Per fortuna che c’è Nole
Domenica 3 Maggio, 2009All'inizio ha giocato male ma non si è fatto staccare nel punteggio. Quando il primo set sembrava perso l'ha raddrizzato e ci ha regalato lotta fino al tie-break. Ha fatto anche errori madornali, ha spaccato una racchetta ma finchè ha potuto ci ha provato, ha cercato di vincere. Poi è scoppiato, ha perso. Ma è riuscito a sorridere lo stesso e a far sorridere tutto lo stadio, accettando di improvvisare, pur nello scorno della sconfitta, l'imitazione del rivale. Novak Djokovic ha perso la sua sfida con Rafa Nadal ma per fortuna che nel tennis esiste ancora uno come lui.
Ieri al pronostico del suo match contro Federer, il cuore sperava Roger (che bello sarebbe stato riverderlo super-competitivo) ma la ragione diceva Djokovic. In primo luogo per la condizione mostrata dal serbo a già a Montecarlo. In seconda battuta per la convinzione che Nole potesse provare seriamente a battere Nadal. Roger no, sulla terra rossa di sicuro no.
Questa logica ha avuto conferma sul campo centrale del Foro Italico dove i mezzi tecnici e la sfrontatezza di Djokovic (uniti all'attuale splendida condizione fisica) hanno regalato un match intenso, con alcune giocate memorabili, al posto del monologo che Rafa oggi impone a tutti gli altri rivali. Si è fatto strappare subito la battuta Nole, da un avversario che era entrato in campo determinato a imprimere subito ritmi elevatissimi, forse proprio per non farlo ragionare. Infatti il serbo non ragionava granchè, appariva teso ma riusciva a rimanere agganciato nel punteggio. E quando Rafa è andato a servire per il set, ha lottato e gli ha strappato la battuta.
L'arma del rovescio bimane, capace di incontrare in diagonale senza tentennamenti il diritto "supercarico" del maiorchino anche quando rimbalzava molto alto, ha funzionato a dovere, aprendo il campo a soluzioni esplosive.
Sono stati i momenti più belli del match, gli ultimi quattro giochi del primo set dove si è visto il meglio che oggi sia dato vedere su un campo in terra rossa per potenza, precisione, tenuta psico-fisica. Poi il tie break, per sua natura, ha rotto l'equilibrio. A favore dello spagnolo. Che comunque è stato costretto a combattere ancora duramente all'inizio della seconda partita, prima che l'avversario si arrendesse, dopo più di due ore di gioco. Insomma Djokovic ci crede e ci prova, anche se non ancora fino in fondo.
D'altro canto il Nadal attuale è mostruoso, come quello delle passate stagioni, se non di più. Il suo livello di gioco è salito, grazie a un rovescio sempre più duttile. Ma è l'assoluto controllo delle partite, per non dire dei singoli punti, che impressiona. E' come se il n.1 del mondo, consapevole del tour de force che gli tocca affrontare per riconquistare tutti i trofei disponbili sul "rosso", stia attento a non lasciare troppi game per strada, giusto per economizzare le energie. Fa un certo effetto, nelle sue conferenze stampa dopo match, rendersi conto della lucidità con cui ricorda ogni singolo punto dell'incontro e riesce mentalmente a rivederlo alla moviola mentale, rianalizzandolo da un punto di vista tattico e psicologico. Oggi ha ripassato per la platea dei giornalisti il suo percorso stagionale da Monte-Carlo in poi, in prospettiva parigina, dando la sensazione che nella sua testa sia già tutto chiaro e i game vinti e persi siano come le note su un pentagramma, la partitura di un pezzo musicale già scritto. Si fa fatica a immaginare qualcuno che possa impedirgli di suonarlo.
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