Federer fa i numeri: Genova applaude
Domenica 20 Settembre, 2009Genova - 16.30. Un ora e quarantasette minuti, spezzati in due da una lunga pausa-pioggia: questa è stata la durata dell'esposizione che Roger Federer ha fatto a Genova del suo repertorio. 6-3 6-0 6-4 il punteggio della sua vittoria su un volenteroso Potito Starace che ha chiusa la pratica play-off tra Italia e Svizzera. Loro, i rossocrociati, rimangono nel World Group, la serie A di Coppa Davis; noi nella zona Europea, la serie B. Questo però era già implicito nel programma dell'incontro: in presenza del n.1 del mondo e dell'esimio collega Wawrinka, n.22, per noi non ci sarebbe stato scampo. Dunque recriminare non ha senso. Ne ha provare ad analizzare l'altro versante di questa sfida di Davis, lo spettacolo che poteva offrire la presenza del Migliore di sempre, per il quale oltre 5.000 persone avevano pagato un salato biglietto.
Sotto questo profilo il bilancio è certamente positivo. Dopo l'assenteismo nella giornata del doppio il Campione è tornato in campo sotto una fastidiosissima pioggerella deciso a chiudere i conti il più velocemente possibile senza però lesinare sul piano dello spettacolo. L'impegno di Starace, partito con la determinazione a combattere colpo su colpo un metro e mezzo dietro la linea di fondo, è stato la spalla perfetta perchè lo svizzero mettesse in mostra la sua infinita varietà di angolazioni e rotazioni, di diritto e di rovescio, la morbidezza delle palle corte, la scioltezza di volée e smash, la velocità di gambe nei recuperi difensivi. Insomma tutto quello che si può sognare di vedere su un campo da tennis. Ciliegina sulla torta, Roger non ha voluto far mancare anche l'ormai celebre (dopo la semifinale contro Djokovic agli Us Open) passante in recupero colpioto in mezzo alle gambe, spalle alla rete. Si era sul 5-0 del secondo set, 30-15, e sul pallonetto di Starace che lo aveva scavalcato, il n. 1 di sempre ha intravvisto l'occasione di ripetere il capolavoro. Ha accellerato i passi per arrivare in tempo sulla palla e ce l'ha fatta in extremis. Il gesto non è stato fluido come a New York, ma la palla è filata via velenosa lo stesso. Starace, a differenza di Djokovic, è riuscito a mettere la racchetta, ma la sua volée è finita larga. E il Beppe Croce di Genova si è alzato tutto in piedi: standing ovation.
Il buon Potito, preferito a Seppi (che dopo il malore di venerdì era pronto oggi a scendere in campo), dopo il 6-0 si è un po' demoralizzato. La sua mimica con il capitano Barazzutti ai cambi di campo era eloquente. Muoveva le mani a ridisegnare gli scambi e il loro esito con un'espressione del viso alla fine come a dire: ma contro uno che gioca così, che cosa si può fare? Niente, Potito, e grazio lo stesso per l'impegno finale, quando ti sei arrampicato fino a 4-5 30-30 e quel tuo rovescio lungolinea è uscito di un dito. Ci ha permesso di ammirare un po' più a lungo questa enciclopedia del bel gioco efficace che è Federer. Il modello cui tutti i bipedi con racchetta dovrebbero tendere.
Federer è ormai una vera icona del tennis e oltre. Ieri l'intera squadra del Genoa calcio si è presentata a Valletta Cambiaso per farsi fotografare con lui. Gli hanno regalato una maglietta rossoblu con il numero 15, quello dei suoi Slam. Lui ha sorriso, si è prestato al gioco come si è conceso agli autografi nel dopopartita, paziente, fedele ai canoni del suo personaggio. Elegante, preciso, talvolta "leccato" al punto di stendere al suolo un asciugamano bianco per poggiare il borsone in modo che non si sporchi di terra rossa e poi però pronto a lanciarsi alla disperata rincorsa di una palla per altri impossibile, capace di rimandarla di là con la punta della racchetta, di chiudere il punto e e di urlare al mondo a pugni serrati il suo &q uot;c'mon" come il più tosto dei fighter. "Genova per noi" si è trasformata in "Genova per lui". Giusto così.
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