Spirali

Mercoledì 3 Marzo, 2010

Ogni categoria ha le sue interruzioni: il blocco dello scrittore, del pittore, del compositore e anche del lettore. Ma nessuno ha mai parlato del blocco del tennista. Come quando sei sopra di un set con un break e al momento di servire non entra più la prima, il dritto esce di scena e il back vola via come fosse arrivato da un altro pianeta. E allora cominci a perdere il game e dici: “non importa”, ma poi finisci 4 pari e il pensiero di andare al terzo è attraente quanto un sequestro di persona; perché fa caldo, perché sulla terra rossa prima di fare un punto ci vogliono due anni, e perché senti tirare quel maledetto aduttore che hai trascurato. E così si entra nella spirale delle auto-promesse: “giuro che se vinco in due set domani vado dal fisio”, “giuro che faccio un'ora di stretching tutti i giorni per almeno due settimane”, “giuro che faccio tre cesti di servizio”, “giuro.” Ma il dritto continua a uscire di tre metri e se provi a dargli un po' di top in più ti arriva a metà campo. E intanto è set point per l'altro e dopo i giuramenti arrivano le parolacce.

Margaret Atwood, nel suo decalogo per il blocco dello scrittore, invita l'autore a uscire per una passeggiata. Nel tennis non possiamo chiedere di fare il giro del circolo. E allora che fare?

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