- A 21 anni, come ci si trova a calcare palcoscenici importanti come quelli degli Slam o dei Master Series? Come fai a tenere a bada la pressione di essere l’unico tennista del tuo Paese a livello mondiale?
"Non sento tutta questa pressione. Penso che la pressione tu la senta quando hai fretta di arrivare a poter disputare tali manifestazioni. I primi anni nel tour è dura, quando devi riuscire a elevare in fretta il tuo gioco, ma una vota arrivato a ridosso dei primi cinquanta del mondo la pressione quasi sparisce. D’altronde devi solo entrare in campo e giocartela, e una volta che ti rendi conto di poter competere con i più forti del mondo, di essere allo stesso livello, capisci di non essere giunto lì per caso, di meritare di calcare questo palcoscenico".
- Questo vale anche per la classifica? Non senti pressioni o non ti poni obiettivi particolari?
"Non ho uno scopo, o meglio il mio scopo è solo quello di giocare il meglio possibile, di migliorare sempre. La classifica è importante, ma non è detto che si riescano a raggiungere tutti gli obiettivi nei tempi auspicati. Se tarderanno ad arrivare pazienterò, non voglio porre limiti nel tempo. Diciamo che a oggi l’unico reale obiettivo è quello di rimanere stabilmente tra i primi cinquanta del mondo, è importante per non correre il rischio di dover disputare le qualificazioni dei Master Series. Il tabellone cadetto in tornei così importanti è sempre pieno di insidie".
- Nell’ambiente si racconta che tuo padre sia un importante uomo d’affari, così importante che potrebbe accompagnarti con il suo jet privato di torneo in torneo...
"Beh confermo che sia un uomo d’affari, poi non saprei dire se di grande importanza o influenza. E’ relativo. Posso solo dire che mi è stato sempre vicino e mi ha aiutato, in particolare da ragazzino".
- Di certo il guadagno non è stato una delle principali ragioni per cui hai iniziato a giocare a tennis. Non credi che il non dover soddisfare esigenze economiche ti abbia fornito meno stimoli rispetto a quei giocatori che invece, non essendo particolarmente abbienti, inseguono in primo luogo una stabilità economica?
"Io credo che la disponibilità economica sia importante, fondamentale, ma soprattutto nella fase iniziale della carriera di un giocatore. Io ho avuto la fortuna di girare l’Europa già a dodici anni, grazie alla disponibilità dei miei genitori. Ci sono molti ragazzini che non hanno questa fortuna e quindi ci perdono in termini di esperienza e preparazione. Successivamente poi subentrano altri fattori, altri stimoli. Io cerco sempre di migliorare pur non essendo mosso esclusivamente dal guadagno, come credo facciamo gran parte dei miei colleghi. A dirla tutta, credo che davvero pochi tra loro pensino in primo luogo ai soldi".
- Ci parli del tennis in Lettonia? Che cosa si può dire?
- Le tue vittorie e la tua popolarità potrebbero servire come spinta per accrescere l’attenzione sui problemi del tennis nel tuo paese?
"Lo spero. Rendere il tennis più popolare in Lettonia sarebbe un grande risultato. Spero che sempre più ragazzini impugnino la racchetta in modo da creare un vero movimento tennistico, oggi del tutto inesistente".
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