BANDA ROSSA

Australian Open, day 4: in campo Fognini, Sonego e Giorgi

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Era davvero il caso di invitare la Sharapova?

In assenza di altre ex campionesse, l'Australian Open ha scelto Maria Sharapova per affiancare Roger Federer al sorteggio del main draw. Le hanno fatto portare il trofeo e si è sottoposta a una breve intervista in cui non è stata citata la parola “doping”. Era davvero impossibile trovare un'altra soluzione?
Era davvero il caso di invitare la Sharapova?
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Riccardo Bisti
11 gennaio 2018

Le cose possono cambiare in fretta. Soltanto otto mesi fa, il Roland Garros negava una wild card a Maria Sharapova perché reduce da 15 mesi di squalifica per doping. Eppure, è stata invitata a uno degli eventi più patinati: il sorteggio dei tabelloni principali dell'Australian Open, per la prima volta di giovedì sera (storicamente, venivano sorteggiati al venerdì). Si tratta di un appuntamento glamour, curato nei dettagli da Tennis Australia. Vi prendono parte i campioni in carica e si concede un po' di spazio allo spettacolo. Per esempio, qualche anno fa, Novak Djokovic e Victoria Azarenka arrivarono in barca alla sede del sorteggio, dove “riconsegnarono” i trofei conquistati l'anno prima. Quest'anno, oltre a Roger Federer, ha trovato spazio proprio Maria Sharapova. Motivo? Era l'unica ex campionessa disponibile. Vero: Serena Williams non è andata a Melbourne perché sta ancora cercando la forma migliore dopo il parto. Victoria Azarenka, campionessa in due occasioni, ha dato forfait perché ancora invischiata nella battaglia legale per la custodia del figlio. Rimaneva Angelique Kerber (vincitrice nel 2016), che però è ancora impegnata al torneo WTA di Sydney, dove sfiderà Camila Giorgi in semifinale. E allora, tra le giocatrici in tabellone e già presenti a Melbourne, l'unica ex campionessa del torneo era proprio Maria. Dopo Roger Federer, hanno chiamato lei per portare in campo il Daphne Akhurst Trophy. Quando è stato fatto il suo nome, si sono sentiti soltanto applausi. Camicia bianca a righe scure e pantaloni neri, Maria ha appoggiato il trofeo su un tavolino e poi ha effettuato un'intervista di 10 minuti, in cui l'intervistatore Hamish McLachlan si è guardato bene dal metterla in difficoltà, definendo “time out” la sua sospensione di 15 mesi, come se si fosse presa una vacanza e non avesse scontato una squalifica per doping.

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TILEY: "MERITAVA L'OPPORTUNITÀ"
Maria ha parlato delle emozioni del rientro, di quanto sia stato importante vincere un torneo a Tianjin e il fatto di aver viaggiato per la Cina già il 26 dicembre. “Nel periodo di stop sono stata due mesi senza toccare la racchetta, non lo avevo mai fatto sin da quando avevo quattro anni, a parte il periodo dell'infortunio alla spalla sono stata ferma mai oltre le due settimane”. Maria ha poi raccontato le attività extra-tennis a cui si è dedicata, la speranza di tornare numero 1 WTA, la ragione per cui è ancora in gara a oltre 30 anni di età, chiudendo con un pronostico sul torneo maschile. Si è comportata benissimo, esprimendosi con umiltà e a bassa voce. Sapeva che la sua presenza avrebbe generato qualche discussione. Ovviamente, hanno chiesto al direttore del torneo Craig Tiley se l'invito alla Sharapova fosse stato un gesto appropriato. “Era il decimo avversario del suo titolo a Melbourne, così come sono i 30 anni di Melbourne Park. Maria rimane una vincitrice dell'Australian Open e meritava l'opportunità”. Non tutti sono d'accordo, anche perché il campione di urine che le è costato la squalifica fu prelevato proprio a Melbourne, il 26 gennaio 2016, dopo la sconfitta contro Serena Williams. Qualcuno ha ipotizzato che avrebbero dovuto coinvolgere una ex giocatrice del passato per affiancare Roger Federer, magari Evonne Goolagong, ultima australiana ad aggiudicarsi il torneo (a parte Chris O'Neil, meno famosa di lei). La polemica si sgonfierà al momento del kick off, ma forse potevano effettuare una scelta diversa. In fondo, l'Australian Open fa parte di un comitato di tornei del Grande Slam che dovrebbe agire in modo coerente. Se il Roland Garros aveva negato una wild card a Masha, difficilmente Wimbledon si sarebbe comportato diversamente (per evitare imbarazzi, prima di infortunarsi, Masha aveva accettato di giocare le qualificazioni). A Melbourne, evidentemente, la pensano in un altro modo.

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