Sabato 12 Febbraio, 2011
Sofia Martini è una modella milanese di 24 anni che odia il suo lavoro e si racconta un sacco di bugie. Nella sua vita ci sono: i genitori anaffettivi, la sorella Ginevra, sedicenne cinica e colta, Gian Alfonso il praticante avvocato, Alessandro il fotografo e Paolo il libraio maledetto. Ma ci sono soprattutto le modelle: un groviglio di personalità deviate, inutili, stanche, affamate e pericolose. Milano, Miami, Barcellona: sono le tappe del cambiamento di Sofia, scandito da una vita frenetica tra set fotografici, passerelle e incontri surreali. Sofia gira intorno a se stessa cercando sempre di sfuggirsi. Perché, se riuscisse a prendersi, dovrebbe lasciar cadere tante cose inutili che le danno sicurezza: gli uomini, i flash dei fotografi, e la sua involontaria bellezza. Perché Sofia Martini è cattiva e ironica, e il suo occhio implacabile si posa con la stessa precisione sul suo animo, su un corpo maschile e sulla stupidità dei tanti che incontra. Sofia si ribella alle frivolezze della moda, che è solo una manifestazione della malattia del momento: la superficialità. Urla l’importanza delle emozioni, combatte contro gli sguardi spenti e va in cerca di quelle risposte che, a volte, è difficile dare anche a se stessi.
Senza Tacchi, Bompiani.
Sofia Martini è una modella milanese di 24 anni che odia il suo lavoro e si racconta un sacco di bugie. Nella sua vita ci sono: i genitori anaffettivi, la sorella Ginevra, sedicenne cinica e co
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Lunedì 15 Novembre, 2010
Elena Dementieva che lascia il tennis suona un po' come se Giorgio Armani smettesse di disegnare. Una come Elena, con il suo senso della misura e del privato, con il sorriso generoso e la scollatura abbottonata, meritava di vincere tutto; anche quegli Slam persi per un soffio, come accadde nel 2004 alle finali di Us Open e Roland Garros. La sua pagina di Wikipedia la definisce già un’ex tennista e pensare di non rivedere il suo nome tra le teste di serie mi rattrista, perché ci sarebbero tante racchette, meno graziose, da appendere in cucina e tanti gesti inutili e superflui di cui faremmo volentieri a meno nel circuito; però succede sempre così: i migliori escono di scena con uno sguardo. Ricordo gli occhi abbassati di Justine Henin che somigliavano così tanto a quelli nascosti dalla visiera del cappello di Elena a Doha. La francese è tornata, chissà che Elena non prenda il buon esempio.
Elena Dementieva che lascia il tennis suona un po' come se Giorgio Armani smettesse di disegnare. Una come Elena, con il suo senso della misura e del privato, con il sorriso generoso e la scollatura a
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Lunedì 25 Ottobre, 2010
"Maria Sharapova si sposa" non suona come "Joseph Ratzinger prende lezioni di freestyle motocross"?
"Maria Sharapova si sposa" non suona come "Joseph Ratzinger prende lezioni di freestyle motocross"?
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Lunedì 18 Ottobre, 2010
Siamo sicuri che il Roland Garros porti bene? Negli ultimi quattro anni le vincitrici del torneo più ambito (dopo Wimbledon) hanno avuto percorsi difficili: Justine Henin ha lasciato il tennis, Ana Ivanovic non ha più superato il terzo turno, Svetlana Kuznetsova deve ancora eguagliare la prestazione di quel 6 giugno 2009 e Francesca Schiavone ha dovuto aspettare gli Us Open per confermare il suo posto nella top ten. Una volta, sull'albo d'oro dei tornei dello slam, si potevano quasi mettere le virgolette sotto i nomi: Monica Seles, vedi sopra, vedi sopra. Stesso discorso per Steffi Graf. Ora le teste di serie non contano quasi più, la classifica cambia quanto le estrazioni del superenalotto e i punti di riferimento tremano. Anche i tifosi hanno bisogno di un po' di stabilità.
E' anche per questo che ci si stupisce se Ana Ivanovic vince un torneo come Linz, che avrebbe vinto con la benda sugli occhi poco più di due anni fa. E tutti i giornali sportivi ne parlano; soprattutto perché Ana è bella e allora c'è più materiale: un dritto e un "bel sederino" come riporta il mio collega di blog, fanno più piacere di uno smash in mezzo agli occhi. A parte i punti di vista sono felice: per Ana e per il fatto che in questi due anni, non ci abbia mai chiesto di pregare per lei.
Siamo sicuri che il Roland Garros porti bene? Negli ultimi quattro anni le vincitrici del torneo più ambito (dopo Wimbledon) hanno avuto percorsi difficili: Justine Henin ha lasciato il tennis,
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Martedì 12 Ottobre, 2010
Caroline Wozniacki, classe 1990, è la prima giocatrice mondiale: questa è la notizia della settimana. Dopo il torneo di Pechino, la giocatrice danese (protagonista dell’intervista su Tennis Italiano di novembre) ha superato Venus Williams, che non tornerà in campo fino al 2011. Niente di strano, gli scambi al primo posto nel tennis femminile sono frequenti quanto gli infortuni, ma c’è un dettaglio che è al limite della follia: le dichiarazioni di Serena.
Ripercorriamo i fatti: il 7 luglio Serena era in un ristorante di Monaco di Baviera e si è ritrovata ad appoggiare il piede su un pezzo di vetro. La ferita è stata subito saturata, ma poi i medici sono intervenuti nuovamente sul tendine lesionato dell’alluce. Serena è stata così costretta al riposo forzato, impiegato, secondo la stampa internazionale, ad addolcire i suoi lineamenti con mirati ritocchi estetici. Visibili invece, sono state le apparizioni a tutti gli eventi mondani più esclusivi e le campagne pubblicitarie. Dopo quasi tre mesi di stop, Serena annuncia che il suo ritorno non avverrà prima del prossimo anno e aggiunge: “pregate per me, ne ho bisogno.” Scusa Serena, ma se mai avessimo voglia di pregare, prima di te in classifica ci sarebbero: i soldati caduti in Afghanistan, i minatori in Cile, i morti in Sudan per la guerra civile, gli sfollati del Pakistan, le donne condannate a lapidazione in Iran, le persone in attesa di trapianto e quelle colpite da malattie mortali. Siamo sicuri che un "in bocca al lupo" andrà benissimo.
Caroline Wozniacki, classe 1990, è la prima giocatrice mondiale: questa è la notizia della settimana. Dopo il torneo di Pechino, la giocatrice danese (protagonista dell’intervista
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Posted in: Per favore no! at 12.25.00
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Mercoledì 29 Settembre, 2010
I tennisti ce l'hanno perché devono comunicare con gli amici lontani; i calciatori ce l'hanno perché devo far capire in che squadra giocheranno, che gol faranno e come festeggeranno; gli attori ce l'hanno perché devono essere idolatrati, venerati, spiati; i manager ce l'hanno per mantenere i contatti, ma gli unici contatti che dovrebbero mantenere, sono quelli con la realtà; i ragazzini ce l'hanno perché devono parlare con i compagni di scuola, gli adulti ce l'hanno perché li vogliono ritrovare, i compagni. Le donne ce l'hanno perché è figo, gli uomini perché si abborda. Ora ce l'hanno anche le aziende, le strutture pubbliche, le chiese. Ma c'è ancora qualcuno che non ce l'ha Facebook?
I tennisti ce l'hanno perché devono comunicare con gli amici lontani; i calciatori ce l'hanno perché devo far capire in che squadra giocheranno, che gol faranno e come festeggeranno; gli
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Posted in: Per favore no! at 17.11.00
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Mercoledì 22 Settembre, 2010
C'è sempre un momento in cui ci si ferma; che sia virtuale o reale non importa, si rimane immobili. E quando si riparte si è diversi. Io cercherò di essere meno letteraria e più colloquiale. Meno paurosa e più quotidiana. Ci sono fatti di cui non ho parlato e di cui avrei voluto scrivere: Francesca Schiavone che si porta a casa un po' di quella terra rossa che tutti i tennisti vorrebbero avere sul comodino; Roger Federer che si perde nel suo talento, Maria Sharapova che non si perde mai, nelle sue dichiarazioni brillanti e superficiali; e poi c'è Caroline Wozniacki, che dalla Danimarca è arrivata alla posizione numero 2. Tutti credevano che agli US Open ce l'avrebbe fatta a scalzare la regina nera del tennis, invece no.
Ieri a Londra l'ho incontrata, ho chiacchierato con la ragazza di vent'anni che si nasconde dietro alla tennista, con quella maschera di perfezione che ogni atleta è obbligato a indossare. Mi ha parlato di lei, dal primo pensiero di quando entra in campo alla prima cosa che fa quando torna a casa, e poi abbiamo giocato a tennis, abbiamo sudato molto, ma alla fine ce l'ho fatta, l'ho battuta. Nel prossimo numero di Tennis Italiano, vi spiegherò come.
C'è sempre un momento in cui ci si ferma; che sia virtuale o reale non importa, si rimane immobili. E quando si riparte si è diversi. Io cercherò di essere meno letteraria e pi&ug
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Martedì 25 Maggio, 2010
Oro o Carbone? Inchiostro o raggio di sole?
Non è una canzone, è la scelta che ogni uomo deve fare nella propria vita: bionda o mora?
Le rosse sono escluse perché piacciono sempre, con quelle lentiggini che sembrano disegnate da Klimt.
Shaparova o Ivanovic?
Le sfumature delle donne del tennis sono ben definite, come le personalità: gelide, mistiche, incantatrici.
Le donne hanno un colore di capelli prima di avere un carattere; sono stereotipi che arrivano da lontano. La televisione rimarca e la letteratura smentisce.
E poi ci sono le donne creative, o impaurite, che cambiano la loro natura e nascondono le emozioni dietro a una colata di colore. Non fidatevi di loro.
Ma sulla terra rossa di Parigi, di che colore vi innamorereste?
Oro o Carbone? Inchiostro o raggio di sole? Non è una canzone, è la scelta che ogni uomo deve fare nella propria vita: bionda o mora? Le rosse sono escluse perché piacciono semp
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Mercoledì 12 Maggio, 2010
Le 10 cose che fanno più incazzare della tv italiana:
Chiunque parli di sé in terza persona (succede spesso nei confessionali dei reality show)
Gli stranieri che nonostante gli anni passati in tv non hanno ancora imparato l'italiano e gli italiani che non hanno mai studiato l'italiano
I jingles delle trasmissioni
Le dichiarazioni dei politici
Gli opinionisti senza opinioni
Le morti e le reincarnazioni dei personaggi storici delle soap
Le non-notizie dei telegiornali
I pacchi
Il dito puntato alla camera delle annunciatrici rai
I bambini prodigio che cantano, i vip che ballano, i quasi vip che fingono di sopravvivere e i guinness dei primati
Le 10 cose che fanno più incazzare della tv italiana: Chiunque parli di sé in terza persona (succede spesso nei confessionali dei reality show) Gli stranieri che nonostante gli an
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Mercoledì 28 Aprile, 2010
E' oscura Agota, come il suo nome; come la città di K, mai descritta, ma così nitida. Lei è ungherese ma si esprime in francese, con grande sorpresa dei francesi che a metà degli anni ottanta, quando uscì il romanzo, rimasero folgorati e lo fecero conoscere ad altri trenta paesi. Due protagonisti: Lucas e Klaus. Due gemelli, due specchi. Uniti poi divisi, in tre parti: Il grande quaderno, La prova, La terza menzogna. Agota è brava perché non spiega, agisce. La sua è una scrittura affilata e appassionante, perché non vuole insegnare nulla, lascia decidere al lettore, e poi capovolge qualsiasi congettura. Le pagine sono piene di punti. Frasi brevi. Poesie crudeli che non respirano. E noi con loro. Leggiamo sott'acqua. Nuotiamo in un mondo congelato. Deformato ma reale. Il meccanismo perverso della lettura si mette in moto dalle prime righe, e non si può arrestare, come succede con quei romanzi d'appendice. Anche questa è una favola, ma così nera da mascherare le vie di fuga, e quando ve ne sarete accorti sarà troppo tardi. Se avete freddo copritevi, se avete paura chiamate qualcuno, tenetevi per mano, e provate a entrare nella città di K.
Trilogia della città di K, Agota Kristof, Einaudi
E' oscura Agota, come il suo nome; come la città di K, mai descritta, ma così nitida. Lei è ungherese ma si esprime in francese, con grande sorpresa dei francesi che a metà
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