Agassi e il tennis: sarà vero odio?

Domenica 1 Novembre, 2009

agassi feb 95.JPGChissà che cosa salterà fuori ancora, prima del 9 novembre. E’ la data dell’uscita in libreria (nel mondo anglosassone) dell’autobiografia di Andre Agassi che si intitola Open. Prima l’uso di droghe fuori dal campo in un periodo difficile della sua vita. Poi l’odio per il tennis che l’avrebbe accompagnato per tutta la carriera. Successivamente la confessione che persino la lunga chioma biondo mechata sarebbe stata un falso: per cinque anni Agassi avrebbe portato un toupet. Poi una nuova rivelazione sull’uso delle droghe: il padre gliele avrebbe passate prima dei match. Se volete vi aggiungiamo una chicca anche noi: oltre a portare il parrucchino, Andre si rasava i peli del petto: guardate (qui sopra) la foto che abbiamo pubblicato nel febbraio del 1995, alla prima apparizione del Kid con i capelli corti. La vedete la regolarità della ricrescita sul petto?

Scherzi a parte, oggi è solo il 2 novembre: di questo passo in una settimana di anticipazioni potremmo scoprire qualcosa su Andreino e Al Queda, Andreino e via Gradoli, Andreino e… ma che mai avrà fatto scrivere l’ex Kid di Las Vegas in questa autobiografia. Verrebbe voglia a questo punto, prima di tirare le somme e sparare giudizi come stanno facendo in tanti in giro per il mondo, di leggerla per intero questa storia, anche se le 400 pagine annunciate incutono un certo timore.

Di certo tra tanti commenti indignati, penso a Rafa Nadal per esempio o a Pat Cash, spinti a commentare poche fasi rubate qua e là, spicca l’osservazione di Venus Williams, una che di show business sa parecchio: “Il suo libro venderà bene, sembra molto interessante”. Insomma la sensazione è che l’ufficio stampa della sua casa editrice stia lavorando molto bene, anticipando ai quotidiani di tutto il mondo le parti più scabrose, le affermazioni più forti, ben scollegate dal contesto.

La verità che il rapporto di Andre Agassi con il tennis è sempre stato conflittuale. Come poteva essere diversamente per un bambino cresciuto con una palla da tennis appesa sopra il seggiolone, spedito giovanissimo all’Accademia di Bollettieri contro la sua volontà, ricchissimo di talento ma fragile emotivamente. In tanti anni di una straordinaria carriera Andre ha sofferto sicuramente molto dentro e fuori da quel rettangolo di gioco dentro al quale ha costruito se stesso giorno dopo giorno, arrivando a diventare quel campione straordinario che ha vinto Slam su tutte le superfici e rivoluzionato il gioco stesso con uno stile unico.

Uno che odia il tennis non porta la propria fidanzata Wendy a Londra  fuori stagione, sul prato del centrale di Wimbledon, a farle vedere dove ha colto il primo vero trionfo. Uno che odia il tennis non continua a giocare, e a vincere, fino a 36 anni quando ormai è straricco e potrebbe fare dell’altro. Certo, qualcuno si ricorderà anche del fatto che nelle ultime stagioni per eliminare i dolori alla schiena doveva farsi fare delle infiltrazioni dolorosissime.

Insomma, credo che per una persona sensibile e fragile come Andre Agassi il tennis sia stata q u el la via crucis che gli uomini devono percorrere fino in fondo se vogliono diventare veramente tali. Un viaggio tra inferno e paradiso senza troppe mezze misure alla fine del quale ti c onosci veramente, sai la tua forza ma a nche tutte le debolezze, anche quelle che non avresti voluto dover ammettere.

E come un amante disperata dei drammi noir di Hollywood, presa e lasciata, aggredisce l’oggetto della sua passione e lo colpisce, lo graffia e gli grida tutto l’odio del mondo, poi finisce tra le sue braccia in un bacio appassionato, il più classico degli “Odi et amo”, così secondo me rimarrà agli annali il rapporto tra Andre e la racchetta. Scritto negli albi d’oro e nella cronaca mondana, tra Wimbledon e Las Vegas, per la gioia di chi lo ha amato e di chi lo ha sempre odiato.

Di certo uno di quei campioni che trasudano umanità da tutti i pori, uno di quelli che tremano, sbagliano, finiscono a terra, come può succedere a tutti noi. E sanno rialzarsi, riprovarci e tagliare traguardi insperati. Uomini, non superuomini, di cui non si vede l’ora di rileggere la storia. Sempre che sia vera. Anche se dovesse esserlo fin troppo.

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