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Gli Internazionali 2018 dagli occhi degli stringers

GLI INTERNAZIONALI 2018 DAGLI OCCHI DEGLI STRINGERS

Marco Rossani, responsabile degli incordatori degli Internazionali d'Italia, ci ha raccontato i segreti del lavoro a Roma. Dalle oltre 1.000 racchette incordate ai 12 chilometri abbondanti di corde utilizzate, i 36 kg di tensione della Strycova, i 12,5 di Kukushkin, la telefonata di Nishikori, l'educazione di Rafa, vizi, abitudini e tendenze dei migliori tennisti del mondo.
Gli Internazionali 2018 dagli occhi degli stringers
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Marco Caldara
21 May 2018


​Oltre mille racchette incordate nel giro di due settimane, per un totale di più di dodici chilometri di corde utilizzate. Significa più o meno dal Foro Italico al Colosseo, andata e ritorno. Sono solo alcuni dei numeri da record del servizio d’incordatura degli Internazionali d’Italia. Di ritorno dal Foro Italico, il responsabile degli incordatori Marco Rossani, al suo sesto anno nel team griffato Wilson composto da ben quattordici persone, ci ha raccontato tendenze, segreti, novità e particolarità del lavoro agli Internazionali d’Italia, e anche lo sviluppo di un rapporto umano con i giocatori che spesso va oltre le aspettative. Soprattutto con un certo Rafael Nadal.

Quali sono le principali tendenze nelle scelte dei giocatori?

La tensione media scelta dai professionisti va dai 21 ai 24 chilogrammi, ovviamente con dei picchi minimi e massimi. Capita di trovare delle donne che scelgono tensioni altissime, come Barbora Strycova che incorda le sue Wilson a 36 chili. La tensione più bassa, invece, l’ha chiesta come al solito Mikhail Kukushkin, 12,5 chilogrammi. Tuttavia si tratta di casi isolati, in un panorama standard già da qualche anno. Piuttosto, è un po’ variata l’abitudine dei giocatori: sono sempre di più quelli che preferiscono farsi incordare le racchette appena prima di scendere in campo.

E le corde più gettonate?
Assolutamente il monofilamento, con una dominanza dell’ibrido: metà monofilamento e metà budello. Per quanto riguarda i modelli le corde più gettonate restano la Luxilon Alu Power e la Babolat Rmp Blast, ma in particolare la prima, che ha varie declinazioni. Diciamo che il brand di corde più penetrante nel mercato dei professionisti è sempre Luxilon.

Cercate solo di esaudire le richieste dei giocatori o provate anche a consigliarli?
Devo dire che quest’anno ho rilevato una maggiore propensione dei giocatori a chiedere e ascoltare i nostri consigli. Non abbiamo vestito soltanto l’abito degli incordatori, ma siamo stati anche una sorta di consulenti, affiancando i tennisti con delle piccole dritte. Dal punto di vista professionale si tratta di qualcosa di molto appagante. In più, a fronte delle richieste degli anni scorsi, abbiamo allestito anche un piccolo custom center, portando degli strumenti diagnostici specializzati, in modo da poter intervenire anche per delle piccole riparazioni, o per sistemare delle customizzazioni non impeccabili.

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Fra i giocatori, chi sono gli habitué della sala incordature?
Uno dei più frequenti, come sempre, è stato Rafael Nadal, e non solo perché è arrivato fino in fondo. Ci viene a trovare spesso, sempre con 5 o 6 racchette per volta. Fra gli altri mi vengono in mente Khachanov, Shapovalov, Svitolina, Venus Williams, Halep. I grandi consumatori di corde sono loro.

Quant’è il costo della manodopera per ogni racchetta?
Anche a Roma, come praticamente in tutti i Masters 1000 e nei tornei del Grande Slam, il prezzo di ogni incordatura è di 25 euro. Ma i giocatori non devono sborsare nulla: l’ammontare delle varie racchette gli viene decurtato dal prize money al termine della settimana.

La richiesta più curiosa che avete ricevuto?
Nulla di particolarmente strano. Mi viene in mente ancora la Strycova, che richiede un particolare metodo di installazione delle corde, oppure il doppista Lukasz Kubot, che vuole un’incordatura a due nodi su una racchetta che solitamente si incorda a 4 nodi.

C’è qualche big che non ha particolari pretese?
Risposta facile: Rafael Nadal. Incorda con le Rpm Blast di Babolat, calibro 1,35. 25 chili le orizzontali e 25 le verticali, a 4 nodi. L’incordatura più semplice che esista. In più, da sempre ritengo che Nadal sia la persona più educata e più sensibile al lavoro degli altri. Ha sempre un modo di fare splendido, è un campione sia dentro sia fuori dal campo. Un esempio: ieri, poco prima della finale, ha portato personalmente due racchette. Vi riporto la frase testuale che ha rivolto a una persona del nostro team: “maestro, scusa, ti posso lasciare due racchette da preparare?”. Detto da Rafael Nadal a un incordatore del quale neanche conosce il nome. Una scena che ci ha emozionato, e fa capire lo spessore umano della persona.

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Altre curiosità?
Una sera, durante il torneo, squilla il mio cellulare personale. Rispondo ed era Kei Nishikori in persona, che voleva accordarsi per la tensione e gli orari a cui incordare le sue racchette. È stato fortissimo. Vivere questi momenti del nostro lavoro è ciò per cui vale la pena fare l’incordatore. Anche Nishikori è una persona squisita, davvero educatissimo. Ha anche un paio di particolarità. La prima è che oltre a preparare 5/6 racchette prima di ogni incontro ce ne lascia anche un paio in sala incordature, così da poterle preparare all’occorrenza. La seconda è il logo Wilson sulle sue corde: normalmente lo ripassiamo un paio di volte, mentre lui ci chiede di farlo solamente una, in modo che il colore rosso sia il più leggero possibile.

Sono molti i giocatori che usufruiscono di servizi di incordatura privati?
Non molti. Si tratta principalmente di giocatori dalla classifica molto importante, che quindi possono permettersi di pagare cifre elevate. Uno è Zverev, che a differenza dello scorso anno non ha utilizzato il nostro servizio. Tuttavia, permettetemi una precisazione: i giocatori che si affidano a un servizio esterno non lo fanno per differenze di qualità, perché ormai nei tornei più importanti la qualità del servizio è pressoché identica e garantita dappertutto. Lo fanno per questioni di continuità, per avere sempre l’attrezzo incordato dalla stessa persona e dalla stessa macchina, durante l’anno intero.

Gli incordatori privati operano on site?
No, non lo possono fare per questioni contrattuali e di esclusività del servizio. Solitamente lavorano in delle camere d’hotel, con macchine incordatrici trasportate da torneo a torneo, e con una persona incaricata di fare avanti e indietro fra l’hotel e l’impianto. Tuttavia, ritengo che in termini di macchinari sia molto più efficiente una sala incordature. Noi a Roma abbiamo lavorato su dieci macchine Wilson Baiardo, messe in operatività la prima volta proprio per il torneo. Installate sul posto e calibrate da una squadra venuta a Roma appositamente per garantire questo tipo di servizio. Così facendo possiamo garantire la massima precisione e la massima efficienza.

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Come è composto il vostro team di lavoro?
Siamo dieci incordatori tutti certificati a livello internazionale da Ersa. Oltre a noi c’erano due ragazze al desk, che ricevono le racchette dai giocatori, un loggatore (la persona che si occupa di dipingere sulle corde i vari loghi, ndr) e un runner, ovvero colui che alla chiamata del giudice di sedia corre sui vari campi a ritirare le racchette da incordare durante gli incontri. Appena riceve la racchetta ci comunica di che giocatore si tratta, così che al suo arrivo la macchina e la corda siano già pronte, per velocizzare i tempi. Ognuno dei dieci incordatori segue un numero di giocatori, sempre gli stessi, in modo che la racchetta del determinato giocatore venga preparata sempre dalle stesse mani e dalla stessa macchina.

La vostra giornata tipo?
Di solito si inizia intorno alle 6.30/7 e si stacca al termine della giornata, naturalmente sempre dopo la fine dell’ultimo incontro. Di norma mai prima delle 23/23.30. Quest’anno è stato particolarmente faticoso, a causa di flussi di lavoro incredibili, un vero e proprio tsunami di richieste. Nella mia personale esperienza non mi era mai capitato un torneo così impegnativo.

Ma anche molto gratificante.
Abbiamo ricevuto abbracci e pacche sulle spalle davvero da tante persone. Si è instaurato un rapporto umano con i giocatori e il loro staff che talvolta ci ha addirittura spiazzato. Significa che al di là della professionalità c’è anche un aspetto umano al quale tanti giocatori prestano attenzione. Mi viene in mente Shapovalov, che al termine del suo torneo, quando è venuto a ritirare la matassa di corde, ci ha stretto la mano uno a uno. Ne siamo rimasti davvero stupiti, ancora di più vista la sua giovane età. La stessa cosa è successa con Napolitano, Berrettini e altri. Gesti davvero apprezzati.


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