di Andrea Merlo, foto Getty Images
Si chiama Gulbis, è lettone e ha gli stessi anni della sua giovane Repubblica, ventuno. Figlio di Ainars, un magnate di cui lui è l’erede designato, Ernests aveva un sogno: battere una volta Federer e Nadal… il primo lo ha realizzato ieri a Roma per il secondo chissà che Ernests non abbia in mente di dare un altro grosso dispiacere al pubblico capitolino. Sul campo, si intende, perché come reddito probabilmente vale i due messi insieme e forse qualcosa di più... Prendete una buona dose del genuino talento dell’Ivanisevic di inizio anni ’90, con quell’esplosività fulgida e spontanea, non ancora addomesticata, e abbinatelo alla pacata riservatezza tipica di Magnus Norman, campione svedese più avvezzo a rimanere nell’ombra anzichè sotto i riflettori, affetto da una disabitudine cronica alla popolarità che nemmeno la seconda posizione mondiale è riuscita a guarire; dovreste ottenere un giocatore molto simile a Ernests Gulbis. Ernests, già quartofinalista al Roland Garros, unico germoglio spuntato dall’arido suolo lettone, a 21 anni sta affascinando i tifosi di tutto il mondo grazie al suo tennis d’attacco, ma al contempo si sta creando la fama di ragazzo schivo e distaccato. E’ indubbio che lo spilungone di Jumala (190 cm) non sia particolarmente estroverso, ma sbaglia chi lo ha precocemente etichettato come "snob", poiché la mancata loquacità è solo il frutto della gran timidezza, che una volta superata lascia scoprire tutti i pregi di un ragazzo determinato a raggiungere grandi obiettivi, per nulla intimorito dalle future sfide, anche quelle che appaiono più ardue. © 2010 "Il Tennis Italiano" - Tutti i diritti riservati




