Maglietta rossa: una bella... bufala?
Sabato 24 Ottobre, 2009Mai rovinare una bella storia con la verità: è una vecchia “regola” delle redazioni. Chiaramente una di quelle “non scritte”. E la storia di Adriano Panatta che alla vigilia del doppio decisivo della finale di Coppa Davis contro il Cile del 1976 avrebbe deciso di indossare ( e di far indossare al suo compagno Paolo Bertolucci) una maglietta rossa, marca Fila, come forma di protesta contro il regime di Pinochet è senza dubbio molto bella. Talmente bella che Mimmo Calopresti ci ha costruito sopra un film-documentario presentato giovedì 22 al Roma Film Fest. E lo stesso Panatta è andato a raccontarla da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Una storia telmente bella che sarebbe piaciuto anche a me che fosse vera. Ascoltando Adriano quel sabato sera però il dubbio mi è venuto. Avevo solo 15 anni a quel tempo e i ricordi si mescolano un po’.
Di certo mi ricordavo che c’era stata grande polemica sulla partecipazione degli azzurri a quella finale. L’Italia si era spaccata tra il sì e il no. La Russia in semifinale aveva rinunciato. Noi decidemmo di andare e fu in ogni caso un bene, almeno anch’io credo sia stato così. Quello che non mi ricordo però è la notizia di questa provocazione degli azzurri: giocare “in rosso” il doppio decisivo come sberleffo a Pinochet. Ritengo che tutta la stampa italiana, se non quella mondiale, si sarebbe impadronita di questa bella storia in modo massiccio. Sarebbe stata quella la notizia, più di una vittoria in doppio o di squadra che sul piano tecnico poteva essere scontata : Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli erano molto più forti di Jaime Fillol e Patricio Cornejo. Il dubbio che si trattasse di una bufala mi è restato fino a oggi pomeriggio quando, cercando nella mia piccola biblioteca di tennis, ho scovato un libretto che avevo scordato di possedere.
Adriano Panatta – Io e il tennis – La mia vita raccontata a Luca Liguori, SEI Edizioni Torino, dato alle stampe nel maggio del 1977. In copertina una foto di Adriano con la Maglietta rossa, al Foro Italico mentre prepara un rovescio in back.
Sono andato subito a rileggermi le pagine che raccontano la finale di Coppa Davis 1976, fresca fresca nel maggio del ’77. Ebbene non c’è nemmeno una riga, o un lontano accenno tra le righe, alla storia che ci stanno propinando oggi. Panatta narra in prima persona e nelle ultime ore della vigilia accenna perfino a piccole polemiche insignificanti quali l’assenza del medico della squadra azzurra Giorgio Santilli, sostituito dal dott. Dante Rossetti. C’è spazio anche per dire che Rossetti è stato querelato dalla Federazione Medici sportivi per alcune dichiarazioni sulla categoria. Di Pinochet e magliette rosse nessuna traccia.
La verità è che Adriano quel giorno non aveva fatto altro che mettere la stessa maglia rossa con cui aveva vinto in finale a Roma e a Parigi, regalando all’Italia la più bella stagione di tennis di tutta la sua storia. Di questo gli saremo grati in eterno. Questo per noi lo mette tennisticamente al primo posto dell’Olimpo tricolore, seduto accanto al suo capitano di allora, Nicola Pietrangeli. Questa è una bella storia. Vera. Perché rovinarla così, cercando di cambiarci uno dei pochi ricordi veramente felici che abbiamo?
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