di Roberta Lamagni - foto Fabrizio Stipari
- Quale colpo o aspetto del tuo gioco ritieni il tuo punto forte?
“Per come sono fatta è importante che stia bene fisicamente e sia in grado di poter lottare. Se parliamo di colpi, sicuramente il diritto”.
- Su quale superficie ti esprimi al meglio?
“Amo giocare il Roland Garros. E’ sulla terra, quindi per le mie caratteristiche va benissimo. Però sul veloce ho vinto partite importantissime. Diciamo che mi sento di escludere l’erba, non mi ci trovo proprio, anche se cercano di convincermi che ci potrei giocar bene. E invece entro in campo, le altre fanno a pallate e io non rispondo a quel gioco. Anche indoor ho ottenuto buoni risultati, le finali di Lussemburgo e Mosca su tutte, ma preferisco di gran lunga giocare all’aperto e quando c’è caldo”.
- Quando le avversarie soffrono e invece tu...
“Anche se non lo do a vedere anche io faccio molta fatica. Forse la differenza è che mi piace”.
- Qual è l’aspetto che pensi di poter migliorare?
“Sto lavorando tantissimo sui piedi, per muovermi più rapidamente, incontrare la palla con anticipo ed essere più precisa. A livello di colpi, mi sto allenando molto sul rovescio, perché quando le mie avversarie mi aggrediscono lo fanno lì. Mi piace il mio gesto, ma quando colpisco devo stare attenta, perché appena mi distraggo un minimo, o sono in ritardo, arriva puntuale la “stecca”. Ho provato anche a mettermi le lenti... ma non è un problema di vista (ride, ndr)”.
- Quanto dura, nei periodi di preparazione, una tua giornata di allenamento?
“Inizio alle 8,30 e finisco verso le 12. Ma non conta tanto la quantità. Ci sono giorni in cui gioco 3 ore a tennis, altri in cui mi alleno sul campo un’ora e mezza e poi proseguo con un’altra ora e mezza o due di atletica. E nel pomeriggio lo stesso, ma la preparazione varia molto. Di certo so che arrivo al sabato e non riesco più a sollevare le braccia, faccio persino fatica a lavarmi i capelli...”.
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