Pensiero da Incorniciare
Sabato 20 Dicembre, 2008Domani al Palazzetto dello Sport di Arezzo ci sarà il Primo Memorial Federico Luzzi al quale parteciperanno i giocatori di Coppa Davis e Federation Cup, ma sono certo che saranno presenti tanti altri tennisti per ricordare Fede. 'Insieme per Federico' verrà trasmesso da Super Tennis; l'evento è stato organizzato dall'associazione intitolata a Luzzi, 'Fede Lux' e raccoglierà fondi che aiuteranno la ricerca contro le leucemie, i linfomi e il mieloma. Sul sito della Federtennis potete trovare le coordinate bancarie se siete interessati.
Leggendo il Tennis Italiano di questo mese mi ha colpito il seguente pensiero di Fede che, credo, dovrebbero tenere a mente tutti i genitori degli under italiani:
Il mio rimpianto? Forse quello di aver fatto una carriera da juniores vera e propria, come se contasse qualcosa. La cosa brutta è che io ci credevo davvero, che servissero quei risultati, invece il tennis dei 'pro' va preparato in un altro modo. Col senno di poi bisognava impostare la mia crescita diversamente. E in tutto ciò, beninteso, dovevo accorgemene pure io
In questa frase è raccolto uno dei motivi principali per il quale non abbiamo un top ten in Italia da quasi trenta anni. Credo possa essere una buona idea inserirla in tutte le club house dei circoli di tennis, bene in vista; sarebbe un altro modo per ricordare Fede; per evitare di mettere troppa pressione addosso ai giovani; per ricordarsi che bisogna lavorare/programmare il futuro e non aspettarsi tutto subito.
C'è una altra frase che mi ha colpito, scritta da Gianluca Rinaldini (buonissimo giocatore prima che un incidente stradale lo costringesse alla sedia a rotelle a soli 26 anni) che per anni è stato suo allenatore nel centro tecnico di Cesenatico:
...gli obiettivi da raggiungere (da under) fecero dimenticare che era anche necessario guardare avanti, agli imminenti anni del tennis professionistico da affrontare con un'adeguata costruzione atletica. A Fede piaceva la vita. Per questo motivo non era ancora pronto a pensare solo al tennis come, invece, già allora sarebbe stato necessario.
Pensando a questo mi è tornato in mente il Roland Garros 2007: Carlos Moyà giocava l'ultimo match della giornata sul Suzanne Lenglen. Erano le 20:00, faceva freddo e pioveva. Nel suo box Flavia Pennetta lo incoraggiava e io mi chiedevo: 'perché non è in albergo visto che domani gioca per prima'?
Da un punto di vista tennistico l'aver rotto con lo spagnolo è stata la cosa migliore che potesse accadere a Flavia e se l'anno prossimo entrerà, prima italiana a riuscirci, tra le dieci, sarà soprattutto per questo. E quando ci sarà riuscita uno dei suoi pensieri, sono sicuro, sarà per Federico.
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