I misteri della racchetta. E del ginocchio
Martedì 17 Febbraio, 2009Un avvio di stagione con tante racchette nuove anche in mano ai campioni. Primo su tutti Novak Djokovic con la sua misteriosa Head Speed Pro bianca. "Nole" è il più grosso colpo di mercato del 2009, in termini di sponsor tecnico di attrezzatura. Dal primo gennaio è passato nella scuderia Head, a fronte di un lauto contratto e della distribuzione del marchio Head in Serbia e dintorni. Un bell’acquisto ma una strana gestione della novità: non ci sono notizie ufficiali e perciò si è parlato più delle dichiarazioni di Djokovic, che alle prime uscite non pareva ancora in sintonia con il nuovo telaio, piuttosto che delle caratteristiche tecniche del suo attrezzo. 
Ha fatto specie anche la dichiarazione di Federer che si è detto stupito della decisione del più giovane rivale di cambiare racchetta in un momento tanto delicato della sua carriera, alla vigilia di uno Slam di cui era “defending champion” e in piena lotta per le prime posizioni. Di certo a livelli così alti si tratta di passaggi delicati, che possono far perdere per un periodo (l’adattamento) quel pizzico di confidenza, che può fare la differenza. E costare caro in termini di montepremi e punti Atp.
Roger, sceglila più facile - La verità è che si parla molto poco degli attrezzi dei campioni ma questi incidono in modo importante sulle prestazioni. A questo proposito ho letto di recente l’intervento di un fedele lettore di Tennis Italiano e appassionato tennista, Carles Tugnoli, che nel blog del sito Fit “Tribuna aperta”, sosteneva un’idea interessante: perché Roger Federer non prende in considerazione l’idea di passare a un modello di Wilson un po’ meno severo del suo, magari un po’ più performante? Se quando affronta Nadal, deve rischiare molto e ha pochi margini, perché non prova con un telaio che spinge un po’ di più e magari ha più tolleranza sulle palle decentrate della sia pur mitica Pro Staff.? Del resto la Babolat Aero Pro di Nadal ha un piatto corde da 100 pollici quadrati. La Wilson di Roger si ferma a 90.
Campioni conservatori - In effetti i “pro” dell’Atp sono molto conservatori, hanno sempre puntato su telai “pesantini”che privilegiano nettamente il controllo, a differenza delle colleghe femmine, che hanno raccolto ormai da anni l’offerta di potenza tecnologica che viene dal mercato. Fior di campionesse utilizzano racchette che in Italia vengono consigliate al buon giocatore di club. E se qualcuno dei dominatori muscolosi del circuito provasse a governare la superiore potenza che certi attrezzi riescono a imprimere alla palla, senza grande sforzo del braccio dell’utente? Forse scoprirebbero che c’è un bel margine di miglioramento disponibile subito.
La maglia larga è meglio - Intanto dall’Australia si è tornati con tante novità che sul mercato devono ancora approdare. La nuova Babolat Pure Drive di Roddick (versione lunga), Moya e Fognini ( versione normale), azzurrissima con inserto rosso sul cuore. La nuova Prince Rebel di Monfils, derivata dalla Head Prestige, anticipata già a Bercy 2008. Le nuove Head Extreme (Pro e normale) utilizzate da Ljubicic, Gasquet ma anche dal giova astro nascente d’Australia Tomic. Quest’ultima l’abbiamo testata sull’ultimo numero della rivista, scoprendo prestazioni molto interessanti. Apparentemente identica alla progenitrice, la racchetta presenta una variazione che coglie le richieste di maggiore spinta avanzate lo scorso anno dallo stesso Ljubo. Il segreto è nel reticolo delle corde, sempre 16 verticali e 19 orizzontali, che si presenta però con una trama più larga. Questo apparentemente insignificante dettaglio cambia la faccia dell’attr ezzo , che controlla sempre molto bene ma ora spinge molto di più, con facilità. Ecco perché penso che la racchetta sia oggi ancora più importante che in passato e che in situazioni di alta competitività, possa fare anche lei la differenza.
Il decagono di Stepanek - Sicura differenza la fa il telaio utilizzato quest’anno da Radek Stepanek, che ha già vinto due tornei: Brisbane e, la scorsa settimana, San Jose, in California. La forma salta agli occhi, è quella con il piatto corde decagonale della indimenticabile quanto strana Fox di Brad Gilbert. La grande “B” sulle corde è quella di Warren Bosworth, il vecchio mago delle racchette di Ivan Lendl, che oltre a essere un incordatore sopraffino è anche curioso collezionista e in certi casi ha persino customizzato telai che gli dicevano qualcosa. Sul sito americano Tennis Warehouse, il più grande pro shop on line, fino a poco tempo fa si potevano comprare a poco prezzo racchette come quella di Stepanek, del tutto fuori produzione. Tanto male però non dovevano funzionare…. 
Rafa a rischio - Per chiudere il nostro appuntamento del martedì, un saltar di palo in frasca, però significativo. Dalle racchette al ginocchio destro di Nadal. Che si metta a cigolare così presto è un campanellone d’allarme. Rafa è un fuoriclasse che può vincere tutto e un gran campione nei comportamenti (il suo accettare di stare in campo zoppo a Rotterdam a prendere un bel sei-zero da Murray è una lezione di sportività straordinaria. Però deve fare qualcosa, provare a capire che cosa causa le sue infiammazioni. Il chiropratico comasco Alfio Caronti, da sempre nel team di specialisti che hanno supportato Riccado Piatti e i suoi giocatori, mi ha mandato un sms all’indomani della vittoria di Rafa in Australia, ricordandomi la sua analisi delle smorfie che lo spagnolo fa, stortando la bocca, a ogni colpo. Aveva detto che denotano una squilibrio, muscoli che lavorano male, in “co-contrazione”, finendo con l’usurare tendini e articolazioni. “Se va avanti così a 24 anni smette”, si era sbilanciato. Ci aveva avvisato della sofferenza della Henin, aveva notato le labbra innaturalmente serrate della Sharapova in azione. Rafa, fai qualcosa, prima che sia tardi.
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