rispettare attraverso l’utilizzo dello shot clock, come avvenuto – in prova – all’ultimo Us Open, fra qualificazioni e tornei juniores.

– la riduzione delle fasi di ingresso in campo e riscaldamento. L’unica regola già presente riguarda i cinque minuti di palleggio, confermati. Ma ne sono state inserite altre due: un minuto di tempo, dall’ingresso in campo, per essere pronti per il sorteggio del servitore; e un altro minuto, dal termine del warm-up, per iniziare l’incontro. Per i trasgressori previste sanzioni sino a 20.000 dollari.

– qualsiasi giocatore che si ritiri dal tabellone principale di un torneo del Grande Slam dopo le ore 12 del giovedì che precede il via avrà diritto al 50% del prize money del primo turno. Il restante 50% andrà invece al lucky loser che prenderà il suo posto.

– i giocatori che si ritirano dal match di primo turno dei tornei del Grande Slam, o competono al di sotto degli standard professionali, possono ricevere una sanzione pari all’intero prize money del primo turno.

– nel 2018 le teste di serie dei tornei del Grande Slam rimarranno 32, ma l’intenzione è di riportarle a 16 dalla stagione 2019.

FINALMENTE LO SHOT-CLOCK
A una prima lettura, tutte le proposte sembrano sensate. Anche se le due più importanti non sono ancora ufficiali. Per le teste di serie i Major si sono presi ancora qualche mese per pensarci, mentre per 25 secondi e shot clock non dipende da loro, dato che – come è ben specificato nel comunicato – serve una modifica alle regole ITF, che deve passare dall’ok della Federazione Internazionale. Ma difficilmente non arriverà. L’aumento da 20 a 25 dei secondi concessi fra un punto e il successivo farà storcere il naso a chi sostiene che siano anche troppi, ma è positivo per uniformare una delle storiche differenze fra Slam e tornei ATP e WTA. E soprattutto sono meglio 25 secondi rispettati di 20 rispettati invece una volta sì e altre tre no. Il problema dei giocatori perditempo è noto da anni, e venne parecchio discusso proprio dopo l’edizione 2012 dell’Australian Open, quando la finale fra Rafael Nadal e Novak Djokovic stabilì il nuovo record di durata per l’ultimo atto di un Major: 5 ore e 53 minuti. Uno studio di ESPN, tuttavia, svelò che Djokovic fece trascorrere in media 35 secondi fra un punto e l’altro, e Nadal 31. Per un totale di 70 minuti “rubati” sulla durata complessiva. Va ricordato che quella di cinque anni fa fu una finale particolarmente fisica, con scambi interminabili che richiesero necessariamente delle pause un po’ più lunghe del dovuto. Tuttavia, se dopo uno scambio di trenta colpi 25 secondi possono essere pochi, dopo un ace sono fin troppi. Dunque, non potendo lasciare il tutto a pura discrezionalità del giudice di sedia, andava trovata una soluzione. Questa sembra quella buona. Il test sull’utilizzo dello shot clock svolto alle Next Gen ATP Finals ha funzionato: la formula “frettolosa” ha aiutato i giocatori a perdere meno tempo del solito, ma di warning per i 25 secondi scaduti non se n’è visto nemmeno uno. E nessuno degli otto protagonisti si è mai lamentato o ha detto di essersi sentito pressato dal count down.

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RISCALDAMENTO, RITIRI, BEST EFFORT
Il desiderio di accorciare i tempi morti pre-match è un’altra scelta interessante: non modifica i regolamenti e non cambia la sostanza, ma velocizza l’inizio degli incontri. Una decisione positiva per pubblico e televisioni. Molto importanti anche le due novità che riguardano il discorso dei ritiri al primo turno, o dei match giocati solo per il montepremi. Con l’aumentare dei soldi in palio per gli sconfitti all’esordio, negli anni sono aumentati i casi di giocatori scesi in campo in condizioni che avrebbero suggerito l’opposto, pur di non rinunciare all’assegno che spetta a tutti i primi 104 della classifica ATP, ammessi di diritto in ogni torneo del Grande Slam. Già da quest’anno, per evitare i match-farsa l’ATP ha deciso che il prize money spetta al giocatore che si ritira anche in caso di forfait senza scendere in campo, e ora si sono accodati anche gli Slam, trovando una via di mezzo che accontenta anche il lucky loser. Chi si ritira dopo le 12 del giovedì antecedente il via del torneo (quindi anche a tabellone ancora da sorteggiare) ha diritto alla metà del prize money, mentre l’altro 50% finisce nelle casse di chi prende il suo posto. Non basterà a convincere tutti i furbetti, visto che c’è comunque una decurtazione, ma qualcuno sì. Chi invece deciderà di provarci comunque dovrà stare attento a non dare troppo nell’occhio: chi si ritirerà dopo qualche game, o giocherà con problemi che non gli permetteranno di competere a livelli ritenuti “professionali”, potrà ricevere una multa che può arrivare fino al totale del prize money del primo turno.

IDEA 16 TESTE DI SERIE DAL 2019
Per chiudere, la possibile novità più importante, ma anche l’unica che di sicuro non vedremo nel 2018: il ritorno alle sedici teste di serie. Gli Slam le hanno abbandonate al termine della stagione 2000, passando al sistema a 32 che verrà utilizzato almeno fino al termine della prossima annata. L’ipotesi studiata dal Grand Slam Board non piacerà ai big, abituati a ricevere delle regole a propria tutela, visto che al momento ogni testa di serie si garantisce la possibilità di non trovare nessuna delle altre 31 prima del terzo round, mentre qualora la modifica venisse introdotta la situazione cambierebbe radicalmente, rendendo possibile anche un ipotetico primo turno fra il numero 1 e il numero 17. Tuttavia, proprio a causa dell’allargamento del seeding di 17 anni fa è diventato sempre più difficile trovare match di primo turno avvincenti con i grandi coinvolti, con conseguente calo di interesse per le prime giornate dei tornei. Un problema che i Major vogliono evitare, e hanno tutte le ragioni per farlo.

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