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<title>Buone notizie dal Capitano</title>
<pubDate>Wed, 3 Mar 2010 17:32:00 +0200</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[ <p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">Nell&rsquo;editoriale de Il Tennis Italiano di marzo, da qualche giorno in edicola, avevo auspicato che alla richiesta di Andreas Seppi di non essere convocato in Coppa Davis per tutto il 2010 e alla successiva convocazione del n.1 d&rsquo;Italia per il match contro la Bielorussia (che comincia venerd&igrave;) da parte del Capitano Barazzutti non seguisse la controproducente pantomima gi&agrave; vista con il &ldquo;Caso-Bolelli&rdquo;. Una storia di polemiche, squalifiche e ripensamenti che non ha giovato n&eacute; al clima della nostra Nazionale, n&eacute; alle prestazioni agonistiche del nostro giocatore nel circuito.</font></p><p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">Avevo dovuto scrivere il pezzo marted&igrave; 23 febbraio, appena avuta la notizia della convocazione di Seppi insieme a Bolelli, Fognini e Starace. Poche ore dopo, la rivista &egrave; andata in stampa. </font></p><p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">A una settimana distanza mi fa piacere poter dire che quel desiderio &egrave; stato esaudito. La pantomima non si ripeter&agrave;. Il merito va proprio ai due maggiori protagonisti della vicenda, Andreas Seppi e Corrado Barazzutti.</font></p><p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">Andreas, che speriamo di rivedere un giorno in azzurro, fortissimo e motivatissimo, ha valutato che il rifiuto di una convocazione (e le relative, immaginabili sanzioni) poteva di rimbalzo creare disagi e difficolt&agrave; al circolo in cui &egrave; cresciuto e dove si allena con Massimo Sartori, quello di Caldaro. Contro quelle che riteneva le scelte migliori per s&eacute; e per la sua stagione sul circuito &lsquo;pro&rsquo;, ha deciso di dire s&igrave; e si &egrave; presentato regolarmente a Castellaneta Marina dove si giocher&agrave; Italia&ndash;Bielorussia (ma perch&eacute; si&nbsp;finisce per dover andare&nbsp;sempre l&igrave;?).</font></p><p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">Seppi ha subito incontrato Corrado Barazzutti. I due si sono parlati e si sono evidentemente capiti se il Capitano ha ritenuto di esonerare il n. 46 del mondo dall&rsquo;impegno, dichiarandolo &ldquo;non idoneo&rdquo;. &ldquo;Nell&rsquo;ultimo periodo sentivo troppa responsabilit&agrave; e facevo molta fatica a esprimermi al meglio&rdquo; era stata la motivazione con cui Seppi aveva chiesto di non essere convocato. La &ldquo;non idoneit&agrave;&rdquo; dichiarata da Barazzutti ha il sapore di una presa d&rsquo;atto dello stato d&rsquo;animo del giocatore in questo momento particolare della sua carriera. </font></p><p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">E&rsquo; una decisione che evita l&rsquo;innescarsi di inutili tensioni. Pu&ograve; essere il punto di partenza di una nuova stagione, pi&ugrave; positiva sia per Andrea che per la squadra italiana? C&rsquo;&egrave; da augurarselo di cuore. Intanto vediamo di archiviare la questione Bielorussia. Dal 5 al 7 maggio ci toccherebbe l&rsquo;Olanda (sull&rsquo;erba?), che non si pu&ograve; dire proibitiva. Provare anche quest&rsquo;anno a tornare in Serie A &egrave; doveroso. Ma se non si riesce a costruire il clima giusto nella squadra la &ldquo;mission&rdquo; rimarr&agrave; ancora &ldquo;impossible&rdquo;. Come &egrave; stato dal 2001.</font></p> ]]></content:encoded>
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<title>Il prezzo (giusto) di un&#8217;ora</title>
<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 15:26:00 +0200</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[ <p>Ricomincio alle 15.00 di sabato 9 gennaio. La prima ora di tennis del 2010. Avevo bisogno di regalarmi un momento di piacere puro e di "rimettere in moto la macchina" dopo il classico periodo all'ingrasso del 'triangolo di piombo': Natale-Capodanno-Epifania. </p><p>Il piacere puro &egrave; riusciere a giocare con l'amico e poeta del tennis Filippo Melzi d'Eril. Poeta, in questo caso, non perch&egrave; scrive bene. Poeta per come gioca e ti fa giocare. Nessuno al mondo ti pu&ograve; mettere in palla come Filippo. Si presenta come sua abitudine con una racchetta di legno (ieri era un Wilson Pro Staff, quella con i rombi sul fusto che usava McEnroe) e poi come sempre palleggia con ritmo e lunghezza perfetta senza sbagliare mai. Colpisce d'anticipo, senza particolare rotazione (a meno che non voglia imprimerla). &nbsp;E' in grado di decidere all'ultimo per qualunque direzione o angolazione. Se acceleri, accelera. Oppure ( e ti mette in palla ancor di pi&ugrave;) te la rimette l&igrave; alla stessa velocit&agrave; del colpo prima. Una specie di macchina lanciapalle umana per&ograve; continua, carezzevole, precisa. Una pietra di paragone per il tuo stato di forma. La possibilit&agrave; di colpire, colpire, colpire a media velocit&agrave; e ritrovarsi. S&igrave;, ritrovare se stessi. Io con lui ce le metto tutta, spero di riuscire dalla mia parte del campo a restituirgli almeno in parte la piacevolezza che lui offre.&nbsp;</p><p>Rimettere in moto la macchina ci&nbsp;costa 22 euro all'ora. Il campo coperto milanese &egrave; uno di quelli cui si pu&ograve; accedere senza essere soci. Superficie ben tenuta, riscaldamento cos&igrave; cos&igrave;. Totale 22 euro per 60 minuti. Alla fine ci siamo divertiti molto ma ci chiediamo comunque se il prezzo sia giusto. Non sono comunque troppi 22 euro per un'ora di tennis? A Milano, va detto, si paga anche ben di pi&ugrave;: 24, 26, 28 euro. Siamo oltre le 50.000 lire di una volta. Resto convinto che&nbsp;sia troppo. Anche nel periodo invernale bisognerebbe trovare un compromesso. Cos&igrave; a occhio mi verrebbe da dire che i 7.50/8 euro a persona, che rappresentano il costo di un ingresso al cinema, potrebbero essere un buon riferimento (15/16 euro ora, aumentati fino a 18 nel caso l'impianto offrisse impianti e servizi particolarmente curati) per l'ora invernale. Mentre per quella all'aperto penso ragionevole un'oscillazione tra gli 8 e 12 euro all'ora (dai 4 ai 6 euro a persona). Voi che ne pensate? Chi avesse segnalazioni particolari ( campi molto economici o troppo cari, osservazioni o idee da suggerire) &egrave; il benvenuto.</p> ]]></content:encoded>
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<title>Agassi e il tennis: sarà vero odio? </title>
<pubDate>Sun, 1 Nov 2009 23:45:00 +0200</pubDate>
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Chissà che cosa salterà fuori ancora, prima del 9 novembre. E&#8217; la data dell&#8217;uscita in libreria (nel mondo anglosassone) dell&#8217;autobiografia di Andre Agassi che si intitola Open. Prima l&#8217;uso di droghe ...
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<content:encoded><![CDATA[ <font size=3><br /> </font><img  src=../dx/agassi%20feb%2095.JPG/$file/agassi%20feb%2095.JPG width=250 height=321 alt="agassi feb 95.JPG"><font size=2 face="Verdana">Chissà che cosa salterà fuori ancora, prima del 9 novembre. E&#8217; la data dell&#8217;uscita in libreria (nel mondo anglosassone) dell&#8217;autobiografia di Andre Agassi che si intitola Open. Prima l&#8217;uso di droghe fuori dal campo in un periodo difficile della sua vita. Poi l&#8217;odio per il tennis che l&#8217;avrebbe accompagnato per tutta la carriera. Successivamente la confessione che persino la lunga chioma biondo mechata sarebbe stata un falso: per cinque anni Agassi avrebbe portato un toupet. Poi una nuova rivelazione sull&#8217;uso delle droghe: il padre gliele avrebbe passate prima dei match. Se volete vi aggiungiamo una chicca anche noi: oltre a portare il parrucchino, Andre si rasava i peli del petto: guardate (qui sopra) la foto che abbiamo pubblicato nel febbraio del 1995, alla prima apparizione del Kid con i capelli corti. La vedete la regolarità della ricrescita sul petto?</font><font size=3> </font> <p><font size=2 face="Verdana">Scherzi a parte, oggi è solo il 2 novembre: di questo passo in una settimana di anticipazioni potremmo scoprire qualcosa su Andreino e Al Queda, Andreino e via Gradoli, Andreino e&#8230; ma che mai avrà fatto scrivere l&#8217;ex Kid di Las Vegas in questa autobiografia. Verrebbe voglia a questo punto, prima di tirare le somme e sparare giudizi come stanno facendo in tanti in giro per il mondo, di leggerla per intero questa storia, anche se le 400 pagine annunciate incutono un certo timore. </font> <p><font size=2 face="Verdana">Di certo tra tanti commenti indignati, penso a Rafa Nadal per esempio o a Pat Cash, spinti a commentare poche fasi rubate qua e là, spicca l&#8217;osservazione di Venus Williams, una che di show business sa parecchio: &#8220;Il suo libro venderà bene, sembra molto interessante&#8221;. Insomma la sensazione è che l&#8217;ufficio stampa della sua casa editrice stia lavorando molto bene, anticipando ai quotidiani di tutto il mondo le parti più scabrose, le affermazioni più forti, ben scollegate dal contesto. </font> <p><font size=2 face="Verdana">La verità che il rapporto di Andre Agassi con il tennis è sempre stato conflittuale. Come poteva essere diversamente per un bambino cresciuto con una palla da tennis appesa sopra il seggiolone, spedito giovanissimo all&#8217;Accademia di Bollettieri contro la sua volontà, ricchissimo di talento ma fragile emotivamente. In tanti anni di una straordinaria carriera Andre ha sofferto sicuramente molto dentro e fuori da quel rettangolo di gioco dentro al quale ha costruito se stesso giorno dopo giorno, arrivando a diventare quel campione straordinario che ha vinto Slam su tutte le superfici e rivoluzionato il gioco stesso con uno stile unico. </font> <p><font size=2 face="Verdana">Uno che odia il tennis non porta la propria fidanzata Wendy a Londra &nbsp;fuori stagione, sul prato del centrale di Wimbledon, a farle vedere dove ha colto il primo vero trionfo. Uno che odia il tennis non continua a giocare, e a vincere, fino a 36 anni quando ormai è straricco e potrebbe fare dell&#8217;altro. Certo, qualcuno si ricorderà anche del fatto che nelle ultime stagioni per eliminare i dolori alla schiena doveva farsi fare delle infiltrazioni dolorosissime. </font> <p><font size=2 face="Verdana">Insomma, credo che per una persona sensibile e fragile come Andre Agassi il tennis sia stata q u el la via crucis che gli uomini devono percorrere fino in fondo se vogliono diventare veramente tali. Un viaggio tra inferno e paradiso senza troppe mezze misure alla fine del quale ti c onosci veramente, sai la tua forza ma a nche tutte le debolezze, anche quelle che non avresti voluto dover ammettere. </font> <p><font size=2 face="Verdana">E come un amante disperata dei drammi noir di Hollywood, presa e lasciata, aggredisce l&#8217;oggetto della sua passione e lo colpisce, lo graffia e gli grida tutto l&#8217;odio del mondo, poi finisce tra le sue braccia in un bacio appassionato, il più classico degli &#8220;Odi et amo&#8221;, così secondo me rimarrà agli annali il rapporto tra Andre e la racchetta. Scritto negli albi d&#8217;oro e nella cronaca mondana, tra Wimbledon e Las Vegas, per la gioia di chi lo ha amato e di chi lo ha sempre odiato. </font> <p><font size=2 face="Verdana">Di certo uno di quei campioni che trasudano umanità da tutti i pori, uno di quelli che tremano, sbagliano, finiscono a terra, come può succedere a tutti noi. E sanno rialzarsi, riprovarci e tagliare traguardi insperati. Uomini, non superuomini, di cui non si vede l&#8217;ora di rileggere la storia. Sempre che sia vera. Anche se dovesse esserlo fin troppo.</font><font size=3> </font> ]]></content:encoded>
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<title>Maglietta rossa: una bella... bufala?</title>
<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 15:56:00 +0200</pubDate>
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<category>Personaggi</category>
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<content:encoded><![CDATA[ <p class="MsoNormal">Mai rovinare una bella storia con la verit&agrave;: &egrave; una vecchia &ldquo;regola&rdquo; delle redazioni. Chiaramente una di quelle &ldquo;non scritte&rdquo;. E la storia di <strong>Adriano Panatta</strong> che alla vigilia del doppio decisivo della finale di Coppa Davis contro il Cile del 1976 avrebbe deciso di indossare ( e di far indossare al suo compagno Paolo Bertolucci) una maglietta rossa, marca Fila, come forma di protesta contro il regime di Pinochet &egrave; senza dubbio molto bella. Talmente bella che Mimmo Calopresti ci ha costruito sopra un film-documentario presentato gioved&igrave; 22 al Roma Film Fest. E lo stesso Panatta &egrave; andato a raccontarla da <strong>Fabio Fazio a &ldquo;Che tempo che fa&rdquo;.</strong> Una storia telmente bella che sarebbe piaciuto anche a me che fosse vera. Ascoltando Adriano quel sabato sera per&ograve; il dubbio mi &egrave; venuto. Avevo solo 15 anni a quel tempo e i ricordi si mescolano un po&rsquo;. </p><p class="MsoNormal"><img  title="copertina libro panatta.JPG" height="306" alt="copertina libro panatta.JPG" hspace="2" src="http://www.tennisitaliano.it/edisport/tennis/blogDir.nsf/dx/../dx/copertina%20libro%20panatta.JPG/$file/copertina%20libro%20panatta.JPG" width="200" align="right" vspace="2" border="1" />Di certo mi ricordavo che c&rsquo;era stata grande polemica sulla partecipazione degli azzurri a quella finale. L&rsquo;Italia si era spaccata tra il s&igrave; e il no. La Russia&nbsp;in semifinale aveva rinunciato. Noi decidemmo di andare e fu in ogni caso un bene, almeno anch&rsquo;io credo sia stato cos&igrave;. Quello che non mi ricordo per&ograve; &egrave; la notizia di questa provocazione degli azzurri: giocare &ldquo;in rosso&rdquo; il doppio decisivo come sberleffo a Pinochet. Ritengo che tutta la stampa italiana, se non quella mondiale, si sarebbe impadronita di questa bella storia in modo massiccio. Sarebbe stata quella <em><strong>la notizia</strong></em>, pi&ugrave; di una vittoria in doppio o di squadra che sul piano tecnico poteva essere scontata : Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli erano molto pi&ugrave; forti di Jaime Fillol e Patricio Cornejo. Il dubbio che si trattasse di una bufala mi &egrave; restato fino a oggi pomeriggio quando, cercando nella mia piccola biblioteca di tennis, ho scovato un libretto che avevo scordato di possedere. </p><p class="MsoNormal"><strong>Adriano Panatta &ndash; Io e il tennis &ndash; La mia vita raccontata a Luca Liguori</strong>, SEI Edizioni Torino, dato alle stampe nel maggio del 1977. In copertina una foto di Adriano con la Maglietta rossa, al Foro Italico mentre prepara un rovescio in back. </p><p class="MsoNormal">Sono andato subito a rileggermi le pagine che raccontano la finale di Coppa Davis 1976, fresca fresca nel maggio del &rsquo;77. Ebbene <strong>non c&rsquo;&egrave; nemmeno una riga</strong>, o un lontano accenno tra le righe, alla storia che ci stanno propinando oggi. Panatta narra in prima persona e nelle ultime ore della vigilia accenna perfino a piccole polemiche insignificanti quali l&rsquo;assenza del medico della squadra azzurra Giorgio Santilli, sostituito dal dott. Dante Rossetti. C&rsquo;&egrave; spazio anche per dire che Rossetti &egrave; stato querelato dalla Federazione Medici sportivi per alcune dichiarazioni sulla categoria. Di Pinochet e magliette rosse nessuna traccia. </p><p class="MsoNormal">La verit&agrave; &egrave; che Adriano quel giorno non aveva fatto altro che mettere la <strong>stessa maglia rossa con cui aveva vinto in finale a Roma e a Parigi</strong>, regalando all&rsquo;Italia la pi&ugrave; bella stagione di tennis di tutta la sua storia. Di questo gli saremo grati in eterno. Questo per&nbsp;noi lo mette tennisticamente al primo posto dell&rsquo;Olimpo tricolore, seduto accanto al suo capitano di allora, Nicola Pietrangeli. Questa &egrave; una bella storia. Vera. Perch&eacute; rovinarla cos&igrave;, cercando di cambiarci uno dei pochi ricordi veramente&nbsp;felici che abbiamo?</p> ]]></content:encoded>
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<title>Fare il maestro non è un lavoro da sfigati</title>
<pubDate>Tue, 6 Oct 2009 17:22:00 +0200</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[ <p><em>Caro Tennis Italiano, </em><em>ho letto con vivo interesse l'inchiesta sul mondo, a dir poco precario e caotico, che ruota intorno alla professione del maestro di tennis, apparsa sul numero di settembre 2009. <br /></em><em>Condivido con Federico Ferrero l'esigenza d'avere una &ldquo;base solida&rdquo; su cui poter far affidamento per uno svolgimento del proprio lavoro non suscettibile come ora a mille &ldquo;intemperie&rdquo;.<br /></em><em>Comprendo anche le lamentele di ex grandi professioniste come Cecchini e Reggi.<br /></em><em>Non posso per&ograve; rimanere sulla stessa linea d'onda di chi come il maestro e coach Massimo Puci arriva a definire il lavoro che io svolgo da ormai 24 anni come &ldquo;un lavoro da sfigati&rdquo;.<br /></em><em>Non pu&ograve; insegnare chi si reputa fallito. Non pu&ograve; trasmettere alcunch&eacute; agli allievi che gli si presentano davanti con la gioia di chi vuole apprendere uno sport unico come il tennis.<br /></em><em>Quale modello per le nuove generazioni pu&ograve; rappresentare chi, in preda alla disillusione, descrive se stesso, o un ipotetico maestro cinquantenne, come &ldquo;stanco, senza prospettive e senza risparmi da parte&rdquo;?<br /></em><em>Non accetto chi arriva a reputare il lavoro che ha svolto come un'opzione sbagliata, quasi da rinnegare, da non consigliare a nessuno. Poich&eacute; le circostanze non sono di quelle buone. Poich&eacute; non si &egrave; tutelati a sufficienza.<br /></em><em>Come se fosse possibile cambiar le cose evitando di farle, piuttosto che lottare giornalmente affinch&eacute; a piccoli passi, con sforzo ed impegno costante, la situazione migliori, affinch&eacute; i risultati prima o poi comincino ad arrivare. <br /></em><em>Non pu&ograve; insegnare chi ha esaurito il suo entusiasmo. Non pu&ograve; far dichiarazioni di questo genere e pensare che la categoria di cui fa parte rimanga passivamente in silenzio.<br /></em><em>Io, che faccio parte di questo mondo per amore del tennis e dell'insegnamento, per quella che sento fortemente come una missione formativa verso le nuove generazioni, vedo in dichiarazioni come quelle di Puci il venir meno del compito pi&ugrave; importante: la trasmissione dei valori pi&ugrave; sani, quelli che prima di far dei nostri allievi dei buoni giocatori, fanno di essi degli uomini in grado di affrontare al meglio la vita. <br /></em><em>Distinti saluti<br /></em><strong>Tato Peda&rsquo;<br /></strong><em>Maestro di Tennis Fit Albo 1856, Professional Ptr, D.T. Circolo Casetta Bianca, Coordinatore Pia Lazio 7, Delegato Tecnici Regione Lazio, Membro Consiglio Direttivo Scuola Nazionale Maestri Fit.</em></p><p>&nbsp;</p><p><span>Caro Maestro, la ringrazio per averci scritto testimoniando un approccio alla professione tanto ricco di entusiasmo costruttivo. Non posso che condividere la sua posizione, ritenendo che insegnare il tennis sia un mestiere bellissimo e che un atteggiamento come quello che lei auspica sia l&rsquo;unico in grado di portare buoni risultati. Ritengo per&ograve; che le dichiarazioni di Massimo Puci vadano interpretate in chiave generale e (non personale) e provocatoria. In effetti proprio per la peculiarit&agrave; di questa professione, per l&rsquo;importanza che hanno la motivazione e la competenza tecnica dei professionisti che la svolgono, penso che andrebbe valorizzata e tutelata molto meglio e di pi&ugrave; di come avviene in Italia. Ritengo che un tecnico in grado di lavorare con giovani tennisti dalla prospettiva professionistica dovrebbe guadagnare come un allenatore di calcio di Serie A. E che chi si dedica ai giovani agonisti, seguendoli ai tornei oltre che allenandoli al proprio circolo e imponendosi cos&igrave; notevoli sacrifice sul piano famigliare, dovrebbe ricavarne soddisfazioni materiali adeguate a quelle morali e sportive. Cos&igrave; avviene per gl i elementi di spicco nelle altre professioni. Un mestiere fisicamente impegnativo come il vostro meriterebbe anche tutele importanti sul piano previdenziale, per garantire con l&rsquo;andar degli anni quella sere nit&agrave; che se rve a esprimere appieno l&rsquo;amore e l&rsquo;entusiasmo che sono indispensabili nell&rsquo;insegnamento. <br /></span>Dunque alla fine sono di nuvo d&rsquo;accordo con lei: bisogna lottare giorno dopo giorno perch&egrave; le cose migliorino.<br /></p> ]]></content:encoded>
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<title>Federer fa i numeri: Genova applaude</title>
<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 16:29:00 +0200</pubDate>
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Genova - 16.30. Un ora e quarantasette minuti, spezzati in due da una lunga pausa-pioggia: questa &egrave; stata la durata dell'esposizione che Roger Federer ha fatto a Genova del suo repertorio. 6-3 ...
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<category>Davis e Fed Cup</category>
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<content:encoded><![CDATA[ <p><font size="2">Genova - 16.30. Un ora e quarantasette minuti, spezzati in due da una lunga pausa-pioggia: questa &egrave; stata la durata dell'esposizione che Roger Federer ha fatto a Genova del suo repertorio. 6-3 6-0 6-4 il punteggio della sua vittoria su un volenteroso Potito Starace che ha chiusa la pratica play-off tra Italia e Svizzera. Loro, i rossocrociati,&nbsp;rimangono nel World Group, la serie A di Coppa Davis; noi nella zona Europea, la serie B. Questo per&ograve; era gi&agrave; implicito nel programma dell'incontro: in presenza del n.1 del mondo e dell'esimio collega Wawrinka, n.22, per noi non ci sarebbe stato scampo. Dunque recriminare non ha senso. Ne ha provare ad analizzare l'altro versante di questa sfida di Davis, lo spettacolo che poteva offrire la presenza del <em>Migliore di sempre</em>, per il quale oltre 5.000 persone avevano pagato un salato biglietto.</font></p><p><font size="2">Sotto questo profilo il bilancio &egrave; certamente positivo. Dopo l'assenteismo nella giornata del doppio il Campione &egrave; tornato in campo sotto una fastidiosissima pioggerella deciso a chiudere i conti il pi&ugrave; velocemente possibile senza per&ograve; lesinare sul piano dello spettacolo. L'impegno di Starace, partito con la determinazione a combattere colpo su colpo un metro e mezzo dietro la linea di fondo, &egrave; stato la&nbsp;spalla perfetta perch&egrave; lo svizzero mettesse in mostra la sua infinita variet&agrave; di angolazioni e rotazioni, di diritto e di rovescio, la morbidezza delle palle corte, la scioltezza di vol&eacute;e e smash, la velocit&agrave; di gambe nei recuperi difensivi. Insomma tutto quello che si pu&ograve; sognare di vedere su un campo da tennis. Ciliegina sulla torta, Roger non ha voluto far mancare anche l'ormai celebre (dopo la semifinale contro Djokovic agli Us Open) passante in recupero colpioto in mezzo alle gambe, spalle alla rete. Si era sul 5-0 del secondo set, 30-15, e sul pallonetto di Starace che lo aveva scavalcato, il n. 1 di sempre ha intravvisto l'occasione di ripetere il capolavoro. Ha accellerato i passi per arrivare in tempo sulla palla e ce l'ha fatta in extremis. Il gesto non &egrave; stato fluido come a New York, ma la palla &egrave; filata via velenosa lo stesso. Starace, a differenza di Djokovic, &egrave; riuscito a mettere la racchetta, ma la sua vol&eacute;e &egrave; finita larga. E il Beppe Croce di Genova si &egrave; alzato tutto in piedi: standing ovation. </font></p><p><font size="2">Il buon Potito, preferito a Seppi (che dopo il malore di venerd&igrave; era pronto oggi a scendere in campo), dopo il 6-0 si &egrave; un po' demoralizzato. La sua mimica con il capitano Barazzutti ai cambi di campo&nbsp;era eloquente. Muoveva le mani a&nbsp;ridisegnare&nbsp;gli scambi e il loro esito con un'espressione del viso alla fine come a dire: ma contro uno che gioca cos&igrave;, che cosa si pu&ograve; fare? Niente, Potito, e grazio lo stesso per l'impegno finale, quando ti sei arrampicato fino a 4-5 30-30 e quel tuo rovescio lungolinea &egrave; uscito di un dito. Ci ha permesso di ammirare un po' pi&ugrave; a lungo questa enciclopedia del bel gioco efficace che &egrave; Federer. Il modello cui tutti i bipedi con racchetta dovrebbero tendere. </font></p><p><font size="2">Federer &egrave; ormai una vera icona del tennis e oltre. Ieri l'intera squadra del Genoa calcio si &egrave; presentata a Valletta Cambiaso per farsi fotografare con lui. Gli hanno regalato una maglietta rossoblu con il numero 15, quello dei suoi Slam. Lui ha sorriso, si &egrave; prestato al gioco come si &egrave; conceso agli autografi nel dopopartita, paziente, fedele ai canoni del suo personaggio.&nbsp;Elegante, preciso, talvolta "leccato" al punto di stendere al suolo un asciugamano bianco per poggiare il borsone in modo che non si sporchi di terra rossa e poi per&ograve; pronto a lanciarsi alla disperata rincorsa di una palla per altri impossibile, capace di rimandarla di l&agrave; con la punta della racchetta, di chiudere il punto e e di urlare al mondo a pugni serrati il suo &q uot;c'mon" come il pi&ugrave; tosto dei fighter. "Genova per noi" si &egrave; trasformata in "Genova per lui". Giusto cos&igrave;.</font></p> ]]></content:encoded>
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<title>Roger, grazie di (non)esistere...</title>
<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 16:46:00 +0200</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[ <p><font size="2"><strong>Genova - ore 15.27</strong> - L'Italia di ieri era sotterata di pallate, sotto un cielo plumbeo, senza speranza. Sotto 0-2 con la Svizzera, aspettava il colpo di mannaia finale dal doppio campione olimpico Federer-Wawrinka. Invece, dopo averci fatto l'onore di venirci ad affrontare nonostante le fatiche degli Us Open, la desuetudine alla superficie, il jet-lag, il <em>Migliore di sempre</em> si &egrave; presentato con un secondo regalo: la sua assenza dal doppio. Opposti ai nostri Simone Bolelli e Potito Starace (preferito a Seppi, compagno del bolognese nei tornei del circuito), sono scesi in campo sotto uno splendido sole, Stanislas Wawrinka e Marco Chiudinelli (nome e cognome da italiano ma francese di lingua). Un doppio che, sotto gli occhi di Re Roger, signorilmente in panchina con il suo berretto bianco con le iniziali ricamate, si &egrave; rivelato inesistente. Ai nostri &egrave; bastato tenere con onore il campo per chiudere la pratica&nbsp;in tre set (6-2 6-4 7-6), con magno tripudio dei quasi cinquemila spettatori che hanno fatto un tifo indiavolato sul campo Beppe Croce di Valletta Cambiaso.&nbsp;&nbsp;</font></p><p><font size="2">Il tennis doppistico visto l&igrave;&nbsp;&egrave; stato&nbsp;di tale confusione che Roger a un certo punto &egrave; sparito, se ne &egrave; andato. Effettivamente Wawrinka era inguardabile: si &egrave; fatto strappare il servizio&nbsp;ben quattro volte consentendo agli azzurri di gestire vittoriosamente l'unico scivolone, cio&egrave; il controbreak subito da Bolelli sul finire di terzo set. Il tie-break finale non ha avuto storia, l'Italia &egrave; filata 5-1 per chiudere 7-3 in un'ovazione, con il presidente del Coni Petrucci in tribuna che distribuiva buffetti di soddisfazione alle guance del presidente della Fit Binaghi. L'onore &egrave; salvo. A modo loro Potito e Simone hanno giocato benissimo, cogliendo con determinazione l'opportunit&agrave; creatasi grazie dalla sparizione di Federer dalla formazione di doppio.</font></p><p><font size="2">"Abbiamo deciso di farlo riposare" ha dichiarato capitan Luthi, appropriandosi diplomaticamente di decisioni non sue. Come mai Federer abbia deciso di regalarci una sua nuova passerella domani, disertando oggi e costringendosi a un minimo di altri tre set sulla terra battuta fradicia di Genova solo Dio lo sa. Se voleva risparmiarsi gli bastava sostenere oggi il povero Stanislas (che per la rabbia delle sue topiche ha spaccato&nbsp;picchiandola ripetutamente per terra&nbsp;&nbsp;una delle sue belle, incolpevoli&nbsp;Head Prestige nuova di pacca) e, non se ne abbiano i nostri, dire la parola fine al questo confronto-spareggio. Ed essere cos&igrave; libero di andare finalmente in vacanza ( a Portofino?). Pensava forse che i suoi due colleghi rossocrociati potessero cavargli le castagne dal fuoco e permettergli di tirare il fiato gi&agrave; stasera? Se cos&igrave; &egrave;, vuol dire che nessuno &egrave; perfetto, perch&egrave; un doppio sconclusionato come quello svizzero di oggi l'avevamo visto solo nei nostri sogni pi&ugrave; rosei.</font></p><p><font size="2">Dunque grazie, Roger. E arrivederci a domani. Comunque vada, con te in campo sar&agrave; sempre uno spettacolo indimenticabile. Grazie di esistere. E anche di, qualche volta, non esistere.</font></p> ]]></content:encoded>
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<title>Italia -Svizzera da mal di stomaco</title>
<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 14:30:00 +0200</pubDate>
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<category>Davis e Fed Cup</category>
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<content:encoded><![CDATA[ <p><font size="2"><strong>Genova - ore 16.30 -</strong> Non domandare per chi suona la campana.<strong> </strong>Il tocco delle quattro e mezza del campanile di S.Francesco d'Albaro suona per noi. Coincide con il punto con cui Roger Federer chiude la pratica Bolelli. Una bella esibizione 6-3 6-4 6-1, con qualche giocata d'accademia di lusso ma nessuna emozione vera dopo che l'azzurro si fa strappare il servizio sul 3-4, cio&egrave; nel momento pi&ugrave; delicato del primo set. Fino ad allora si era potuto sperare in un match vero: da qule momento &egrave; diventato una passerella, anche se Simone non ha demeritato anche anche nel secondo set contro il pi&ugrave; forte di tutti i tempi. La perdita di quel secondo punto che suona come il definitivo De profundis per le nostre speranze, gi&agrave; sulla carta flebili. Domani c'&egrave; il doppio e gli svizzeri si sono riservati la prognosi, rimandando la scelta sullo schieramento: faranno riposare Federer? Chiss&agrave;.</font></p><p><font size="2">&nbsp;Intanto, sotto il cielo plumbeo di Genova, l'evento (la discesa in terra rossa ligure del divino Roger) si &egrave; consumato senza sussulti. C'erano tante star in tribuna: particolarmente in vista il presidente del Coni Petrucci, i comici appassionati tennisti Maurizio Crozza e Gene Gnocchi. L'estroso Gene si &egrave; spinto fino alla conferenza stampa durante la quale si &egrave; dichiarato innamorato di Roger e sofferente allo spasimo durante i suoi match. Ha chiesto dunque allo svizzero quando avrebbe smesso di giocare ponendo fine alle sue sofferenze. Si &egrave; anche dichiarato novello padre di due gemelli e ha proposto a Roger un incontro con le sue due gemelline. Il campionissimo &egrave; stato allo scherzo, avvertendo il tifoso "innamorato" Gnocchi che avr&agrave; da soffrire ancora a lungo perch&egrave;&nbsp;a lungo &egrave; intenzionato a giocare&nbsp;e chiedendogli di aspettare almeno altri diciotto anni per riparlare dell'incontro tra le rispettive figliolanze. </font></p><p><font size="2">Insomma gli svizzeri se la ridono e si divertono. Per noi lo spettacolo &egrave; stato mesto, senza speranza. Ci &egrave; toccato anche sentire il resoconto degli spasmi allo stomaco di Seppi, cui ha rimediato nell'intervallo tra il secondo set e il terzo un'iniezione di Plasil (antispastico), praticata dal dott. Parra. Il buon Andreas non ha vomitato, ma lo spettacolo e l'esito della partita non ne hanno risentito in meglio. Desolante alla fine il ciuffo in piedi di capitan Barazzutti, depresso e&nbsp;assediato da alcuni cronisti che cercavano inutilmente un colpevole per questo fine di pomeriggio triste. I pi&ugrave; forti hanno battuto i meno forti, uno dei quali con il mal di pancia. Tutto normale. Poi ci sarebbe da discutere eventualmente sul perch&egrave; la Svizzera &egrave; tanto pi&ugrave; forte dell'Italia. Una bell'argomento su cui discettare, un problema che dovremmo cominciare a porci seriamente.</font></p><p><font size="2"><strong>Ore 14.45 -</strong> </font><font size="2">Si diceva che se l'Italia aveva qualche possibilit&agrave; di impegnare la Svizzera di Federer, tutto sarebbe dipeso dal confronto tra Andreas Seppi e Stanislas Wawrinka, il n. 2 rossocrociato. Si t</font><font size="2">rattava di un numero due che&nbsp;per classifica e risultati sovrastava tutti nostri giocatori(oggi &egrave; n. 22 ma &egrave; stao anche n.10 Atp) , ma il fatto che avesse gi&agrave; incontrato 8 volte in carriera il nostro numero uno altoatesino, con un bilancio di 4 vittorie per parte, faceva sperare. Il match invece non &egrave; mai stato in discussione. A quanto pare Seppi (attualmente n. 59 Atp) non era in buone condizioni fisiche, accusava problemi gastro-intestinali. Morale &egrave; finito sotto 4-0 in tutti e tre i set che hanno costituito la partita. Nel primo ha rimontato fino a 4-5, andando anche a servire per il pareggio, ma ha subito l'ennesimo break. Il secondo e il terzo set sono scivolati via pi&ugrave; veloci (6-1 6-2), con un guizzo d'orgoglio finale che ha portato l'azzurro ad annullare quattro ma tch point prima di arrendersi. Un gran peccato. Vien da domamdarsi come sia po s sibile che in Coppa Davis ci si trovi a schierare nel primo match un giocatore indisposto. Cercheremo di scoprirlo nella conferenza stampa di Andreas, prevista per le 15.30. Ora va in campo il grande Roger con Bolelli. Speriamo nello spettacolo.</font></p> ]]></content:encoded>
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<title>Per fortuna che c&#8217;è Nole</title>
<pubDate>Sun, 3 May 2009 20:29:00 +0200</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[ <p><font size="2">All'inizio ha giocato male ma non si &egrave; fatto staccare nel punteggio. Quando il primo set sembrava perso l'ha raddrizzato e ci ha regalato lotta fino al tie-break. Ha fatto anche errori madornali, ha spaccato una racchetta ma finch&egrave; ha potuto ci ha provato, ha cercato di vincere. Poi &egrave; scoppiato, ha perso. Ma &egrave; riuscito a sorridere lo stesso e a far sorridere tutto lo stadio, accettando di improvvisare, pur nello scorno della sconfitta, l'imitazione del rivale. Novak Djokovic ha perso la sua sfida con Rafa Nadal ma per fortuna che nel tennis esiste ancora uno come lui. </font></p><p><font size="2">Ieri al pronostico del suo match contro Federer, il cuore sperava&nbsp;Roger (che bello sarebbe stato riverderlo super-competitivo) ma la ragione diceva Djokovic. In primo luogo per la condizione mostrata dal serbo a gi&agrave; a Montecarlo. In seconda battuta per la convinzione che Nole potesse provare seriamente a battere Nadal. Roger no, sulla terra rossa di sicuro no. </font></p><p><font size="2">Questa logica ha avuto conferma sul campo centrale del Foro Italico dove i mezzi tecnici e la sfrontatezza di Djokovic (uniti all'attuale splendida condizione fisica) hanno regalato un match intenso, con alcune giocate memorabili, al posto del monologo che Rafa oggi impone a tutti gli altri rivali. Si &egrave; fatto strappare subito la battuta Nole, da un avversario che era entrato in campo determinato a imprimere subito ritmi elevatissimi, forse proprio per non farlo ragionare. Infatti il serbo non ragionava granch&egrave;, appariva teso ma riusciva a rimanere agganciato nel punteggio. E quando Rafa &egrave; andato a servire per il set, ha lottato e gli ha strappato la battuta. </font></p><p><font size="2">L'arma del rovescio bimane, capace di incontrare in diagonale senza tentennamenti il diritto "supercarico"&nbsp;del&nbsp;maiorchino&nbsp;anche quando rimbalzava molto alto, ha funzionato a dovere, aprendo il campo a soluzioni esplosive.</font></p><p><font size="2">Sono stati i momenti pi&ugrave; belli del match, gli ultimi quattro giochi del primo set dove si &egrave; visto il meglio che oggi sia dato vedere su un campo in terra rossa per potenza, precisione, tenuta psico-fisica. Poi il tie break, per sua natura, ha rotto l'equilibrio.&nbsp;A favore dello spagnolo. Che comunque &egrave; stato costretto a combattere ancora duramente all'inizio della seconda partita, prima che l'avversario si arrendesse, dopo pi&ugrave; di due ore di gioco. Insomma Djokovic ci crede e ci prova, anche se non ancora fino in fondo.</font></p><p><font size="2">D'altro canto il Nadal attuale &egrave; mostruoso, come quello delle passate stagioni, se non di pi&ugrave;. Il suo livello di gioco &egrave; salito, grazie&nbsp;a un&nbsp;rovescio sempre pi&ugrave; duttile. Ma &egrave; l'assoluto controllo delle partite, per non dire dei singoli punti, che impressiona. E' come se il n.1 del mondo, consapevole del tour de force che gli tocca affrontare per riconquistare tutti i trofei disponbili sul "rosso", stia attento a non lasciare troppi game per strada, giusto per economizzare le energie. Fa un certo effetto, nelle sue conferenze stampa dopo match, rendersi conto della lucidit&agrave; con cui ricorda ogni singolo punto dell'incontro e riesce mentalmente a rivederlo alla moviola mentale, rianalizzandolo da un punto di vista tattico e psicologico. Oggi ha ripassato per la platea dei giornalisti il suo percorso stagionale da Monte-Carlo in poi, in prospettiva parigina, dando la sensazione che nella sua testa sia gi&agrave; tutto&nbsp;chiaro e i game vinti e persi siano come le note su un pentagramma, la partitura di un pezzo musicale gi&agrave; scritto. Si fa fatica a immaginare qualcuno che possa impedirgli di suonarlo. </font></p> ]]></content:encoded>
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<title>Che Roger che faceva</title>
<pubDate>Sat, 2 May 2009 17:42:00 +0200</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[ <p><font face="verdana,geneva" size="2">Riprendiamo la rubrica "Che Roger che fa" dopo l'interruzione di ieri. Il titolo&nbsp;per&ograve; oggi &egrave; diventato "Che Roger che faceva", visto che il <em>Migliore di sempre</em> si &egrave; fatto buttar fuori in semifinale da Novak Djokovic e dunque, romanamente, appartiene purtroppo al passato. La sua sfida con un "Nole " molto in forma ha avuto due volti distinti. <strong>Roger 1,</strong> quello del primo set e dei primi 3 giochi del secondo, &egrave; sembrato la riapparizione del Federer dominatore. Sicuro di s&egrave;, molto concentrato, perfetto timing sulla palla, buona percentuale di prime palle, ha incamerato il set con grande sicurezza nonostante di fronte avesse un Djokovic in grande condizione. Anche le cifre raccontano un dominio forse perfino inatteso: Federer vinceva sfruttando una delle sei palle break che si era costruito, Djokovic non ne aveva avuta alcuna. All'inizio della seconda partita un altro break e la possibilit&agrave; di andare 3-0, strappando per l'ennesima volta la battuta all'avversario, fallita ma senza stress. </font><font size="2">Il tempo di Roger era un sereno assoluto, solleone, una meraviglia. Da tempo non era cos&igrave; bello. </font></p><p><font size="2">Poi il temporale. Prima quello vero, improvviso, con un enorme nuvolone nero, tra il nadaliano e il fantozziano, che ha rovesciato venti minuti di goccioloni, spezzato in due il match, fatto saltare la diretta in chiaro di Italia Uno e mandato negli spogliatoi lo splendido Roger 1. </font></p><p><font size="2"><strong>Roger 2,</strong> quello che ha ricominciato a giocare dopo una quarantina di minuti di pausa, era quello che gli anziani a Milano definirebbero, con felice sintesi dialettale, "strem&igrave; dal tempural", "spaventato dal temporale". La riproduzione romana del campione che spar&igrave; dal campo al quinto set degli Open d'Australia dopo averne combattuti quattro. Improvvisamente insicuro, quasi succube della rabbia di Djokovic che non voleva perdere. Il barometro del suo tennis, ovvero il numero di rovescio in top steccati, improvvisamente puntava&nbsp;al brutto: aumentava. Una questione di testa pi&ugrave; che di tennis e gambe. Al terzo set, portatosi sul 3-1 , di nuovo in vantaggio di un break, Roger 2 arrivava al punto di farsi strappare il successivo servizio a zero. Un game inguardabile, dove al rovescio di nuovo fallibile si aggiungeva il crollo delle percentuali di battuta. Non avrebbe fatto pi&ugrave; un game, l'ex numero uno del mondo. Usciva tra il dispiacere di tanti, lasciando nei pessimisti la convinzione che non sia pi&ugrave; lui, cio&egrave; il migliore. Gli ottimisti possono concedersi (e concedergli) il beneficio del dubbio. Roger 1 pu&ograve; ancora fare Slam. Roger 2 fa solo malinconia.</font></p><p><font size="2">P.S. Per quanto riguarda la qualit&agrave; della finale di Roma 2009 &egrave; molto meglio che l'abbia spuntata "Nole": &egrave; in grande condizione. Da come si batteva i pugni sul petto alla fine,&nbsp;ha motivazione e consapevolezza dei&nbsp;suoi mezzi.&nbsp;Soprattutto ha le doti tecniche, fisiche e mentali per battere Nadal.&nbsp;E ci crede.</font></p><p><font size="2" /></p> ]]></content:encoded>
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<title>Fernando a caccia di Rafa</title>
<pubDate>Fri, 1 May 2009 19:30:00 +0200</pubDate>
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Il 6-3 6-3 finale non deve ingannare: la distanza tra Fernando Verdasco e Rafa Nadal sulla terra rossa &egrave; molto pi&ugrave; piccola di cos&igrave;. Che il madrileno coi capelli a pinna di pesceca ...
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<content:encoded><![CDATA[ <p><font size="2">Il 6-3 6-3 finale non deve ingannare: la distanza tra Fernando Verdasco e Rafa Nadal sulla terra rossa &egrave; molto pi&ugrave; piccola di cos&igrave;. Che il madrileno coi capelli a pinna di pescecane fosse un nuovo, ambizioso&nbsp;predatore si era visto a Melbourne, in quella tiratissima semifinale di 5 set e 5 ore, vinta dal Nadal pi&ugrave; forte di sempre sui campi duri. Che cosa sarebbe successo sul "rosso" tra i due era ancora da verificare. Il centrale del Foro Italico, gremitissimo, ha visto un Nadal per la prima volaa in difficolt&agrave;, non cos&igrave; sicuro dei suoi schemi, non cos&igrave; ovviamente protagonista come oggi avviene con il 97/98% degli avversari. </font></p><p><font size="2">Nella sfida tra mancini Verdasco non perde un centimetro di campo e d&agrave; molto fastidio a Rafa, specie sull'incrocio dei rovesci,&nbsp;martellando la palla molto bassa. A questo si aggiunge che quando Nadal va a cercare il suo angolo preferito, quello sinistro del campo, dove organizzando alti rimbalzi massacra quasi tutti i rovesci avversari (specie quelli a una mano, tipo Federer), l&igrave; incappa nel diritto di Fernando, non meno devastante del suo. </font></p><p><font size="2">La differenza alla fine la fa sempre la testa: preso a pallate all'inizio, Rafa si &egrave; piazzato tre metri dietro alla riga, umile, lasciando il pallino del gioco all'avversario, ma determinatissimo a non mollare una palla come&nbsp;al solito. E' in questi frangenti che gli avversari, convinti di dover sempre fare l'impossibile per portare a casa ogni "quindici", commettono qualche errore di troppo. E' successo anche a Verdasco, che per&ograve; nel secondo set ha fatto ancora corsa pari, tenendo con pi&ugrave; sicurezza i suoi servizi di qunto non facesse Rafa. Il break decisivo &egrave; arivato sul 4-3 , complice un punto rocambolesco dove il "pinnuto" Fernando si &egrave; anche infortunato. Il finale non ha avuto pi&ugrave; storia nonostante i massaggi e le creme del fisioterapista. Ma quando Rafa, in conferenza stampa, mi ha risposto che il fatto di giocare contro un altro mancino non gli dava alcun fastidio ("destri o mancini per me &egrave; uguale"), secondo me mentiva.</font></p> ]]></content:encoded>
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<title>Che Roger che fa</title>
<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 19:51:00 +0200</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[ <p><font size="2">C'era un po' di apprensione oggi nel prendere posto in tribuna stampa per il confronto tra Roger Federer e Radek Stepanek. Che Roger sarebbe stato? Quello da Costa Azzurra, sposo novello, cuore di futuro pap&agrave; di Monte-Carlo? O qualcosa di pi&ugrave; tosto, in grado di vendicare la batosta dello scorso anno nei quarti di finale qui a Roma, quando "labbrone" Stepanek, un altro che a tennis gioca da dio, lo intont&igrave; di serve and volley, gli port&ograve; via prima la pazienza e poi la partita? La risposta&nbsp;&egrave; sfaccettata. Il Federer di oggi appare ancora tenerello per impensiere Nadal e Djokovic, gli altri due pezzi grossi del tabellone (a proposito, nel tardo pomeriggio&nbsp;"Nole" ha dovuto disertare una sessione autografi a casa Head per acuti problemi intestinali e domani l'attende il gigante Del Potro...). Per&ograve; lo svizzero &egrave; attento, non vuole perdere e in campo ha fatto vedere che si ricordava di quella brutta giornata contro Stepanek. Gli ha preso la misura delle stringhe e ogni volta che il ceco si presentava a rete la risposta di Roger arrivava giusto l&igrave;: o Radek si inchinava o la palla gliele slacciava. E' finita in due set, tra gli applausi di tanta gente che lo vorrebbe veder vincere, questo grande campione che a Roma &egrave; ancora fermo a "zeru tituli". Come del resto in questo inizio di 2009. Ora gli tocca uno strano tipo, un pericoloso signor nessuno di nome Zverev, nato a Mosca ma di passaporto tedesco. Godiamocelo giorno&nbsp;per giorno, il fuoriclasse premiato oggi come n.1 della sportivit&agrave; (secondo referendum tra i colleghi) e n.1 del gradimento tra gli spettatori dei tornei di tutto il mondo. Difficile non unirsi all'applauso.</font></p><p><font size="2">L'unico che se ne &egrave; fatto un baffo &egrave; stato proprio Stepanek, un tipo che non ha paura di nessuno. Nell'ambiente &egrave; conosciuto come personaggio simpatico, che piace alle donne perch&egrave; sa farle ridere e gioca controcorrente fregandosene delle mode. Per esempio usa una racchetta che &egrave; tutto un programma: il piatto corde &egrave; decagonale. Si tratta dell'elaborazione realizzata da un vero guru dell'attrezzo, l'americano Warren Bosworth, l'uomo che a suo tempo si occupava dell'incordatura delle racchette di Ivan Lendl. Bosworth &egrave; partito da un vecchio telaio della ditta Fox, quella che forniva analoghe stranezze al ruvido Brad Gilbert, per realizzare una sua versione per Martina Navratilova nel 2004. Quella di Stepanek ne sembra la copia carbone. Da questo attrezzo tutto particolare Stepanek trae un tennis tutto suo, tecnicamente variegatissimo e ancora oggi spesso vincente. Un giocatore unico in quest'epoca di racchettate potenti ma&nbsp; un po' tutte uguali.</font></p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded>
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<title>Italiani, fatevi riconoscere!</title>
<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 21:04:00 +0200</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[ <p><font face="verdana,geneva" size="2">"Ma chi &egrave; quell'altro? Quello contro Nadal..." Mi ero appena seduto in tribuna stampa per seguire la partita che avevo scelto per il pomeriggio quando uno spettatore intruso (spero non un collega) mi si &egrave; piazzato di fianco e mi ha chiesto delucidazioni. Non se pi&ugrave; imbarazzato per lui o per la condizione del&nbsp;nostro tennis&nbsp;in fatto di popolarit&agrave;, gli ho risposto che si trattava di Andreas Seppi, il pi&ugrave; forte degli Italiani. Nadal-Seppi, sulla carta, per il torneo del Foro Italico era una partita coi fiocchi: il n.1 d'Italia contro il n.1 del mondo. L'occasione di un confronto "impossibile" con un fenomeno come Rafa, per misurare la distanza che c'&egrave; tra lui e noi sulla superficie che predilige. Un'occasione unica per chi aveva speso i soldi del biglietto (con 15.208 paganti &egrave; stato battuto il record di spettori nella singola giornata): fare un po' di tifo campanilistico e ammirare il mostro di bravura targato Spagna. </font><font face="verdana,geneva" size="2">Il fatto che tutti conoscessero Nadal, che l'applauso pi&ugrave; fragoroso sia stato per salutare il suo nome e che il bravo Andreas abbia avuto bisogno di una serie di belle giocate vincenti per accendere un po' lo stadio in suo favore, danno l'idea di quanto sia cambiato il tennis negli ultimi anni.&nbsp;Ormai &egrave;&nbsp;percepito come avvenimento e spettacolo sportivo di respiro internazionale con idoli ai quali la gente guarda sempre meno la nazionalit&agrave; sul passaporto. </font></p><p><font face="verdana,geneva" size="2">Dall'altra parte per&ograve; questo "aplomb", questa "sportmanship", questo distacco di sportivit&agrave;&nbsp;cos&igrave; poco tipico del nostro modo di andare allo stadio,&nbsp;&egrave; il&nbsp;segno della lunga carestia di campioni targati Italia. Per la cronaca Seppi ha giocato una partita pi&ugrave; che dignitosa perdendo 6-2 6-3 ma impegnando lo spagnolo, soprattutto nel secondo set. Alla fine del quale Rafa ha dovuto esprimere tutte le sue superdoti per chiudere il conto. E quando, sul 3-3,&nbsp;nello stadio gremito si &egrave; alzato per un attimo&nbsp;il coro "Seppi, Seppi", &egrave; corsa un'emozione tutta particolare. E' stato un momento di riconoscimento, di identificazione, quasi un abbraccio collettivo. Usciva da sotto la scorza dello spettatore neutrale quel desiderio che cova da anni, come brace inesausta, di vedere uno dei nostri che le suona ai primi del mondo. Uno dei nostri&nbsp;che non passa inosservato.&nbsp;Sentivi dentro la&nbsp;voglia che, entrando in tribuna, il&nbsp;tuo vicino di posto&nbsp;ti chiedesse: "Ma chi &egrave; quello che gioca contro Seppi?".</font></p> ]]></content:encoded>
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<title>Seppio e Fogna, attenti a quei due</title>
<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 02:09:00 +0200</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[ <p><font face="verdana,geneva" size="2">Ce l'hanno scritto sulle scarpe, il loro nome di battaglia: sono "Seppio", Andreas Seppi da Caldaro, e "Fogna", Fabio Fognini da Arma di Taggia. Hanno in comune lo sponsor, Fila,&nbsp;e il manager, la societ&agrave; XM di Andrea Gaudenzi, ex azzurro di Davis.&nbsp;Sono anche i soli due italiani sopravvissuti dopo il primo turno degli Internazionali d'Ihtalia 2009, entrambi dopo aspra battaglia. </font></p><p><font size="2">Sul piano tecnico il "partitone" &egrave; stato quello di <strong>Seppio</strong> che ha dovuto scavarsi nella palude del campo centrale una via d'uscita alle cannonate di servizio di Sam Querrey, speranza americana, tante prima palle oltre i 220 chilometri orari. Il gigante californiano, un metro e 98, che gioca anche due ottimi fondamentali da fondocampo, ha bombardato per un set e mezzo senza che l'altoatesino cedesse di un millimetro. Alla prima occasione Seppio ha pareggiato il conto, vincendo la seconda partita,&nbsp;e poi ingaggiato una lotta a ritmo altissimo nel terzo set, dove ha dimostrato di essere giocatore vero. Ha alzato ancora il livello nei momenti importanti, quando il suo braccio non ha tremato. Ora lo attende il confronto con Rafa Nadal, n. 1 del mondo e probabilmente il pi&ugrave; forte&nbsp;sulla terra battuta di tutti i tempi,&nbsp;terzo match di oggi pomeriggio. Una sfida sulla carta impossibile che Seppio ha meritato di poter giocare e che potrebbe rivelarsi meno impari di quanto si potrebbe credere.</font></p><p><font size="2">E' stata sfida ancor pi&ugrave; tirata nel punteggio quella tra <strong>Fogna</strong> e Filippo "Filo" Volandri, due wild card capitate una contro&nbsp;l'altra al primo turno. Valida anche sul piano tecnico fino a 2-2 nel terzo set, con Fognini devastante dal lato destro&nbsp; e Volandri incontenibile quando affondava di rovescio, la partita si &egrave; ingarbugliata&nbsp;nel finale. Prima Fognini ha perso il... filo delle sue accelerazioni di diritto, facendosi&nbsp;strappare il servizio che sospingeva Volandri a servire per il match sul 5-3.&nbsp;L&igrave; il&nbsp;livornese, rientrante ad alto livello dopo l'ingiusta (e difatti cancellata) squalifica per doping,&nbsp;ha giocato&nbsp;un game orribile facilitando il recupero del ligure che&nbsp;allungava&nbsp;fino al tie break, fallendo anche un match point. Nel gioco decisivo Fogna filava 6-1 prima di concedere tre punti consecutivi all'avversario che falliva di un niente il diritto&nbsp;che lo avrebbe portato&nbsp;5-6, quasi al pareggio. </font></p><p><font size="2">Ora il ventunenne azzurro sfida il francese n. 7 del mondo Gilles Simon e il pronostico &egrave; tutt'altro che chiuso, dopo quanto Fabio ha mostrato a Monte-Carlo con i successi su Berdych e Cilic e il bel match contro Andy Murray.</font></p><p><font size="2">In pieno recupero del torneo maschile dopo due giorni di pioggia (il match tra Fernando Gonzalez e il francese Chardy &egrave; stato mandato in campo alle 00.30) &egrave; giunta la notizia del forfait di Maria Sharapova per la prova femminile della prossima settimana. Ufficialmente non &egrave; ancora guarita dall'infortunio alla spalla. Il dubbio che in realt&agrave; se la stia spassando con il nuovo fidanzato Charlie Ebersol, figlio del grande capo della rete televisiva americana NBC Sports, e che non abbia voglia alcuna di tornare a giocare &egrave; fortissimo. Dal clan della russa trapelano addirittura voci di un addio alla racchetta. </font></p> ]]></content:encoded>
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<title>Bolelli, il peso di una maglia</title>
<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 02:08:00 +0200</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[ <p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">E&rsquo; stata una scelta forte, quella di Simone Bolelli e del suo sponsor, la Lotto di Montebelluna: una maglia azzurra preparata apposta per gli Internazionali di Roma con la scritta Italia sulla schiena e il tricolore sul braccio. Una maglia bellissima ma carica di polemica, l&rsquo;orgoglio di scendere in campo da azzurro che azzurro di Davis non potr&agrave; mai pi&ugrave; essere, dopo la scomunica da parte della Federazione dello scorso settembre, per la sua rinuncia al match contro la Lettonia. </font></p><p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">Alla fine quella maglia si &egrave; rivelata un peso tremendo da sostenere in una giornata nerissima, il cielo plumbeo come quello di ieri sul Foro Italico, il campo pesantissimo, l&rsquo;avversario tignosissimo.</font></p><p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">Simone ha finito per esserne schiacciato e con lui le attese che i tifosi italiani potevano avere per questi Internazionali 2009, sul giocatore sulla carta pi&ugrave; talentoso e da cui ci si attende prima o poi una vera esplosione.</font></p><p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">Cos&igrave; mentre probabilmente qualche dirigente federale si faceva quattro risate, il bolognese affondava nella terra molle del campo centrale che attutiva le sue bordate sino ad anestetizzarle. La palla diventava cos&igrave; di facile gestione per il tedesco Philipp Kohlschreiber, un posto davanti a Bolelli in classifica e spesso suo compagno di allenamenti dato che condividono il preparatore atletico marco Panichi. Vinto il primo set, Simone non &egrave; pi&ugrave; riuscito a mettere in difficolt&agrave; l&rsquo;avversario e di fronte all&rsquo;inefficacia del suo picchiare forte non ha saputo trovare alternative. Si &egrave; consegnato alla sconfitta con un parziale di 12 giochi contro uno e un 6-0 nel terzo set che sa di resa mentale, di rinuncia. Come se quella maglia azzurra fosse diventata di piombo. </font></p><p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">Bolelli poteva evitare di mettersela addosso e andare per la sua strada senza troppi stress. Adesso non pu&ograve; pi&ugrave; evitare di misurarsi con quel simbolo. E per riuscire a vestirlo con leggerezza deve crescere molto, imparando a gestire sul piano tattico e mentale anche partitacce come quella del primo turno di Roma 2009, con tanto grigio, freddo, pioggia, stadio semivuoto, avversario scorbutico. E tanti gufi.</font></p> ]]></content:encoded>
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<title>L&#8217;open al nero</title>
<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 19:04:00 +0200</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[ <p><font size="2">E' il nero quest'anno il colore&nbsp; degli Internazionali d'Italia. Nero infatti&nbsp;&egrave; il colore di fondo del logo del torneo sui cartelloni. Nero &egrave; il colore delle divise dei raccattapalle e dei giudici di linea; hanno usato il nero per le pareti esterne della grande sala stampa. E' nera la cornice dei pass che tutti gli addetti ai lavori portano al collo. Era nero lo striscione sulla torre degli altoparlanti che a un certo punto &egrave; stato strappato dal vento e ha cominciato a sbattere come una grande bandiera pirata, un Jolly Roger sulla nave del Campo centrale mentre Potito Starace combatteva conto lo spagnolo Montanes, detto "El Rato". </font></p><p><font size="2">E cos&igrave; non sorprende che l'edizione 2009 del torneo&nbsp;sia iniziata con&nbsp;una giornata nera. Due italiani subito fuori: Flavio Cipolla troppo fragile per il gigante Cilic nel match d'apertura e poi Potito contro "El Rato", in una buriana di polvere sollevata dal vento che gli ha fatto perdere la testa. A un certo punto l'atmosfera era da film horror: il vento ululava ampilificato dai microfoni del campo, lo striscione strappato impauriva la curva e sbatteva come la vela di un'imbarcazione alla deriva. Nell'aria la polvere dello scavo del futuro campo centrale, in costruzione per i prossimi Mondiali di nuoto, creava una nebbiolina cupa e dolorosissima per gli occhi di tutti, giocatori e spettatori. Starace ha dilapidato un tie break, poi ha perso la bussola. E' uscito battuto un attimo prima che al vento seguissero gli scrosci di pioggia. Pi&ugrave; nero di cos&igrave;. C'&egrave; solo l'umore di James Blake, che si fa battere da rumeno Crivoi,&nbsp;ed &egrave; la prima testa di serie mozzata che rotola sul ponte della nave pirata, nel mare d'acqua e vento del Foro Italico.</font></p> ]]></content:encoded>
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<title>L&#8217;esempio di Ivan Ljubicic</title>
<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 19:43:00 +0200</pubDate>
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<category>Personaggi</category>
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<content:encoded><![CDATA[ <p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">E&rsquo; stato bello vedere Ivan Ljubicic, a 30 anni suonati, sceso a n.66 del mondo, battere il suo ennesimo top 10. C&rsquo;&egrave; riuscito con Juan Martin del Potro, n. 5 del mondo e quasi 10 anni pi&ugrave; giovane di lui. Uno capace di far fuori Nadal a Miami. E&rsquo; un piacere celebrare il successo di un atleta come Ivan per tanti motivi. Innazitutto la vicinanza che lo fa sentire come uno di noi. Croato orgoglioso, &egrave; in realt&agrave; italianissimo d&rsquo;adozione. Il suo essere emigrato durante la guerra dei Balcani, l&rsquo;aver incontrato in Riccardo Piatti il suo mentore e allenatore, lo ha trasformato in uno di noi. Ovviamente parla un italiano perfetto, ha abitato a Torino per tanto tempo quando giocava per le Pleiadi, tifa Milan da sempre ed &egrave; molto amico di Boban. Ha radici nostrane anche come tennista: pu&ograve; sembrar incredibile ma ha persino giocato la Coppa Italia, straclassica a squadre per non classificati, quando era un ragazzino alle Pleiadi. Ritrovando in lui questa parentela c&rsquo;&egrave; l&rsquo;orgoglio di riconoscergli le doti umane e l&rsquo;intelligenza che gli hanno permesso di crescere negli anni, con il suo allenatore italiano, fino a raggiungere il n. 3 del mondo, disputare due Masters, vincere la Coppa Davis, otto tornei, raggiungere la semifinale al Roland Garros e tre finali nei Masters Series (Madrid, Parigi/Bercy e Miami). Se fosse italiano sarebbe uno dei tre tennisti pi&ugrave; forti di sempre e quello ad aver raggiunto la classifica mondiale pi&ugrave; alta in assoluto. </font></p><p class="MsoNormal"><font face="verdana,geneva" size="2">Lo scorso sanno ha vissuto una stagione difficile, segnata da un infortunio che lo ha tenuto fermo a lungo dal quale &egrave; uscito in autunno grazie all&rsquo;aiuto degli specialisti di Milan Lab. E proprio nell&rsquo;annata pi&ugrave; nera da un punto di vista agonistico ha ricevuto il maggiore attestato di stima da parte dei colleghi pi&ugrave; prestigiosi: Federer e Nadal hanno voluto che fosse lui il loro rappresentante all&rsquo;interno del board dell&rsquo;Atp, quella sorta di consiglio di amministrazione che decide le sorti del circuito professionistico. E lo hanno voluto proprio nel momento pi&ugrave; delicato, quando l&rsquo;Atp rischiava il crack, in causa con il torneo di Amburgo e con un amministratore delegato, l&rsquo;ex manager Disney Etienne de Villiers, dalle scelte fallimentari. Ljubo, come lo chiamano gli amici, se l&rsquo;&egrave; cavata alla grande anche l&igrave;, guadagnandosi credibilit&agrave; in un ruolo da dirigente ben pagato che avrebbe potuto diventare gi&agrave; oggi, l&rsquo;inizio di una nuova carriera, dietro la scrivania. Diventato anche pap&agrave; del piccolo Leonardo a fine 2008, Ivan ha deciso invece di provarci ancora, di continuare ad allenarsi al meglio per mettere a frutto quella grande conoscenza del gioco costruita in 11 anni da professionista. Grande servizio, splendido rovescione a una mano, matura intelligenza tattica, Ivan, invecchiando, gioca sempre meglio a tennis. Se ne sono accorti quest&rsquo;anno gi&agrave; due top 10: Gilles Simon e, come dicevamo, Del Potro. Di lui Riccardo Piatti dice che potrebbe essere un grande esempio per l&rsquo;altro suo pi&ugrave; giovane allievo, Fabio Fognini (21 anni) come Renzo Furlan fu, a suo tempo, per lo stesso Ivan. Speriamo. Speriamo davvero.</font></p> ]]></content:encoded>
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<title>Il torneino del lunedì/2</title>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 00:34:00 +0200</pubDate>
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<category>Dalla parte di chi gioca</category>
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<content:encoded><![CDATA[ <p><font size="2">Fine del torneino. Doccia. Si torna a casa. E' quasi mezzanotte, subito al computer per vedere che cosa ha fatto Karin Knapp a&nbsp;Indian Wells. Peccato, ha perso in due set, netti. Questa Pavlyuchenkova deve essere proprio tosta. Non sono ancora riuscito a vederla giocare, ma la facilit&agrave; con cui al turno precedente aveva fatto fuori la Jankovic, dice tutto. Lo ammetto: faccio il tifo per Karin. Secondo me &egrave; fortissima, &egrave; l'italiana che tira pi&ugrave; forte in assoluto. Lo scorso anno &egrave; stata ferma per mesi dopo che le avevavo scoperto un problema "elettrico" al cuore. Gliel'hanno risolto, ma tornare&nbsp;in campo dopo aver vissuto la paura di dover smettere non &egrave; facile. E' andato in crisi anche il rapporto con il suo allenatore storico, Marco Boesso. E hanno preso strade diverse. Lei ha continuato ad allenarsi a Caldaro con il team di Massimo Sartori tutto l'inverno. Il nuovo allenatore l'ha trovato dopo l'Australian Open: &egrave; Nicola Ceragioli, uno giovane ma molto preparato, che gi&agrave; lavorava a Caldaro, prima di provare a seguire per un periodo il piccolo Gianluigi Quinzi. &nbsp;Ora &egrave; tornato "a casa". Karin &egrave; contenta e dopo uno strappo alla coscia che ha rallentato l'avvio di stagione sta trovando il ritmo giusto. A Indian Wells&nbsp;ha battuto Vania King e poi Sara Errani, anche se "Sarrita" si era dovuta ritirare a met&agrave; del secondo set. La nostra altoatesina super sta tornado. Ci regaler&agrave; soddisfazioni. </font></p><p><font size="2">Ha vinto invece Flavia Pennetta, che aveva perso il primo set contro la mancina americana Heynes, una con dei muscoli alle cosce e ai glutei da far concorrenza a Serena Williams. E' rimasta solo Flavia a tenere alto il tricolore nel deserto californiano. Ora sfida Ana Ivanovic. </font></p><p><font size="2">E ho vinto anch'io, al torneino del luned&igrave; dell'Harbour Club. E rosicchio 4 punti in classifica al <em>Tattico</em>, che si &egrave; dovuto fermare in semifinale,&nbsp;caduto sotto le bordate di <em>Todd Martin</em>. Il <em>Tattico</em> ha allungato in testa alla classifica, approfittando del fatto che luned&igrave; scorso, reduce dalla quattro giorni di Coppa Davis a Cagliari ho dato forfait. Ha vinto lui, inossidabile, beccandosi i 10 punti in palio. Ma non lo mollo e grazie alla ottima serata di Todd, ho ridotto le distanze. Todd &egrave; terzo in classifica. A differenza dell'omonimo statunitense non &egrave;&nbsp;lungo lungo&nbsp;e sottile. Il nostro Todd &egrave;&nbsp;massiccio, robusto, rotondo, compatto. Le differenze si fermano l&igrave;, sul piano formale. Per il resto, come il Martin di Hinsdale, Illinois, il nostro Todd tira gran botte di servizio e prende il comando da fondo, con un tennis tecnico e aggressivo. E' un talentoso. Fortissimo a golf, ottimo sciatore. Si vede che anche a tennis gioca facile. Oggi serviva benissimo e il&nbsp;<em>Tattico</em> l'ha subito.&nbsp;Per una volta &egrave; tremato il braccio a lui: ha avuto tre match point sul 5-4. Poi sul 5-5 ha servito Todd e... ciao&nbsp;Tattico.&nbsp;Certo che sprecare certe occasioni non &egrave; da lui. La mia partita con Todd &egrave; stata una guerra di servizi. Ho vinto il sorteggio e sono andato a battere. Stasera facevo male. La nuova Head Extreme Pro, quella che abbiamo provato sul numero di febbraio, mi facilita non poco. Si sta giocando il posto, come mia nuova racchetta, con la Prince Black, quella dei fratelli Bryan. La Head spinge ma prende anche le rotazioni molto bene. E io via col serve and volley. Prima forte e seconda in kick, il servizio funziona. Non l'ho ceduto mai e anche lui ha servito come un treno. Neanche una palla break in tutto l'incontro. I brividi sono arrivati proprio sul 5-5, quando servivo per il match. Buona prima, 15-0. Poi gran risposta di Todd, che il punto successivo mi beffa col pallonetto. 15-30. L&igrave; si &egrave; deciso il match. Todd ha provato a fregarmi: si &egrave; spostato verso il centro, come a offrirmi l'angolo del rovescio per piazza re la mia prima. Avevo gi&agrave; deciso di cercare l'ace al centro e non ho cambiato idea. Ace. 30 pari. Due punti dopo chiudevo con lo smash (altro colpo che la maneggevolezza della nuova Extreme Pro mi facilita). Dopo quattro set, giocati con quattro avversari diversi su tre superfici (due sulla moquette, uno sul cemento, la finale sul Play-it) ho dolori quasi ovunque. Ma il <em>Tattico</em> ora &egrave; pi&ugrave; vicino. </font></p> ]]></content:encoded>
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<title>Quelle voci dal gabinetto</title>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 00:50:00 +0200</pubDate>
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<category>Davis e Fed Cup</category>
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<content:encoded><![CDATA[ <p><font size="2">Luned&igrave; 9 marzo, ore 22.25. Il giorno e l&rsquo;ora sono importanti questa volta, sono il momento per dire qualcosa. Rappresentano un dopo e un prima che vogliono avere un&nbsp; valore. Le dieci e venticinque di stasera arrivano alla fine di una giornata in cui i giornali hanno parlato della vittoria dell&rsquo;Italia sulla Slovacchia per 4-1 ma anche tanto di un presunto <strong>caso-Seppi,</strong> il n. 1 azzurro che non ha giocato perch&eacute; infortunato. A scatenare il caso sarebbe la notizia proveniente da un indefinito testimone &ldquo;auricolare&rdquo;, che ospite casuale del segreto di un gabinetto del Tc Cagliari avrebbe assistito (si pu&ograve; dire &ldquo;assistito&rdquo; in un caso del genere?) a un animata discussione tra Andreas Seppi, Sergio Palmieri e il presidente della Fit Binaghi, in merito alla decisione di Seppi di non giocare causa la contrattura all&rsquo;interno coscia sinistro. Seduto sul suo water o impegnato ad armeggiare con il proprio impianto idraulico, il testimone avrebbe sentito Seppi chiedere soldi per rischiare la propria incolumit&agrave; sportiva a pochi giorni dai Masters Series di Indian Wells e Miami. Binaghi avrebbe avuto toni molto arrabbiati. <br />Seppi ha smentito qualsiasi richiesta economica. I giornali si sono divertiti lo stesso a ricamare, pur avendo in mano solo voci di gabinetto. I dirigenti hanno cominciato a tirare in ballo questioni morali, etica della maglia azzurra. Hanno affermato che in Davis non &egrave; importante vincere ma portare avanti dei valori, anche in serie C, a costo di giocare con gli Juniores. E hanno indetto una <strong>conferenza stampa per domattina alle 10.00</strong> a Roma, in viale Tiziano, antica sede della Fit. <br />Questa specie di appello del marted&igrave; evoca scenari della passata stagione: la scomunica di Bolelli, il colpo di teatro ritardato per non rubare la scena allo sport vero, quello visto sul campo centrale del Tc Cagliari (Bravissimi tutti, Starace , Fognini e l&rsquo;esordiente assoluto Cipolla). Sui contenuti che verranno esposti &egrave; stato mantenuto &ldquo;il pi&ugrave; stretto riserbo&rdquo;. Il tema generale &egrave; invece annunciato: mentre Andreas Seppi e il sua allenatore Max Sartori volano ignari verso il deserto californiano (tanto caro al suo impresario tennistico, Charlie Pasarell) si parler&agrave; di qualcosa che li riguarda molto da vicino: il futuro dell&rsquo;Italia in Coppa Davis. <br />Che cosa verr&agrave; detto, a questo punto, ha tutto sommato poca importanza. La vicenda dimostra in modo lampante un problema molto pi&ugrave; serio: in Italia attualmente pochissimi hanno capito che cosa significa giocare a tennis ad alto livello professionistico, che tipo di mentalit&agrave;, di sacrifici, di sforzi, di difficolt&agrave;, di attenzione ai dettagli questo comporta. E dunque si parla a vanvera, si alimentano conflitti&nbsp;inutili e soprattutto si fa, anche in buona fede, una gran confusione su quelli che sono i valori morali e sportivi da trasmettere oggi, con o senza la maglia azzurra di mezzo.<br />Per questo, qualunque cosa succeda, c&rsquo;&egrave; una cosa che va detta molto chiaramente: chi conosce <strong>Andreas Seppi e Max Sartori</strong> (e Lisa Sartori e&nbsp;le bimbe di Max e Lisa e&nbsp;il maestro Sartori pap&agrave; di Max e il presidente del circolo di Caldaro e la storia del tennis in un paese dell&rsquo;Alto Adige di 6.800 abitanti, dove sono cresciuti anche Simone Vagnozzi e Karin Knapp...) sa che su quell&rsquo;aereo che va in California ci sono i valori etici, morali, sportivi pi&ugrave; belli di questo nostro Paese, tennisticamente parlando. Al di l&agrave; della Coppa Davis e delle voci di gabinetto. <br />C&rsquo;&egrave; la storia del presidente di circolo di provincia che ha deciso di investire tutto su un maestro affinch&egrave; prendesse dei bambini abili con la racchetta&nbsp; e provasse a farli diventare dei giocatori professionisti. C&rsquo;&egrave; un maestro che parla chiaro, lavora sodo, si mette in gioco al massimo delle proprie possibilit &agrave; e condiziona tutta la propria vita e la propria famiglia (che lo segue con lo stesso sorriso ed entusiasmo) al sogno di riuscire a portare i suoi allievi fino alle vette pi&ugrave; alte e prestigiose del tennis mondiale. Un esempio di passione, cultura sportiva, umilt&agrave;, capacit&agrave; e dedizione che basterebbe saper copiare dieci o venti volte in giro per lo Stivale per avere un&rsquo;altra Italia tennistica, ben altra Italia tennistica. </font><font size="2"><br />Oggi diventare un giocatore del livello che serve per rappresentare dignitosamente l&rsquo;Italia nei grandi tornei e in Coppa Davis, significa dimenticarsi a 13/14 anni, come minimo, che cosa sia la vita normale dei propri coetanei. Significa stare progressivamente sempre pi&ugrave; tempo lontano da casa e dai propri affetti (e questo vale per i ragazzi&nbsp; e per i loro allenatori) scommettendo sul fatto che ne varr&agrave; la pena.&nbsp; <br />Significa lavorare sul piano tecnico ma soprattutto fisico con dei carichi che ai tempi&nbsp; dei Pietrangeli e dei Panatta, non erano neanche&nbsp; immaginabili. <br />Nel mondo di oggi, nell&rsquo;ambiente ricreativo dei club, in una societ&agrave; dove l&rsquo;apparire &egrave; molto pi&ugrave; importante (e premiato) dell&rsquo;essere, voler diventare un forte giocatore di tennis &egrave; gi&agrave; quasi di per s&eacute; una scelta etica. Perch&eacute; significa imboccare una strada molto faticosa e irta di ostacoli per raggiungere il sogno del successo. Una strada solitaria e senza scorciatoie. </font></p><p><font size="2">Di fronte a ragazzi (e allenatori e famigliari di entrambi) che hanno fatto questo tipo di scelte pi&ugrave; che l'istinto di impartir loro lezioni di morale, mi vien da togliermi</font><font size="2">&nbsp;il cappello e ringraziare. E non mi vergogno, quando li vedo in campo, con la maglia azzurra o quella della Fila o della Lotto o altre ancora, di fare il tifo per loro e per i loro sogni.</font><br /></p> ]]></content:encoded>
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<title>Barazzutti: voglio giocatori disponibili sempre</title>
<pubDate>Sun, 8 Mar 2009 19:33:00 +0200</pubDate>
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di Maria Luisa AngioniCorrado Barazzutti apre la conferenza stampa dedicando la vittoria ai 700 lavoratori dell&rsquo;Eurallumina di Portovesme (a rischio licenziamento per il blocco degli impianti de ...
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<content:encoded><![CDATA[ <p><strong><font size="2">di Maria Luisa Angioni</font></strong></p><p><font size="2" /></p><font size="2"><strong>Corrado Barazzutti</strong> apre la conferenza stampa dedicando la vittoria ai 700 lavoratori dell&rsquo;Eurallumina di Portovesme (a rischio licenziamento per il blocco degli impianti dell&rsquo;azienda), &ldquo;perch&eacute; possano mantenere la dignit&agrave; e il diritto al lavoro&rdquo; e commenta la vittoria: &ldquo;I giocatori sono stati bravi e meritano questo successo. Fognini ha seguito i miei consigli ed &egrave; riuscito a concentrarsi, a essere solido e a rimanere dentro la partita. Per me l&rsquo;importante &egrave; che i giocatori lottino, ci provino, soffrano con il cuore e con il carattere. Cos&igrave; si vince la Davis: non &egrave; solo un diritto, un rovescio e un buon fisico&rdquo;. Sul doppio Barazzutti dice: &ldquo;Ci devo lavorare: Potito ha un gioco non classico che pu&ograve; anche non piacere, ma vince tante partite. E&rsquo; una persona di spessore, che potrebbe anche diventare il leader della squadra, ma devono essere i compagni a riconoscerlo come tale&rdquo;. Anche lui commenta il forfait di Seppi: &ldquo;Sono molto dispiaciuto che Andreas non abbia giocato, e all&rsquo;inizio ero anche molto preoccupato. Credo per&ograve; che per reggere i ritmi della Coppa Davis (nb: ieri Starace ha giocato 8 set) si debba essere non sani, ma &ldquo;stra-sani&rdquo;, altrimenti &egrave; difficile arrivare sino in fondo. Non abbiamo mai avuto problemi con i giocatori sul compenso che ricevono per la Davis, in quanto tutti hanno firmato e sono d&rsquo;accordo sulle condizioni economiche (nb: le stesse da 3 anni da quando &egrave; nato il Club Italia). Io convoco i giocatori che al momento ritengo i migliori&rdquo;. Il capitano parla anche del caso Bolelli: &ldquo;Se giocasse sarebbe molto importante per la squadra; ma &egrave; lui che contro la Lettonia non ha voluto giocare. A un gruppo si deve dare sempre la disponibilit&agrave;, non solo nelle partite importanti. Mi auguro che Bolelli ci ripensi e ritorni con noi&rdquo;. <br />Del futuro della Coppa Davis in Italia si parler&agrave;&nbsp; in una conferenza stampa marted&igrave; a Roma.</font> ]]></content:encoded>
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