LA RIVISTA IN EDICOLA - Maggio 2012
29/11/2009

Fred Perry, il grande inglese

Fred Perry, il grande inglese


di Claudio Calza
- foto Archivio Storico Tennis Italiano

Con un fisico così, Fred Perry avrebbe potuto benissimo fare l’attore. Alto, volto seducente, splendidi occhi blu, l’inglese ebbe invece in sorte dalla vita la carriera di tennista. Fortissimo atleticamente, molto veloce, dotato di un sangue freddo assoluto, non conosceva momenti di debolezza ed era in grado di giocare l’ultima palla del match con la stessa lucidità della prima.
Era nato il 18 maggio 1909 a Stockport
, una cittadina di poco più di 100 mila abitanti a sud di Manchester, nel Cheshire, un distretto della parte più industrializzata dell’Inghilterra. Suo padre, un artigiano, era impegnato come sindacalista al punto che arrivò a trasferirsi a Earling per rappresentare i Laburisti in Parlamento. Di inglese, sia nel fisico così possente, che nel carattere estroverso, Fred aveva però ben poco e la cosa gli dispiaceva. Tutti, a quell’epoca, l’avrebbero scambiato per un americano. Tra le iniziative che adottò per cercare di avvicinarsi il più possibile all’ stereotipo del gentleman inglese, oltre all’abitudine di tenere in bocca una pipa spenta, vi fu quella di dedicarsi a due sport tipicamente britannici, come il cricket e il football, anche se, in effetti, fu il ping-pong a dargli le prime soddisfazioni.
Il suo approccio iniziale al tennis fu indubbiamente positivo, com’era prevedibile per un tipo intelligente e naturalmente predisposto allo sport come era Perry, però il ragazzo non sembrava possedere ancora quel qualcosa in più che distingue i campioni.
A far scattare la molla giusta, fu l’intuizione di un allenatore dilettante, Pops Summer, che lo indusse a trasferire sul campo da tennis la tecnica pongistica per eseguire uno dei colpi fondamentali: il diritto. Gli insegnò cioè a colpire la palla con un anticipo esasperato, completando il movimento con una torsione del polso, che consentisse alla palla di abbassarsi appena superata la rete. Una sorta  di top-spin ante litteram, però eseguito sempre in corsa, in modo da ottenere la maggior forza possibile e da impostare sistematicamente una tattica aggressiva.
Perry vi si dedicò con costanza, finché il suo diritto non divenne un’arma micidiale che gli apriva grandi possibilità di affermazione, tanto che il padre si convinse a farlo ritirare dagli studi e gli diede un anno di tempo per raggiungere l’obiettivo di diventare un campione.




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