di Cristian Sonzogni - foto Getty Images
Millenovecentonovantasei, campo sintetico della struttura di Milano 3 a Basiglio, primo turno di qualificazioni dell’Atp di Milano. Si affrontano Marc-Kevin Goellner, numero 74 al mondo, e un giovane italiano che promette bene, Federico Luzzi. Spettatori pochi, ma quei pochi si divertono. Fede ha appena compiuto 16 anni, è gracilino e non ha certo il punch del tedesco nato a Rio (che di lì a qualche mese avrebbe battuto Ferreira, Rios, Edberg, Corretja e qualche altro campione), ma compensa con agonismo e fantasia. Così tra recuperi e giocate improbabili, l’aretino porta a casa un set, mette paura al rivale ma poi si deve arrendere: 6-3 5-7 6-3. Ma chi torna a casa in quella umida serata milanese spera davvero che quella appena andata in scena non sia soltanto un’illusione.
Era la prima partita da professionista per Federico Luzzi, che una feroce malattia ci ha sottratto all’età di 28 anni nel giro di una settimana, negandogli persino il diritto di lottare. Un ragazzo che è stato davvero, dalla metà degli Anni Novanta agli inizi del Nuovo Millennio, quello su cui sono state riposte le maggiori speranze nell’ambiente del tennis tricolore. Non sarebbe onesto dire che le abbia mantenute, e i perché li lasciamo alle persone che più lo hanno seguito sui campi, come il maestro storico Carlo Pini, Gianluca Rinaldini e Corrado Barazzutti. Vale la pena ricordare invece quanto di buono Luzzi ha concesso ai suoi fan, non pochi considerata la posizione nel ranking, mai decollata oltre il numero 92. Ma bastava vederlo giocare perché un intenditore potesse ammirare del talento, del genio persino, insieme alla consueta sregolatezza di quelli che sanno fare troppe cose e spesso si aggrovigliano nelle loro tante idee. Potevi vederlo remare da fondo con recuperi impossibili, come fare regolarmente serveandvolley, o ancora giocare per il puro gusto di divertirsi e sfiancare il rivale di turno a forza di palle corte, quando nel tour c’era gente che per ottenere un quindici avrebbe pagato di tasca propria. Luzzi, invece, no.
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