LA RIVISTA IN EDICOLA - Febbraio 2012
25/10/2009

Fede per sempre. Un anno dopo

Fede per sempre. Un anno dopo

 

di Cristian Sonzogni - foto Ettore Ferreri

Tutto gli si può imputare fuorché di essere stato un giocatore “normale” o peggio monotono. Non a caso ciò che nel gergo dei tennisti italiani (e non solo) viene chiamato ‘Luzzata’ è un colpo fuori dalla norma, uno ‘special shot’. Quei colpi con cui non vinci le partite, ma che ti fanno guadagnare punti col pubblico. Del resto, non sarebbe nemmeno giusto limitare la sua carriera a questa peculiarità. Perché troppo spesso ci si dimentica che per entrare nei top 100 al mondo, un ragazzo deve lavorare duro e deve comunque soffrire, per quanto talento possa avere. Fede per un periodo lo capì, e i risultati arrivarono. Quelli più eclatanti nel 2001, dopo che fin lì aveva messo in cascina soltanto quattro tappe di satelliti in Italia. Invece in quell’anno l’esplosione: prima una vittoria e una finale challenger (a Bombay e Singapore), poi i quarti a Barcellona e infine gli ottavi a Roma, con le vittorie su Clement e Arazi, entrambi top 20 all’epoca, prima della sconfitta con Diaz. Proprio gli Internazionali fecero conoscere all’Italia il talento di Luzzi, che entusiasmò mettendo in scena tutto il suo repertorio e una carica agonistica straordinaria, ma che purtroppo non seppe confermarsi. Sempre nel 2001 arrivò l’inattesa chiamata in Davis per la partita con la Finlandia. Partita storica per certi versi per via del clamoroso rifiuto dei nostri migliori, in lotta con la Fit. Fede invece decise di rispondere alla chiamata di Barazzutti (suo coach per tre anni), giocò e vinse contro Liukko per 14-12 al quinto set quello che resta, ad oggi, l’incontro più lungo di un azzurro in Coppa: 4 ore e 35 minuti. Quindi a fine stagione un’altra vittoria challenger, a Brindisi, e ancora la Davis contro la Croazia di Ljubicic e Ivanisevic. Poi la discesa nel ranking, i problemi fisici (in particolare alla spalla) e le tante delusioni, vagabondando per futures e satelliti, che Fede giocava ma in cuor suo, si può starne certi, sentiva di non meritare. Smaniava per esibirsi su palcoscenici di lusso, il toscano, e qualche volta ci riuscì ancora, malgrado la cattiva sorte. Tornò a frequentare con costanza il tour maggiore soltanto nel 2005, prima con una qualificazione in Australia (ko in cinque set con Baghdatis), poi con una fantastica partita a Buenos Aires di fronte all’idolo di casa Gaudio, cui nascose la palla per un set.

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