Che Roger che faceva

Sabato 2 Maggio, 2009

Riprendiamo la rubrica "Che Roger che fa" dopo l'interruzione di ieri. Il titolo però oggi è diventato "Che Roger che faceva", visto che il Migliore di sempre si è fatto buttar fuori in semifinale da Novak Djokovic e dunque, romanamente, appartiene purtroppo al passato. La sua sfida con un "Nole " molto in forma ha avuto due volti distinti. Roger 1, quello del primo set e dei primi 3 giochi del secondo, è sembrato la riapparizione del Federer dominatore. Sicuro di sè, molto concentrato, perfetto timing sulla palla, buona percentuale di prime palle, ha incamerato il set con grande sicurezza nonostante di fronte avesse un Djokovic in grande condizione. Anche le cifre raccontano un dominio forse perfino inatteso: Federer vinceva sfruttando una delle sei palle break che si era costruito, Djokovic non ne aveva avuta alcuna. All'inizio della seconda partita un altro break e la possibilità di andare 3-0, strappando per l'ennesima volta la battuta all'avversario, fallita ma senza stress. Il tempo di Roger era un sereno assoluto, solleone, una meraviglia. Da tempo non era così bello.

Poi il temporale. Prima quello vero, improvviso, con un enorme nuvolone nero, tra il nadaliano e il fantozziano, che ha rovesciato venti minuti di goccioloni, spezzato in due il match, fatto saltare la diretta in chiaro di Italia Uno e mandato negli spogliatoi lo splendido Roger 1.

Roger 2, quello che ha ricominciato a giocare dopo una quarantina di minuti di pausa, era quello che gli anziani a Milano definirebbero, con felice sintesi dialettale, "stremì dal tempural", "spaventato dal temporale". La riproduzione romana del campione che sparì dal campo al quinto set degli Open d'Australia dopo averne combattuti quattro. Improvvisamente insicuro, quasi succube della rabbia di Djokovic che non voleva perdere. Il barometro del suo tennis, ovvero il numero di rovescio in top steccati, improvvisamente puntava al brutto: aumentava. Una questione di testa più che di tennis e gambe. Al terzo set, portatosi sul 3-1 , di nuovo in vantaggio di un break, Roger 2 arrivava al punto di farsi strappare il successivo servizio a zero. Un game inguardabile, dove al rovescio di nuovo fallibile si aggiungeva il crollo delle percentuali di battuta. Non avrebbe fatto più un game, l'ex numero uno del mondo. Usciva tra il dispiacere di tanti, lasciando nei pessimisti la convinzione che non sia più lui, cioè il migliore. Gli ottimisti possono concedersi (e concedergli) il beneficio del dubbio. Roger 1 può ancora fare Slam. Roger 2 fa solo malinconia.

P.S. Per quanto riguarda la qualità della finale di Roma 2009 è molto meglio che l'abbia spuntata "Nole": è in grande condizione. Da come si batteva i pugni sul petto alla fine, ha motivazione e consapevolezza dei suoi mezzi. Soprattutto ha le doti tecniche, fisiche e mentali per battere Nadal. E ci crede.

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